Berlusconi: "Afghanistan? Il nostro sì non è scontato"

Sulla nuova crisi fra Washington e Roma per la liberazione di cinque capi talebani, interviene il leader della Cdl che attacca il governo: &quot;Ancora da decidere se al Senato sosterremo il rifinanziamento della missione&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=166065">Irak, la Camera Usa sfida Bush: via le truppe entro settembre 2008</a></strong>

Roma - "Stiamo riflettendo: non c'è nulla di scontato": lo afferma il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, rispondendo ai cronisti - al termine delle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario dei Trattati di Roma - che gli chiedono se il suo partito voterà in Senato a favore del rifinanziamento delle missioni militari all'estero. "Nulla di scontato perché la situazione - ha proseguito l'ex premier - è profondamente mutata, rispetto a qualche tempo fa. Avevamo dato garanzie per il nostro voto, oggi stiamo riflettendo sul fatto che c'è una politica estera che ci pare in assoluta discontinuità rispetto al passato". (Forza Italia: "La politica di Prodi è opposta a quella della Nato").

Il Cavaliere ha toccato, sia pure con poche parole, anche il delicato tema delle riforme, "Per adesso stanno facendo solo controriforme, stanno andando nella direzione opposta". Così il leader di Forza Italia ha espresso il suo parere circa l'atteggiamento del centrosinistra sul dialogo per la modifica della legge elettorale e l'eventuale riforma della Costituzione.

Il capo dello Stato: "Nessuna frattura tra Europa e Usa" "Non credo che si possa parlare di una grave frattura o incomprensione fra l'Europa e gli Stati Uniti d'America. Non lo credo". È quanto tiene a ribadire il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, intervistato in diretta tv dal Quirinale dal direttore del Tg1 Gianni Riotta. Spiega infatti il Capo dello Stato: "Sono convinto che gli Usa hanno interesse a che l'Unione Europea si assuma le sue responsabilità, anche sulle grandi questioni della pace, della sicurezza, della lotta al terrorismo".

Il Cavaliere a colloquio con Fassino È durato almeno una ventina di minuti il colloquio al Senato tra Berlusconi e Fassino. I due leader hanno parlato, sfogliando una cartellina con dei numeri e dei grafici, mentre nell'Aula del Senato i presidenti dei Parlamenti d'Europa intervenivano nella celebrazione die 50 anni dei Trattati di Roma. Berlusconi e Fassino hanno probabilmente anche commentato i dati di un sondaggio che Berlusconi aveva con sé. "Berlusconi e Romano Prodi: la fiducia. Gennaio-marzo 2007", si leggeva dalle tribune stampa nell'intestazione di uno dei fogli. E nella copertina, scritto, in grande, "Osservatorio". Le pagine scorrono, si vedono dei grafici che Berlusconi indica mentre Fassino ora annuisce ora scuote la testa. Berlusconi era arrivato in ritardo alla cerimonia.

Confronto sulla legge elettorale Fassino e Berlusconi avrebbero parlato anche di legge elettorale. Lo si deduce dagli appunti presi dall'ex premier, immortalati con il teleobiettivo dai fotografi appostati in tribuna stampa, dopo che Fassino lascia l'Aula. In testa ad un foglio Berlusconi scrive "Fassino". E quindi tre paragrafi: "maggioranza nazionale", "no a preferenze", "sì a sbarramento". Probabilmente i punti su cui i due hanno discusso.
Ha trovato posto al banco delle commissioni dove c'erano già seduti Massimo D'Alema e il leader dei Ds. Con il ministro degli Esteri l'ex premier scambia solo un saluto quando D'Alema lascia l'Aula. Con Fassino, invece, è un'altra cosa: al tavolo restano solo loro due, si avvicinano e cominciano a parlare, sotto lo sguardo incuriosito dei cronisti e dei fotografi. Quando Berlusconi lascia l'Aula, i cronisti cercano di farsi raccontare il colloquio ma è inutile. "Non ho niente da dire", risponde l'ex premier uscendo da Palazzo Madama.

Bagno di folla all'uscita da palazzo Madama Il leader azzurro lascia il Senato e viene circondato da una folla di un centinaio di giovani armati di macchine fotografiche digitali e telefoni cellulari che lo invocano: "Dai Silvio, Forza Silvio". All'inizio la scorta tenta di tenerli lontani, orientando il leader verso l'automobile parcheggiata a circa duecento metri di distanza, ma è lo stesso ex premier a far marcia indietro. Sorrisi e strette di mano ai ragazzi, mentre anche dall'alto dei pullman turistici a due piani risuonano slogan di incoraggiamento al Cavaliere, che intanto sfodera gli appunti contenenti gli immancabili sondaggi favorevoli per gli azzurri e negativi per il governo Prodi. Ci scherza sopra, nel folto dei fan che lo assediano e non sanno che sono gli stessi che, sembra, aveva mostrato poco prima in aula al leader diessino Piero Fassino, vicino al quale era seduto e con il quale aveva intrattenuto un discreto anche se intermittente colloquio.

Il Cavaliere: "Rifiutai un 30 in diritto costituzionale" Prima di lasciare il Senato il Cavaliere si è soffermato nell'emiciclo di palazzo Madama e ha racconta che, quando era studente universitario di Giurisprudenza, era talmente convinto delle sue capacità da "rifiutare" anche "un 30 in diritto costituzionale". È uno dei racconti che il leader della Cdl ha fatto intrattenendosi per circa mezz'ora, al termine della cerimonia per il cinquantesimo anniversario dei Trattati di Roma, con un gruppo di studenti invitati al Senato. Mezz'ora di buon umore per Berlusconi, trascorsa raccontando aneddoti e barzellette e firmando con dedica gli opuscoli redatti per l'occasione dal Senato della Repubblica.