Berlusconi: aiuto Veltroni a liberarsi dalla sinistra

L’ex premier spiega la sintonia con il leader del Pd ma ribadisce: "Se
Prodi cade, subito al voto. No a governi istituzionali, neanche con Letta premier". L’incontro con Blair ad Arcore e la
telefonata a Fini, di nuovo papà.

Roma - Sono uniti da un’aspirazione comune: cancellare l’attuale bipolarismo imperfetto e procedere a una semplificazione del sistema politico. Un asse preferenziale, quello tra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni, a cui il numero uno di Forza Italia non vuole affatto rinunciare, come conferma in un’intervista al sito affaritaliani.it. Contemporaneamente un lieto evento - la nascita della secondogenita di Gianfranco Fini - realizza un piccolo miracolo: torna a far parlare direttamente i leader di Forza Italia e di An. Berlusconi, infatti, telefona al numero uno di Via della Scrofa per congratularsi e felicitarsi per l’arrivo di Maria Carolina. Un colloquio che fonti parlamentari definiscono «cordiale e affettuoso» e corredano con l’auspicio che una comunicazione più diretta tra i due protagonisti del centrodestra contribuisca a spazzare via le nubi delle ultime settimane.

L’attenzione del Cavaliere, però, continua a essere puntata sullo spariglio del quadro politico avvenuto con il summit di venerdì scorso con il segretario del Partito democratico. «Tra me e Veltroni c’è coincidenza di obiettivi, ma se cade Prodi si deve andare al voto». Berlusconi - che ieri a Villa San Martino ha anche incontrato Tony Blair, di passaggio in Italia - evita di dare giudizi sul vertice di domenica del Pd. Ma spiega volentieri il comune sentire che sembra legarlo al sindaco di Roma: «Veltroni ha interesse ad affrancarsi dall’abbraccio mortale dell’estrema sinistra. Sicché il suo Pd pareggia il conto con il blocco liberale del nostro Popolo della libertà. Entrambi vogliamo un bipolarismo vero, libero da veti e ricatti, con un forte partito da una parte e un forte partito dall’altra».

Alla domanda se veda possibile un governo istituzionale, il leader di Fi risponde un secco no. «Se cade Prodi la strada maestra è una sola: il voto». No, quindi, anche a Gianni Letta premier: «È persona stimata da tutti. Ma non è una questione di persone». Non c’è accordo, invece, sulla richiesta di fare la legge elettorale e poi andare al voto: «Veltroni vuole, prima di andare al voto, non solo la riforma elettorale ma anche le riforme istituzionali e dei regolamenti parlamentari». Quindi riforme nel 2008 e voto nel 2009? «Su questo - replica Berlusconi - non ci siamo accordati».