Berlino, il presidente nega la grazia a due brigatisti storici della Raf

Respinte le richieste di Hogefeld e Klar, leader degli anni di piombo: poco convincente il loro pentimento

da Berlino

Dagli anni di piombo tedeschi sono passati trent’anni e in Germania è forte la voglia di chiudere quel tremendo capitolo con un atto di clemenza verso i terroristi ancora in carcere. Ma solo a determinate condizioni: chi uccise e scelse la violenza come metodo di lotta politica deve dare segni convincenti che ha ripudiato le idee di un tempo e l'atto di clemenza deve avere il consenso dei familiari delle vittime. Due condizioni irrinunciabili sulle quali lo Stato non intende transigere.
E se ne è avuta una prova ieri con la decisione del presidente della Repubblica Horst Köhler di respingere, dopo un lungo esame, la domanda di grazia presentata da Christian Klar, in carcere da ventiquattro anni, uno dei personaggi più tristemente famosi della Raf, la Rote Armee Fraktion, le Brigate rosse tedesche. Il rifiuto della grazia è stato reso noto con un comunicato di poche righe in cui non si entra nel merito dei motivi che hanno ispirato la decisione del capo dello Stato. Si sa, però, che i familiari delle tante vittime di Klar avevano segnalato la loro disponibilità al perdono subordinato però al pentimento. È molto probabile quindi che proprio questa condizione, il rifiuto della lotta armata, sia mancata o che non sia stata ritenuta sufficentemente sincera e convincente da Köhler che venerdì scorso ha voluto incontrare personalmente il terrorista per accertare se e fino a che punto Klar aveva preso le distanze dalle azioni di un tempo.
Due erano le domande di grazia sul tavolo del presidente della Repubblica. Oltre a Klar, anche Birgit Hogefeld, altra figura di rilievo della Raf, chiedeva la grazia dopo diciannove anni di detenzione. Ma delle due domande, entrambe respinte, era quella di Klar che poneva gli interrogativi più inquietanti trattandosi di un personaggio che ha legato il proprio nome ai momenti più bui degli anni di piombo. L'uccisione del procuratore generale della Repubblica Siegfried Buback, del numero uno della Dresdner Bank Jürgen Ponto, il rapimento e l'assassinio dopo 45 giorni di detenzione in una «prigione del popolo» del presidente della Confindustria Hanns Martin Schleyer. Tutti delitti compiuti nel ’77, l'anno che segnò il culmine dell'ondata terroristica. Nel ’83 Klar fu arrestato e condannato a sei ergastoli. Ma la legge tedesca è generosa e prevede che chiunque, indipendentemente dalla pena, sia rimesso in libertà dopo 26 anni di carcere. Ciò significa che tra due anni Klar uscirà di prigione.
L’atto di clemenza avrebbe quindi avuto un valore prevalentemente simbolico che tuttavia lo Stato ha ritenuto di non concedere preferendo la fermezza sui criteri irrinunciabili. Ad eccezione dei verdi e della estrema sinistra che parlano di occasione mancata, tutte le forze politiche hanno parole di elogio per la decisione del presidente della Repubblica.