Da Berlusconi ai poliziotti Negli slogan trionfa l’insulto

«Berlusconi, Bossi e Fini, farete la fine di Mussolini» e «Morte ai fascisti qui e in Palestina»: questo il tono generale degli slogan intonati dalle persone che ieri pomeriggio hanno partecipato alla manifestazione che ha invaso le strade del centro storico. Il corteo appariva, agli occhi dei malcapitati passanti che hanno scelto di passeggiare per corso di Porta Ticinese o per via Torino, come un colorato marasma di cartelloni, bandiere e striscioni, i supporti mobili del dissenso dei giovani dei centri sociali di tutta Italia. Alcuni erano dei semplici lenzuoli bianchi sui quali una mano indecisa ha scritto con una bomboletta spray, altri erano più elaborati, recando disegni e loghi, altri ancora erano così grossi da ricoprire l’intero cassone di un camion. Benché un nutrito numero di striscioni recava la scritta «Libere Tutti», il tema principale della manifestazione, sulla maggior parte di essi erano vergati motti e slogan di protesta che abbracciavano tutta la gamma dei temi cari alla sinistra radicale, spesso senza alcun riferimento alle 25 persone detenute nel carcere di San Vittore per le quali il corteo è stato organizzato: «Precari immigranti, antifascisti militanti», «Difendere i valori della Resistenza», «Contro il lavoro salariato sciopero selvaggio autorganizzato» o ancora «Realtà deformata, ingiustizia assicurata». Ancor più aggressivi i cori urlati dai manifestanti. Se fortunatamente non è stato declamato il famigerato «10, 100, 1000 Nassiriya» - è comparsa però una scritta - molti degli slogan gridati hanno attaccato violentemente istituzioni e forze dell’ordine: «Devastatore, saccheggiatore ed ecoterrorista è lo Stato», e «Fuori i compagni dalle galere, dentro la Digos e le camicie nere». Un coro non ha però avuto fortuna, e chi lo ha lanciato non ha avuto la gratificazione di sentire i compagni di corteo rispondere: «Contro il fascismo, lotta di classe, vincono le masse». Ma come si fa a intonare uno slogan così fuori metrica?