Berlino onora il dissidente Ddr sfidando il no dei nostalgici

Polemica politica per concedere la cittadinanza onoraria al poeta Wolf Biermann

da Berlino

Non succede spesso che una coalizione alla guida di un Paese o di una grande città rischi la rottura perché i partiti che la compongono giudicano diversamente l'opera e la figura di un poeta. Eppure è proprio ciò che è successo a Berlino dove ieri dopo un anno di polemiche e litigi il Landtag, il Parlamento della città, ha deciso di conferire la cittadinanza onoraria a Wolf Biermann. Autore di canzoni e ballate, appartenente ad un genere paragonabile a quello del nostro Giorgio Gaber, Biermann è una delle figure più controverse della scena tedesca e i contrasti che hanno accompagnato il conferimento, deciso peraltro non all'unanimità, sono il segno di quanto forti siano ancora oggi le ferite che quattro decenni di divisione tra le due Germanie hanno lasciato nella società tedesca.
Quasi sconosciuto all'estero, anche per la difficoltà linguistica di tradurre i suoi testi, in Germania Biermann è considerato la voce più alta di quel genere dove si fondono musica, poesia e passione politica. Con i suoi versi e la sua chitarra è stato il menestrello che ha dato coraggio e speranza ai movimenti di dissenso nella Germania al di là del Muro e poi alla contestazione anticapitalista nella Germania di Bonn. Un personaggio scomodo con un passato che molti tedeschi, sia a destra che a sinistra, hanno difficoltà a capire. E ancora oggi che la Ddr non c'è più e i movimenti anticapitalisti sono in declino, alcuni lo considerano un traditore e comunque non degno di ricevere un onore che la città di Berlino ha concesso in passato a personaggi come Alexander von Humboldt, Otto von Bismarck e Willy Brandt. La destra non gli perdona la scelta che fece nel 1953 allorché il giovane Biermann, nato nel ’36 ad Amburgo in una famiglia operaia e antinazista (il padre morì ad Auschwitz), lasciò la sua città natale e si trasferì nella Germania comunista compiendo il percorso inverso di molti tedeschi che in quegli anni fuggivano da Est ad Ovest. Per la sinistra postcomunista che ancora oggi non nasconde le sue nostalgie per il passato, Biermann, nonostante la sua scelta a favore di Berlino Est, rimane un avversario perché dopo i primi entusiasmi per la Ddr diventò un oppositore del regime che nel ’76 lo privò della cittadinanza respingendolo nella Germania occidentale.
Una biografia movimentata e sofferta quella di Biermann, che riflette le delusioni e i tormenti vissuti negli anni della divisione da molti tedeschi. Accolto nella Ddr come un eroe, Biermann diventò ben presto un ospite doppiamente sgradito perché le sue canzoni attaccavano il regime ma al tempo stesso auspicavano l'avvento di un comunismo dal volto umano. Una delle sue ballate più note di quel periodo si intitola «Non lasciarti indurire da questi tempi duri» in cui il menestrello passato volontariamente da Ovest ad Est grida tutta la sua delusione per un sistema che ha tradito gli ideali iniziali ma nei quali Biermann continua a credere. In seguito al successo di questa ballata il regime gli vietò di esibirsi in pubblico e lo obbligò a vivere praticamente prigioniero nel suo appartamento nella Chaussee strasse, a pochi passi dal Muro. Dopo undici anni di reclusione, gli fu concesso il visto per un viaggio nella Germania di Bonn. Fu una trappola, perché durante la sua permanenza ad Ovest il regime lo privò della cittadinanza vietando il ritorno a Berlino Est. Era il 1976. Sono passati trent'anni ed oggi Biermann si considera metà vincitore e metà perdente.