Berlusconi all'attacco: "Giudici sono eversivi" L'Anm: "Basta insulti"

L'accusa del premier: "Volontà eversiva di ribaltare il voto con le sentenze. Come nel 1994". Poi dice: "No alle elezioni anticipate". Le toghe: "Ascolti Napolitano, basta invettive". Mancino (Csm): "Abbassare i toni è un dovere"

L'Aquila - Ancora le toghe nel mirino. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, torna sull'argomento che in parte aveva toccato ieri, parlando di "grumi eversivi in una parte della magistratura". Durante una visita all’Aquila rincara la dose nei confronti di quei giudici che, a suo giudizio, sono animati solo da "volontà eversiva ed eversione". "È inutile - aggiunge il premier - che ancora dica che cosa penso di certe situazioni della magistratura. Ieri qualcuno si è scandalizzato perché ho parlato di grumi eversivi".

No al voto anticipato Il premier non pensa di ricorrere al voto anticipato per reagire alle inchieste di quelli che definisce giudici "eversivi". A chi gli chiede se una possibile risposta a queste inchieste sia il ritorno al voto, il premier risponde: "No", alzando le braccia come per dire "non aggiungo altro".

Ribaltamento della realtà "Non faccio che dire - ha aggiunto Berlusconi - che ne sono assolutamente convinto perché quando con delle sentenze basate sul ribaltamento della realtà si vuole ribaltare la decisione popolare e si vuole sostituire chi è stato eletto dal popolo e a cui il popolo ha dato democraticamente la responsabilità di governo, questa si chiama con una parola sola: volontà eversiva ed eversione".

Contestatore isolato Al suo passaggio viene contestato da un uomo sulla sessantina. Si chiama Bruno ed è aquilano che grida: "Presidente, fatti processare!". Poi riferendosi alla campagna del quotidiano La Repubblica, grida "Rispondi alle domande!".

Come nel '94 "Sono convinto che ci sono questi grumi eversivi: è già successo nel ’94". Berlusconi, visitando una tendopoli in Abruzzo, torna sulle sue parole a proposito di alcuni pm. "Ho risposto a una domanda per precisare cosa volessi dire ieri: ho citato l’esempio del ’94 quando sono stato eletto e ho avuto un attacco della magistratura su una cosa che non esisteva e per cui sono stato assolto dieci anni dopo con formula piena. Quell’attacco - ha proseguito il premier incontrando i cronisti al termine di un pranzo nella mensa allestita nella tendopoli di Sant’Elia - ha ribaltato il voto degli elettori e quindi c’è stato un fatto eversivo nei confronti di un voto democratico. Volevo precisare cosa intendevo dire: quando si tenta di andare contro chi è stato eletto democraticamente dal popolo con accuse fondate su cose false, questo è un fatto eversivo".

Anm: "Stillicidio di insulti"
L’Anm replica alle parole del premier sulla magistratura, chiedendo che cessi lo "stillicidio di insulti e invettive" contro le toghe e richiamando chi ricopre "incarichi istituzionali" ad ascoltare il monito del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di qualche giorno fa, quando aveva invitato chi svolge attività politica a "non abbandonarsi a forme di contestazione sommaria e generalizzata dell’operato della magistratura". "

"Ascolti il monito di Napolitano" "Il Presidente del Consiglio dei ministri - scrivono in una nota Luca Palamara, Giuseppe Cascini e Gioacchino Natoli, rispettivamente presidente, segretario e vicepresidente dell’Anm - torna ancora una volta ad usare espressioni denigratorie nei confronti dell’ordine giudiziario nel suo complesso. La magistratura non intende lasciarsi trascinare in una contrapposizione politico-elettorale, ma ha il dovere di non assuefarsi a questi metodi e di dire basta allo stillicidio di insulti e invettive, che fa male al Paese e alle sue istituzioni. Nelle prossime riunioni degli organi rappresentativi dell’Associazione nazionale magistrati, adotteremo ogni iniziativa idonea a tutela della credibilità dell’ordine giudiziario".  "Confidiamo che il monito del Presidente trovi ascolto in tutti coloro che hanno responsabilità istituzionali", conclude l’Associazione nazionale magistrati.

Mancino: "Abbassare i toni è un dovere"
Abbassare "i toni dello scontro, che si è nuovamente riacceso, non è solo un auspicio della gente di buon senso, ma un preciso dovere di chi riveste ruoli istituzionali e svolge delicate funzioni previste dall’ordinamento: rispettare i confini delle competenze altrui fa parte delle regole di ogni sana democrazia". Lo afferma il vice presidente del Consiglio superiore della magistratura Nicola Mancino a seguito delle esternazioni sulla magistratura da parte del Premier.