Berlusconi, affondo su Visco Poi difende D'Alema: "Veleni"

Il Cavaliere: "La via maestra è il voto anticipato, ma non ci opporremo a un governo di transizione. Dopo i ballottaggi andrò da Napolitano". Poi sul ministro degli Esteri: "Sono assolutamente contrario agli attacchi personali"

Oristano - Rilancia la possibilità di un «governo di transizione» e allo stesso tempo ribadisce che se a Oristano l'Udc può sostenere il candidato sindaco di centrosinistra («una cosa comunque vergognosa»), a livello nazionale «non potrebbe mai schierarsi dall'altra parte perché sarebbe contro la sua storia». Dalla Sardegna, dunque, Silvio Berlusconi ribadisce la linea degli ultimi giorni, ritorna su quell'idea di salire al Quirinale e mettere nero su bianco - e a futura memoria - la sua richiesta di elezioni anticipate, una tentazione che accarezza dalle ore successive al voto amministrativo, e butta lì la possibilità di un vertice della Casa delle libertà che Pier Ferdinando Casini si affretta a rispedire al mittente.

Tra l'arrivo a Oristano e il bagno di folla in piazza Eleonora D'Arborea, piena ben oltre la chiesa di San Francesco, il Cavaliere prova dunque a riproporsi come possibile interlocutore di una maggioranza che sembra sempre più in difficoltà. E seppure ci tiene a dire che «l'alternativa alle elezioni subito è un nuovo governo guidato da una personalità del centrosinistra» che abbia come obiettivo quello di «andare al voto in tempi chiari», la sua non può non suonare come una velata apertura. Seguita non a caso dal tentativo di rilanciare un vertice della Casa delle libertà (un'idea che butta lì il leghista Roberto Calderoli e che incassa subito il «no» del segretario centrista Lorenzo Cesa) e dalla linea netta che decide di tracciare sulla questione leadership. «Una cosa sulla quale vi prego di non farmi più domande - dice ai cronisti all'Hotel Mistral 2 - perché la leadership è solo di chi ha i voti». Insomma, nel centrodestra è sua e di nessun altro. Ma non per questo il Cavaliere è intenzionato ad andare avanti da solo, tanto che sulla questione Quirinale («ci andremo dopo i ballottaggi») si è già confrontato con Umberto Bossi e Gianfranco Fini mentre nei prossimi giorni vorrebbe sentire cosa ne pensa anche Casini (che però ieri sera ha già fatto sapere di essere contrario).

Così, se la «via maestra è quella delle elezioni anticipate» di certo «non saremo noi a impedire il percorso verso un diverso governo di transizione». Perché, dice, l'obiettivo è «mandare a casa Prodi». Il Cavaliere torna pure sulla questione brogli, forte del fatto che «nei prossimi giorni uscirà un libro scritto da persone di sinistra (l'editorialista della Stampa Luca Ricolfi, ndr) che porterà alla necessità di ricontare le schede». E seppure è durissimo nell'attaccare la maggioranza sull'affaire Visco e sul voto del Senato di mercoledì sera, altrettanto è disponibile al dialogo quando decide di prendere le difese di Massimo D'Alema. Nella hall dell'albergo a Oristano, prima di mettersi in macchina destinazione Selargius per un altro incontro elettorale a tarda sera, l'ex premier è categorico. «Noi - dice - siamo assolutamente contrari ad attacchi personali contro i protagonisti della politica. E siamo soprattutto ostili ai veleni e a tutto ciò che può inquinare l'ordinato svolgimento della dialettica politica». Con una chiosa: «Credete a chi ne ha esperienza...». Insomma, «a D'Alema faccio tanti auguri che questa cosa possa finire, come immagino, nel nulla». Resta categorico, invece, sul caso Visco. «Quello celebrato mercoledì in Senato - dice - è stato l'ultimo atto vergognoso di un governo che non rispetta l'autonomia dei corpi militari. Che devono essere al servizio dello Stato e non al servizio del governo in carica. Io non mi sono mai sognato che polizia, carabinieri, Guardia di finanza e esercito potessero essere al servizio della mia maggioranza». Ma, aggiunge, «il tempo sarà galantuomo». Come a dire, «se non cadono domani succederà dopodomani». Magari sulla Finanziaria che, spiega, «per noi potrebbe essere l'opportunità giusta». Anche perché, dice, «il popolo è con noi mentre a loro è rimasto solo il Palazzo».

Il resto è il lungo comizio a sostegno del candidato sindaco Angela Nonnis. Che, dice, «ha le palle». Poi, grandi elogi per Eleonora D'Arborea, che dà il nome alla piazza dove il Cavaliere parla per oltre un'ora. «Era il 1.400 e fu il primo legislatore donna», racconta. «Anche lei con le palle, ve lo dice uno che se ne intende. Ne ho una a casa che quando arrivo non mi dà tregua». E scherza: «Però bisogna sempre avere l'orgoglio maschile, non possiamo mica farci mettere sotto».