Berlusconi: Ahmadinejad è come Hitler

nostro inviato a Gerusalemme

L’appuntamento chiave è quello di questa mattina quando Berlusconi parlerà davanti alla Knesset, un onore riservato solo a Bush, Sarkozy e Merkel e una prima assoluta per un presidente del Consiglio italiano. Ma per molti versi è quella di ieri la giornata chiave della tre giorni del Cavaliere in Israele. Non tanto per i numerosi bilaterali che coinvolgono la folta pattuglia di ministri italiani presenti (Frattini, Scajola, Sacconi, Ronchi, Matteoli, Prestigiacomo e Fazio), quanto per la netta ed inequivocabile presa di posizione del premier italiano contro Teheran. Frutto della convinzione che la corsa al riarmo di Ahmadinejad abbia ormai trasceso i limiti del lecito, ma pure di un asse di ferro tra Roma e Gerusalemme che delega esplicitamente a Berlusconi una sorta di ruolo di «ambasciatore» nel mondo delle ragioni di Israele.
Un'investitura pubblica quella di Netanyahu. Perché, dice il primo ministro israeliano, Berlusconi «ha il compito più importante sul fonte internazionale», che è quello di «reclutare un fronte più ampio possibile» contro Teheran. Un lavoro che il Cavaliere ha già in parte iniziato a fare, soprattutto sul delicato fronte russo: Israele, infatti, vorrebbe un coinvolgimento attivo di Mosca nel caso in cui l'escalation continuasse e gli ottimi rapporti tra Berlusconi e Russia non sono certo un mistero. «Con Putin - spiega il premier - ne ho già parlato e ho messo al corrente Netanyahu dei colloqui e delle rassicurazioni che mi ha dato. La Russia è consapevole del pericolo che arriva dall'Iran». E che si appresta a fare in Europa, visto che presto chiederà «un colloquio con il ministro degli Esteri dell'Ue per sottoporgli la nostra visione della crisi in Medio Oriente». Un’Europa, aggiunge Berlusconi, che «alcuni mesi fa è entrata in un momento di stasi» in attesa della nomina della Ashton.
La diplomazia italiana - e lo confermano anche le parole di Frattini - si impegna dunque a sostenere Israele su tutti i fronti e prende decisamente le distanze dall'Iran. Al punto che, pur senza nominarlo, il Cavaliere arriva a paragonare Ahmadinejad a Hitler. «Il problema della sicurezza - dice al momento della firma degli accordi bilaterali - è fondamentale per Israele. Ora ancora di più perché c'è uno Stato che prepara l'atomica per usarla contro qualcuno. Uno Stato che ha una guida che ricorda personaggi nefasti del passato». Per questo «dobbiamo vigilare», perché «abbiamo già avuto un pazzo simile nella Storia». La posizione dell'Italia, insomma, non lascia spazio ad alcuna interpretazione. Perché, insiste Berlusconi, il «progetto annunciato dall'Iran» che potrebbe «sfociare in un'arma nucleare, è qualcosa che tutti gli Stati del mondo devono considerare con grande attenzione» e «farò di tutto per far sì che non ci sia indifferenza» e che questo si «traduca in azioni forti» che servano a fermare questa escalation. Non solo, perché il Cavaliere è convinto sia «nostro dovere sostenere e aiutare l'opposizione» in Iran. Con l'auspicio che si trovi al più presto una soluzione che impedisca di «arrivare a uno scontro armato che nessuno vuole».
In questa ottica, dunque, l'Italia è pronta a ridurre al minimo le relazioni commerciali con Teheran, proprio sulla scia di quelle sanzioni commerciali su cui molto preme Israele. Relazioni, spiega Frattini, che «sono già in decrescita». E che, aggiunge Sacconi, «sono destinate a ridursi sempre di più». Dal 2007, spiega Berlusconi, l'Italia «ha tolto il supporto del governo alle aziende italiane che operano in Iran» e «oggi è presente solo l'Eni, che ha un contratto che deve rispettare ma che comunque ha già disdetto lo sviluppo della terza fase di attività di un giacimento petrolifero». L'amministratore delegato di Eni Scaroni sarà presto a Gerusalemme per parlarne con il premier israeliano, ma intanto «l'interscambio commerciale con l'Iran è diminuito di un terzo dal 2007 e continuerà a calare».
Nei suoi colloqui con Netanyahu, poi, il Cavaliere promette di spendersi in prima persona per diffondere le «buone ragioni» di Gerusalemme. «Sono pronto a scendere in campo al fianco di Israele», dice. A iniziare da oggi, quando a Betlemme incontrerà il leader dell'Autorità palestinese Abu Mazen. «C'è - spiega - la necessità di un accordo con la Palestina. Da tempo abbiamo preparato un piano Marshall e proposto Erice come sede dei negoziati. Sarò portatore della volontà di Israele di riprendere i negoziati». «Abbiamo la voglia e anche il modo - chiosa Netanyahu - per arrivare alla pace».