Berlusconi: "Dal '94 le nostre parole sono ancora valide"

Quarantamila persone al Castello Sforzesco per il discorso del premier di chiusura della seconda Festa Nazionale della Libertà. Berlusconi a 360 gradi: rivendica i successi dell'esecutivo, parla di magistratura, opposizione e futuro della legislatura. Poi un richiamo allo spirito del 1994

Milano - Berlusconi propheta in patria. Quarantamila persone da tutt'Italia per ascoltarlo nella sua Milano. Scardina anche questo motto latino, Silvio Berlusconi. Atterra alla seconda festa della Libertà, al castello Sforzesco, mentre tra la folla un suo simulacro sta già parlando. Alle quattro precise il padrone di casa Ignazio La Russa cede la parola ai maxi schermi. Un'antologia di ricordi scalda i cuori dei supporters del Pdl: i discorsi più importanti, i momenti decisivi e poi, alla fine, un lungo videomessaggio del 1993, quello storico della discesa in campo. 

"Rispettare la parola data e realizzare il programma" Qualcuno si parla all'orecchio e ricorda la nascita di Forza Italia. Qualcuno, che nel 1994 probabilmente era appena nato, continua a mulinare le bandiere bianche e azzurre nel cielo. Come fosse allo stadio o a un concerto rock. Poi arriva Berusconi, la folla deflagra in un'ovazione e i cori da stadio hanno la meglio per qualche istante anche sulle sue parole. Inzia lo show: il Cavaliere parte dal video: "L'ho sentito prima di salire sul palco, mi sono emozionato. A distanza di 16 anni è ancora attuale, non cambierei neppure una parola". Poi, a ruota libera, parla di tutto: magistratura, futuro della legislatura, ricostruzione in Abruzzo, rifiuti a Napoli ("Hanno un nome e un cognome: Rosa Russo Jervolino"), P3, stampa e opposizione. Un dialogo col suo popolo, tra ricordi, prospettive future e battute: "La sinistra mi mette in difficoltà, dice sempre che dovrei andare a casa. Mi mette in imbarazzo, ne ho venti di case e non saprei in quale andare". Poi assicura: "Andremo avanti, la nostra moralità rispettare la parola data e realizzare il programma. Sono sicuro che gli amici che hanno deciso di fondare un partito, saranno con noi". 

Il discorso della discesa in campo Parla alla testa, al cuore e alla pancia, in un rimando continuo. Una signora dal pubblico gli chiede di bissare la storiella che ha spopolato in questi giorni sul web, lui ride e poi scherza: "E' solo una battuta, ma non posso più farla sennò Gianni Letta mi sgrida". Poi torna al cuore: recuperare lo spirito del 1994 è la missione del discorso alla festa di Milano, dopo le frizioni che hanno lacerato il Pdl hanno tutti bisogno di quello. E il Cavaliere, per la sua gente, è benzina per lo spirito. Poco prima di chiudere tira fuori dalla tasca un foglio e legge uno dei suoi primi messaggi agli italiani: libertà, democrazia, speranza e futuro le parole chiave. E in platea è un'ovazione. Come sedici anni fa. Sulle note di Meno male che Silvio c'è, colonna sonora onnipresente, Berlusconi scompare dietro le quinte. Il suo popolo rimane ancora lì, ad acclamarlo.