Berlusconi all'attacco: "Adesso Prodi deve dimettersi"

Il Cavaliere dopo la sconfitta dell’Unione su Vicenza: "Il premier
lasci e tolga l’Italia da questa situazione grave e grottesca". In caso di
successo alle amministrative Berlusconi guarda a un governo di larghe intese. <a href="/a.pic1?ID=154101">L'ultimatum di Rutelli</a>: &quot;La sinistra radicale è andata oltre ogni limite&quot;

Roma - Solo a metà mattina Silvio Berlusconi decide di rinunciare alla trasferta in programma da giorni a Napoli, cancellando in un colpo solo il pranzo, la partecipazione al seminario di Magna Carta e la serata al teatro Augusteo dove avrebbe dovuto assistere al musical C’era una volta... Scugnizzi. Rinuncia che per molti versi era già nell’aria da giovedì sera, ma che solo verso le undici ha trovato le prime conferme. Il «dottore» - così lo chiamano nel suo entourage - «preferisce restare con la famiglia». D’altra parte - spiegano alcuni deputati campani - in questi anni si è «sempre sacrificato per il partito andando su e giù per l’Italia e qui a Napoli non siamo neanche in campagna elettorale». Insomma, nessun risentimento per la mancata trasferta sotto il Vesuvio, semmai un pizzico di delusione.
Da Arcore, dove passa buona parte della giornata, il Cavaliere non perde però l’occasione per affondare il colpo sul governo Prodi, convinto come è sempre stato che «se questo governo cadrà sarà sulla politica estera». Insomma, «se c’è un minimo spiraglio di una crisi - confida ai suoi più stretti collaboratori - non possiamo lasciarlo cadere come nulla fosse». Così, mentre ancora non si è risolto il giallo sulla sua presenza a Napoli, alle agenzie di stampa arriva un lungo comunicato da Palazzo Grazioli. «Credo in tutta sincerità», spiega l’ex premier nella nota, che dopo il voto del Senato sull’ordine del giorno dell’opposizione «non ci sia altra possibilità di quella che il presidente del Consiglio rassegni la dimissioni». E ancora: «Sono costretto a chiederlo nel mio ruolo di leader dell’opposizione». «Un atto», spiegherà nel tardo pomeriggio in un collegamento telefonico con il convegno di Napoli, «dolorosamente dovuto per togliere l’Italia da una situazione grottesca e paradossale». Perché un governo che «non ha una maggioranza in politica estera» non è «politicamente legittimato». Eppoi, «non è mai accaduto che una maggioranza rifiuti la solidarietà a ciò che ha fatto il ministro della Difesa a nome del governo». Al punto che, confida ai collaboratori il Cavaliere dopo alcuni contatti con l’ambasciata americana, «anche la Casa Bianca è preoccupata e allarmata».
Rispetto alla nota delle prime ore della mattina, però, nel collegamento telefonico il Cavaliere è ben più duro. «Sono stato trattenuto a Milano per impegni sopraggiunti legati allo stato di salute di persone a cui voglio bene», è l’unico passaggio «privato» che si concede. Poi, l’affondo. D’Alema e Parisi, ministri degli Esteri e della Difesa, «non hanno più alcuna credibilità internazionale perché non hanno una maggioranza che li sostiene». Insomma, dopo che «in cinque anni abbiamo acquistato prestigio» con «una chiara politica estera», oggi «ci stanno facendo perdere assolutamente di credibilità». Dopo il voto di Palazzo Madama, ripete dunque Berlusconi, l’unica soluzione per Prodi «sono le dimissioni», un «atto dovuto» per togliere l’Italia da «una condizione che insieme grave, grottesca e paradossale».
Ed è anche l’incidente del Senato che spinge il leader di Forza Italia a dire che «questo governo è solo una parentesi». E ancora: «Torneremo presto al governo per completare il cambiamento dell’Italia». In questo senso, le amministrative saranno «un’occasione straordinaria per cambiare colore ai comuni e alle province italiane e per riavvicinarci alla vittoria». D’altra parte, l’ultimo sondaggio assegna a Forza Italia «un 33% tondo tondo». Insomma, tanto Berlusconi è convinto che Prodi non darà seguito al suo invito, tanto spera che una vittoria schiacciante alle amministrative possa «far precipitare la situazione». E in questo caso, ha più volte ragionato il Cavaliere in privato, lui sarebbe disposto a «sedersi intorno a un tavolo» per trovare una soluzione «per il bene del Paese». Che, traducendo, significa un governo di larghe intese. Alla cui guida l’ex premier vedrebbe bene Franco Marini, con il quale nelle ultime settimane ci sono stati diversi contatti.
Anche il resto dell’opposizione non ha esitazione nel chiedere le dimissioni di Prodi. Dal leader di An Fini («se avesse un minimo di dignità politica dovrebbe certificare con le dimissioni l’impossibilità di governare»), ai colonnelli della Lega Maroni e Calderoli. Mentre Bossi si dice «scettico» sul fatto che si possa arrivare a una crisi. A tarda sera si unisce al coro anche il leader dell’Udc Casini che parla di «governo in panne» e chiede che la «contraddizione» sia «risolta nelle sedi parlamentari».