Berlusconi: "Alitalia è una scommessa vinta"

Il premier: &quot;Col nostro piano resterà italiana. Sacrifici ma non per gli azionisti. E nessuno sarà licenziato&quot;. I numeri: <strong><a href="/a.pic1?ID=286454">12 mila dipendenti e 136 aerei</a></strong>. E per chi è in <strong><a href="/a.pic1?ID=286456">esubero sette anni di aiuti</a></strong>. Air France conferma <a href="/a.pic1?ID=286459"><strong>l'interesse per una quota di minoranza</strong></a>

Roma - L’Alitalia resterà italiana. Silvio Berlusconi scende nella sala stampa di Palazzo Chigi qualche minuto dopo le sette di sera. E si capisce subito che è soddisfatto: missione compiuta. La soluzione individuata per Alitalia, e favorita dalle scelte del consiglio dei ministri, gli permette di rispettare un altro degli impegni assunti in campagna elettorale.

Per questo marca subito la differenza con Romano Prodi. «Loro - dice - volevano svendere la nostra compagnia di bandiera ad Air France; vale a dire, a una compagnia di un Paese che ci fa concorrenza nel turismo. Ora, invece, il governo di Alitalia resterà nelle mani degli italiani. Eventuali partner internazionali entreranno nell’azionariato solo come soci di minoranza».

Come a dire, loro la volevano cedere (usa più volte il termine «svendere») ai francesi. Noi, invece, non solo abbiamo messo in piedi una cordata di imprenditori italiani («fra lo scetticismo di molti», ricorda il premier), ma se i francesi vorranno entrare, saranno solo soci di minoranza. Un risultato favorito - spiega il premier - dall’impegno «di una grande banca, una delle prime dieci del mondo», ma anche dal governo; che ha impedito il fallimento della compagnia. «L’unica alternativa al piano, infatti, era il fallimento».
Un piano - riconosce - che non sarà indolore. «Ci sarà un ridimensionamento del personale, ma sarà inferiore a quello previsto con il Piano di svendita all’Air France». E assicura che «il personale dell’Alitalia non sarà abbandonato, così come non saranno abbandonati i piccoli azionisti». Il consiglio dei ministri approva un decreto che prevede l’indennizzo utilizzando i «fondi dormienti» presso le banche.

E chiude il capitolo Alitalia giudicando «un buon passo in avanti il risultato raggiunto. Anche perché - commenta - il problema dell’Alitalia che abbiamo ereditato dal precedente governo ci angustiava non poco. Questa è un’altra scommessa vinta».
Ma la prima apparizione di Berlusconi in sala stampa dopo la pausa estiva, gli offre anche l’opportunità di fare un rapido bilancio dei risultati ottenuti dal governo (in materia di sicurezza e conti pubblici) e accennare un’agenda dei prossimi impegni. Senza dimenticare la crisi dei rifiuti a Napoli. I lavori per il termovalorizzatore di Acerra continuano e vanno avanti. «Non si tornerà più indietro». Mai più come prima.

In cima a tutti mette il «problema prezzi». «Pensiamo di poter far bene». Soprattutto - spiega - per colmare il differenziale tra ciò che incassa il produttore di generi alimentari e il prezzo finale. In altre parole, accorciare la filiera agroalimentare.

Poi ricorda che il governo è impegnato a varare tre riforme nei prossimi mesi: federalismo, giustizia e legge elettorale europea.
Su quest’ultimo punto sottolinea come lo schema che ha in mente sia quello di far crescere i parlamentari italiani presenti nelle due grandi famiglie europee: socialisti e popolari. Con l’obiettivo - dice - di «far diventare il Partito dei popoli europei il primo partito a livello Ue». Una formula che, implicitamente, porterebbe ad alzare la soglia di sbarramento; così da concentrare i flussi elettorali verso gli schieramenti più grandi.

Lo statement del presidente del Consiglio era previsto alle 18.45. In realtà, inizia poco oltre le 19. A determinare il ritardo è stata una lunga telefonata (50 minuti) tra Berlusconi e Angela Merkel. Al centro del colloquio, la crisi nel Caucaso.

«Nel mondo siamo tornati indietro di diversi anni. A prima di Pratica di Mare. In quel vertice riuscimmo a far diventare la Russia una potenza occidentale e non orientale. Ora siamo tornati indietro. Mi sto adoperando per risolvere la crisi. Sto lavorando - spiega - per arrivare al Consiglio europeo straordinario di lunedì con soluzioni già tranquille sul tavolo. Mi sto adoperando - prosegue - perché questa crisi venga risolta e non lasci tracce: non c’è nulla di peggio che un Occidente diviso. Sono abbastanza convinto che si possa arrivare a una soluzione di buon senso».

Prima del Consiglio europeo straordinario, però, Berlusconi sarà chiamato a una missione a Tripoli, per un vertice con Gheddafi che dovrebbe chiudere il contenzioso con la Libia.