Berlino, ombre rosse sulla strada della Merkel

L’unica intesa per ora è su un aumento dell’Iva

Salvo Mazzolini

da Berlino

Aveva ragione Schröder quando disse in Parlamento che la sua coalizione non disponeva più di una maggioranza sufficientemente solida e compatta per governare il Paese in un momento difficile e quindi era necessario indire le elezioni anticipate. Ma si sbagliava se pensava che il voto anticipato avrebbe capovolto la situazione e spento quei focolai di dissenso interno che gli impedivano di governare e di portare avanti il suo programma di riforme.
A quasi due mesi dalle elezioni, la Germania è ancora senza governo e la via che dovrebbe portare alla nascita di un nuovo esecutivo appare sempre più irta di ostacoli e incertezze proprio a causa degli stessi motivi che provocarono la dissoluzione della coalizione rossoverde di Schröder: le inquietudini della sinistra socialdemocratica ben decisa a far sentire il suo peso sia negli assetti interni del partito, sia nei negoziati per definire il programma del nuovo governo, la Grosse Koalition che sotto la guida di Angela Merkel dovrebbe riunire i due maggiori partiti, la Cdu (i cristianodemocratici) e la Spd (i socialdemocratici). Il colpo di mano della sinistra, che è riuscita ad imporre la sua candidata alla seconda carica del partito, quella di segretario generale, provocando le dimissioni immediate del numero uno della Spd, Franz Müntefering, è in parte rientrato.
Müntefering, dimessosi perché il suo candidato era stato clamorosamente sconfitto, è stato sostituito a tamburo battente con Matthias Platzeck, capo del governo regionale del Brandeburgo, personaggio gradito a tutte le aree del partito. Quanto alla candidata della sinistra eletta alla carica di segretario generale, Andrea Nahles, sembra orientata a rinunciare per non inasprire ulteriormente le spaccature interne e in cambio della rinuncia verrebbe accontentata con una delle quattro vicepresidenze della Spd. Quindi sul piano formale la nuova crisi della socialdemocrazia, provocata da un'ennesima prova di forza tra destra e sinistra, tra riformatori e massimalisti, è stata risolta. Ma è chiaro che quanto è avvenuto è destinato a rendere ancora più difficili le trattative per la Grosse Koalition.
Esibendo i muscoli, la sinistra socialdemocratica ha dato prova di disporre di un notevole peso che certamente farà sentire quando si affronteranno i punti più cruciali della trattativa con la Cdu: tagli allo Stato sociale, riforma del mercato del lavoro, riorientamento della pressione fiscale. Il primo a trarne le conseguenze è stato Edmund Stoiber, capo della Csu, l'ala bavarese della Cdu, che ha fatto sapere di non essere più interessato ad occupare il posto di ministro dell'Economia nella grande coalizione e quindi non lascerà Monaco per Berlino. Stoiber mirava ad estendere le sue competenze nel futuro governo e il fatto di non avere avuto garanzie sul suo ruolo ha influito sulla decisione di ritirarsi. Ma ha anche influito la prospettiva di entrare a far parte di una coalizione sulla quale pesa una forte ipoteca della sinistra socialdemocratica «In attesa della Grosse Koalition, abbiamo la Grosse Konfusion», scrive Die Welt, quotidiano dell'area di centro, alludendo alle incertezze del quadro politico. Si sa che Stoiber sarà sostituito da Michael Gloss, numero due della Csu, come ministro dell'Economia della grande coalizione (se ci sarà). Ma non si sa quale sarà il ruolo di Müntefering dopo le dimissioni da leader della Spd. In un primo tempo aveva detto di non volere più occupare la poltrona di vice Cancelliere e ministro del Lavoro. Ma sembra che ci abbia ripensato.
Alcuni giornali, con un tocco di pessimismo forse eccessivo, non escludono un fallimento delle trattative e azzardano l'ipotesi di nuove elezioni a marzo. La stessa Merkel ha contribuito ad aumentare l'incertezza. Quando le è stato chiesto di fare delle previsioni, ha risposto: «Per il momento so solo che mi trovo dove mi trovo». Nonostante la confusione continuano però i contatti tra Cdu e Spd. Ieri è stato trovato un accordo per aumentare l'Iva di due punti, dal 16 al 18%. Non proprio una bella notizia per i tedeschi.