Berlusconi: «Alitalia sarà italiana e in utile»

da Milano

Ieri, sulla vicenda Alitalia, una dichiarazione, per il suo peso politico, si è levata su tutte: il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha ribadito quello che sostiene fin dalla campagna elettorale, quando la strada verso Air France sembrava già imboccata. Ha detto Berlusconi: «Stiamo lavorando affinché Alitalia possa tornare a essere competitiva: una soluzione che ci consenta di continuare ad avere una compagnia di bandiera solida, che non faccia perdite ma utili». Una semplice «ricognizione», ma importante visto che gli strumenti per raggiungere l’obiettivo non sono ancora noti. L’ex ministro dell’Industria, Pierluigi Bersani, dall’opposizione ha commentato: «La verità è che nessuno ormai sa più che pesci prendere e come salvare la faccia».
Che il risanamento di Alitalia passi anche da un’amministrazione straordinaria basata su nuove regole, ormai è un fatto assodato. Anche ieri il ministro dello Sviluppo ecoinomico, Claudio Scajola, vi ha fatto riferimento, mostrando la disponibilità del governo a intervenire con delle modifiche alla legge Marzano per le grandi aziende in crisi. Proprio questo sarà uno dei cardini della vicenda, e si sa che esistono intensi contatti, su questo tema, tra ministero e manager di Intesa Sanpaolo, l’advisor di Alitalia. Visto che non sembra esserci alternativa alla suddivisione in «good» e «bad» company, il problema è come ritagliare il perimetro delle due entità; la seconda - nella quale convergeranno le attività non economiche - potrebbe essere affidata a un commissario, che avrebbe a quel punto mano libera di licenziare. Le modifiche alla Marzano, integrata con la legge Prodi - che nel caso di Alitalia sarebbe più adatta ed efficace - intenderebbero mantenere tutto il potere in mano politica, senza «interferenze» di tribunali fallimentari (come invece oggi nella Prodi). Sarà il ministro, e cioè il potere politico, a nominare e a essere il referente del commissario. Nel momento in cui il governo avrà approvato le nuove norme, e una volta nominato il commissario, i sindacati difficilmente potranno farsi scudo contro le migliaia di (indispensabili) tagli all’occupazione.
Il lavoro di Intesa continua. Prenderà tutto il periodo previsto dall’incarico, 60 giorni dal 10 giugno, che è la data della firma definitiva all’incarico di advisor. Ieri Corrado Passera ha ripetuto: «È un progetto molto impegnativo e dobbiamo fare di tutto per trovare una soluzione». Da Bruxelles, pochi giorni fa, aveva già annunciato: non ci tiriamo indietro, non gettiamo la spugna. Tutto questo lascia intendere che il progetto va avanti, che ci sarà un piano di ristrutturazione basato sull’accorpamento con Air One, e che alcuni industriali si renderanno disponibili a sponsorizzare, più col proprio nome che con i propri soldi, l’ardita operazione.
Un altro elemento di cronaca arriva da Bruxelles, dove è giunta la risposta delle autorità italiane all’apertura dell’indagine sul prestito ponte decisa dalla Commissione europea, che risale all’11 giugno. Dopo la sua pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell’Ue, «le società concorrenti e le altre parti interessate - ricorda una nota del commissario ai Trasporti, Antonio Tajani - avranno un mese di tempo, che su richiesta potrà essere prolungato tenendo conto della pausa estiva, per far pervenire le loro prime osservazioni». Tempi lunghi e forse inutili: perché il prestito da 300 milioni andrà restituito entro il 31 dicembre.