Berlino snobba l’Italia e si affida ai film «scacciapensieri»

Berlino La Berlinale è orfana di film italiani per la prima volta dal 1999. È infatti la commedia romantica My One and Only di Richard Loncraine l’ultimo film annunciato nel cartellone della sezione «Concorso» del Festival di Berlino che si svolgerà dal 5 al 15 febbraio, come riportato dal portale Cinematografo.it. Sceneggiato da Charlie Peters e ispirato ai ricordi d’infanzia dell’attore George Hamilton, il film è interpretato da Kevin Bacon e Renée Zellweger. Per le altre sezioni, invece, annunciati in «Special» l’inglese An Education di Lone Scherfig, con Carey Mulligan, Peter Sarsgaard e Dominique Cooper e il documentario Usa It Might Get Loud di Davis Guggenheim.
A rappresentare l’Italia alla cinquantanovesima edizione della Berlinale sarà dunque soltanto il nuovo lavoro di Ermanno Olmi, il documentario-inchiesta Terra Madre che racconta il mondo dell’agricoltura e delle biodiversità e si collega all’omonimo incontro internazionale organizzato nel 2006 a Torino al Salone del gusto dello Slow Food e che verrà proiettato al festival in prima mondiale il 6 febbraio. «In Germania ci detestano e i produttori italiani ormai tendono a non mandare più i loro film a Berlino». Questa la spiegazione del presidente dei produttori dell’Anica e presidente di Cattleya, Riccardo Tozzi, che aggiunge che non è colpa del Festival «ma del clima che si respira in Germania dove l’accoglienza della stampa verso i nostri film è sempre tra il freddo e il sarcastico».
Assenza dell’Italia dal concorso a parte, la novità dell’edizione 2009 della Berlinale è l’attenzione alla crisi economica. Secondo il direttore del festival, Dieter Kosslick, i cinefili vogliono sottrarsi anche solo per poco alla difficile congiuntura, e la rassegna tedesca risponde alla loro esigenza con commedie, film d’avventura e pellicole a lieto fine. «Un sacco di gente va al cinema per evadere - ha detto Kosslick ad alcuni giornalisti -. È lo stesso tipo di comportamento da fuggitivi che c’era dopo la Seconda guerra mondiale. La gente è lieta di rifugiarsi in un cinema buio due ore per dimenticare i suoi problemi. Il cinema è una gran cosa in tempi come questi».
Ma se si scorre il programma della rassegna ci si accorge che i film «difficili» non mancano. Il Medio Oriente, per esempio, è al centro di due film scelti nella sezione «Forum»: Rachel, il documentario della regista araba-israeliana Simone Bitton dedicato a un’attivista americana morta a Gaza nel 2003; e The One Man Village di Simon El-Habre, la storia di un paesino di montagna trasformato in una città fantasma dalla guerra civile libanese. Né è «leggero» il film che segna il ritorno sul grande schermo di Isabelle Adjani dopo sei anni: si intitola Skirt Day e racconta di un’insegnante di lettere di una scuola media della periferia parigina che perde il controllo e, armata di pistola, tiene i suoi alunni in ostaggio.