Berlusconi all’Unione: "Questo clima è frutto dell’odio contro di me"

Il Cavaliere confida ai suoi: non dimentico che nel 2001 Diliberto parlò di "scenario allarmante". Bondi: responsabili i massimalisti, "parlano il linguaggio della lotta totale con una tale intensità da legittimare anche l’assassinio"

Roma - «Io non dimentico che quando nel 2001 ricevetti l’incarico di formare il governo il signor Diliberto parlò di “scenario allarmante”». Ufficialmente Silvio Berlusconi tace perché, spiega dalla sua villa di Arcore a chi lo sente al telefono, «un mio intervento non farebbe altro che alimentare polemiche». Non è un caso che Paolo Bonaiuti vada ripetendo per tutta la giornata che commenti ufficiali «non ce ne sono». Ai pochi che hanno occasione di parlargli, però, il Cavaliere non nasconde la delusione. Perché pur essendo tra i possibili obiettivi del gruppo di Br arrestato lunedì, non solo non ha ricevuto attestati di solidarietà ma è stato pure messo sul banco degli imputati. In primo luogo dal vicepresidente del Copaco Massimo Brutti, che lunedì sera a Porta a Porta ha ventilato una sua responsabilità nell’aver esacerbato lo scontro politico. È «irresponsabile», ripete in più d’una telefonata Berlusconi, «attribuire al sottoscritto colpe che stanno da tutt’altra parte». Non è un caso, spiega ancora il Cavaliere, che quando i magistrati indagano sull’eversione «passano sempre al setaccio il mondo del sindacato e dell’estrema sinistra». E poi, ragiona l’ex premier, le colpe sono anche di chi ricopre incarichi di responsabilità, come per il caso di Oliviero Diliberto. Dunque, il clima attuale «è frutto dell’odio contro di me» che «abbiamo ampiamente documentato», aggiunge riferendosi al libro Berlusconi ti odio (scritto due anni fa dal capo ufficio stampa di Forza Italia Luca D’Alessandro) che raccoglie un corposo numero di attacchi al Cavaliere.
Ed è proprio partendo da qui che in tarda mattinata l’ufficio stampa di Bonaiuti inizia a raccogliere un piccolo campionario delle accuse più dure per preparare la controffensiva mediatica. Così, se il coordinatore azzurro Sandro Bondi ribadisce polemicamente di non aver «ascoltato una sola parola di solidarietà da parte del governo o della sinistra», il suo vice Fabrizio Cicchitto sottolinea come sia «oltre un decennio che la sinistra demonizza» il Cavaliere. E cita Massimo D’Alema. «Ecco cosa diceva: “Gli elettori non si sono accorti di votare un signore che aveva le scarpe sporche di fango. Berlusconi è diventato elemento di disturbo per tutto il Paese, non tanto per noi”». Dopo Bondi e Cicchitto inizia una sequela di citazioni. Giorgio Lainati ricorda gli attacchi di Luciano Violante («La storia personale e politica di Berlusconi è del tutto estranea alle lotte e all’impegno democratico») e Gavino Angius (il Cavaliere non è «pratico di questioni democratiche»). Con replica del capogruppo ds al Senato, «profondamente indignato» perché «si confonde la critica politica con l’istigazione alla violenza». Antonio Leone, invece, cita Piero Fassino, che definì l’ex premier «un problema non solo per gli italiani, ma per gli europei» e annunciò di esser pronto «alla caccia a Berlusconi». Segue Piero Testoni che ricorda le parole di Diliberto, mentre Luigi Casero se la prende con Stefano Boco, l’ex capogruppo dei Verdi che invitò il Paese a «ribellarsi» al Cavaliere (adesso «è arrivato il momento»).
Isomma, secondo il leader di Forza Italia - che avrebbe definito «inquietante» il coinvolgimento nell’inchiesta di iscritti alla Cgil - il problema non è certo il berlusconismo quanto l’antiberlusconismo. Non è un caso che a sera Bondi attacchi la «sinistra estrema che parla ancora il linguaggio della lotta totale con un’intensità per cui la violazione della legge e l’assassinio politico possono diventare l’atto più coerente e definitivo». «Purtroppo - spiega - attorno alle parole spesso nascono i fatti, per questo non ci meravigliamo che le Br considerino gli avversari politici e gli studiosi riformisti l’obiettivo da abbattere». Una dichiarazione, spiegano a via del Plebiscito, che il coordinatore di Forza Italia avrebbe concordato nel dettaglio con Berlusconi. Circostanza, questa, però smentita da Bonaiuti. «Le parole di Bondi - spiega il portavoce del Cavaliere - rappresentano la posizione del partito».