Berlusconi: allarme su Milano "C’è un clima da guerra civile"

Il premier fa visita in ospedale alla signora assalita dai militanti di Pisapia: &quot;Invasione dell’estrema sinistra&quot;. <strong>L'EDITORIALE <a href="/interni/tagliare_cosiddetti_adesso_bossi_ritorna_lega_lotta/23-05-2011/articolo-id=524921-page=0-comments=1">Bossi ci tiene alle palle</a></strong> / <strong><em>Alessandro Sallusti</em></strong>

Milano - «A Milano c’è un clima da guerra civile». È un Berlusconi preoccupato quello che s’intrattiene qualche minuto con i giornalisti. Dietro di lui si staglia la parete imponente del San Carlo, il grande ospedale in cui è ricoverata la signora Franca Rizzi, madre dell’assessore Alan. Sabato la donna, che partecipava ad una manifestazione con Letizia Moratti al mercato di via Osoppo, la strada di una celebre rapina degli anni Cinquanta, è stata aggredita ed è finita al reparto di neurologia. Qui, intorno alle 18,30 di una domenica afosa arriva il Cavaliere. Sale al secondo piano a portare la sua solidarietà per scendere, tirato in volto, quasi un’ora più tardi. «A Milano - spiega il premier - c’è un clima preoccupante in politica: in questa fase elettorale si sono verificate situazioni assolutamente preoccupanti, abbiamo avuto una quasi invasione di militanti provenienti da tutta Italia a sostegno dell’estrema sinistra e di Pisapia».

Il presidente del Consiglio si sofferma sull’episodio più grave: «Ho visto la signora Rizzi, è ancora scioccata per quello che le è capitato, ha dei segni visibilissimi sul corpo, la prognosi è di diversi giorni e tutto questo le è capitato solo perché stava applaudendo».
Breve pausa. Flash dei fotografi. Urla dei cronisti sotto una tettoia. Berlusconi riprende: «Milano è stata invasa da bandiere rosse con la falce e il martello come non si vedeva da molti anni. La Moratti, appena va ad incontrare i cittadini viene sistematicamente insultata. Io stesso, quando vado in giro e si conoscono in anticipo i miei spostamenti, vengo seguito da una banda di ragazzotti, che me ne dicono di tutti i colori. Poi ci sono stati altri episodi, le scritte contro di me, e sono state bruciate le bandiere del Pdl».

Insomma, ce n’è quanto basta per lanciare un appello ai moderati milanesi che fra una settimana sceglieranno il nuovo sindaco: «Se Milano diventasse la Stalingrado d’Italia credo che farebbe male ai milanesi e a tutta Italia. Una sinistra come questa - insiste il premier - non è una sinistra socialdemocratica, ma una sinistra estrema. Credo che le manifestazioni di violenza di questi giorni siano lì a dimostrarlo e a preoccupare tutti».

Berlusconi sottolinea il momento di tensione, evoca l’album ricordo del nostro passato più inquieto e barricadero, poi prova a immaginare il futuro prossimo: l’esito del ballotaggio, qualsiasi esso sia, non avrà «assolutamente nessun peso per quanto riguarda la continuità del governo fino alla fine della legislatura e nessun peso per quanto riguarda le riforme che questo governo, finalmente, con questa maggioranza potrà assolutamente approvare».
E la querelle sul decentramento dei ministeri, che ha provocato scintille fra il Pdl e la Lega? Il presidente del Consiglio prova a mediare: «Ci sono già a Milano dipartimenti delle opere pubbliche e del provveditorato scolastico, penso che non ci sia nessuna difficoltà sul fatto che alcuni ministeri possano venire a Napoli e in altre città anche del Sud e così potranno essere in grado di lavorare conoscendo da vicino le situazioni». Il discorso della tettoia è finito. Berlusconi sale in macchina chiamando ancora in causa i moderati: «Credo che debbano veramente pensare se conviene consegnare la città all’estrema sinistra che è vicina ai centro sociali, ai violenti, ai facinorosi». La portiera si chiude, i medici che hanno assistito al discorso tornano fra i degenti, lui corre verso un altro appuntamento dall’altra parte della città.

Il calendario del premier si annuncia fitto di impegni legati al voto. Almeno fino a domenica. Oggi, Berlusconi non sarà a palazzo di giustizia per quello che lui chiama «il rito umiliante del lunedì». In calendario c’è il processo Mills, ma l’udienza dovrebbe saltare perché l’armatore Diego Attanasio, chiamato a deporre come teste, è bloccato in Namibia per problemi di salute.