Berlusconi all'attacco: "Nessuno è in grado di governare meglio"

Il premier attacca i pm: "Vogliono farmi fuori" e la Corte Costituzionale: "Boccia tutte le nostre leggi". Poi sul presidente di Montecitorio è netto: "Si mette sempre di mezzo". E su Ruby: "Telefonata in buona fede"

Roma - "Lei sa che anche la sinistra voleva venire al bunga bunga, che vuol dire: andiamo a divertirci, a ballare, a berci qualcosa. Anche la sinistra è stata conquistata da questo mio modo di vivere". Lo afferma il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, a Palazzo Chigi. "Credo che nessuno possa governare meglio di me". Lo ha dichiarato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nel corso della conferenza stampa di presentazione della fondazione Zeffirelli a Palazzo Chigi.

L'invito di Sky Confronto in tv? Sì, grazie per la consegna dell’invito ma poi "al fuego... come diceva il dittatore Franco". Piccolo sketch in sala stampa a palazzo Chigi tra il premier Silvio Berlusconi e un giornalista di Sky Tg24. Nel momento in cui iniziano le domande, dopo la presentazione del progetto di fondazione culturale ’Franco Zeffirellì, un giornalista dell’emittente satellitare si rivolge a Berlusconi per consegnargli un invito cartaceo con le regole previste per partecipare al confronto televisivo con i suoi avversari politici. Berlusconi sorride, accetta il plico, ma poi aggiunge scherzando: "Dicono che sono un dittatore. E allora faccio come il generale Franco che quando riceveva cose di questo genere diceva ’graziè e poi ’al fuegò, cioè al fuoco...". Al giornalista che comunque insisteva sulla richiesta del confronto tv, a margine conferenza stampa, Berlusconi ha detto: "Vediamo...." spiegando di lasciare l’invito ai suoi collaboratori.  

Il Cav: "Fini blocca la Camera" Fini blocca la Camera. La Consulta boccia le leggi del governo. Silvio Berlusconi, in incontri con i deputati a Montecitorio, si scaglia contro gli "ostacoli" alla politica dell'esecutivo. Il presidente della Camera e la Corte Costituzionale. Battute scherzose, ma anche parole dure. Berlusconi, incontrando alcuni deputati e, successivamente, tutte le deputate del Pdl in occasione del voto di fiducia sul dl milleproroghe, torna a criticare l’atteggiamento di alcuni magistrati, sempre più politicizzati e pronti, dice, a "usare ogni mezzo giudiziario per farmi fuori", mentre la Corte costituzionale, composta per la maggioranza da esponenti di sinistra, "ormai boccia tutte le leggi e le iniziative del governo e della maggioranza".

L'attacco a Fini Questo il ragionamento di Berlusconi, secondo quanto riferito da alcuni dei parlamentari di maggioranza presenti ai vari incontri e colloqui che il premier ha avuto a Montecitorio. E proprio l’inquilino di Montecitorio sarebbe stato citato come uno degli elementi di ostacolo, perché oltre agli altri qui alla Camera, avrebbe aggiunto, "c’è Fini che si mette di mezzo". Così, avrebbe concluso Berlusconi, "non è più concepibile andare avanti". Pm e Consulta ci bloccano tutto. Per questo è necessaria la riforma della giustizia, ma anche - avrebbe aggiunto il premier - una vera riforma istituzionale.

La Consulta di parte A proposito della Consulta, il premier ha ragionato: "Non sono più disposto ad accettare che una legge approvata dal parlamento venga abrogata da giudici che per la gran parte provengono da sinistra, non ce la faccio più, è inaccettabile". Nel suo ragionamento Berlusconi ha sostenuto che lavorare in questo modo è diventato impossibile e che il lavoro delle Camere diventa sempre più inutile: "Ci ostacolano in tutti i modi", avrebbe detto. Una situazione "insostenibile" che a suo dire coinvolge anche la magistratura ordinaria: "Parte della magistratura ce l’ha con me, c’è una manovra contro la mia persona". Berlusconi avrebbe poi aggiunto di aver speso, in tutti questi anni, "ben 360 milioni di euro per difendersi dalle accuse della magistratura".

La telefonata per Ruby "Vi assicuro che ero in buonafede. Quella telefonata l’ho fatta in buonafede". Berlusconi si sfoga con alcune deputate e spiega la sua versione sulla telefonata alla questura di Milano "per aiutare" Ruby. "Non ho commesso alcun reato e per questo non mi pento" avrebbe aggiunto il premier.