Berlusconi alle Nazioni Unite: «Italia in prima linea per la pace»

L’impegno del nostro Paese contro il terrorismo e la miseria nel mondo: «Abbiamo cancellato e stiamo cancellando i debiti dei Paesi più poveri»

Gianni Pennacchi

nostro inviato a New York

Ha rilanciato la proposta (non solo italiana) di riforma del Consiglio di Sicurezza, per renderlo «più forte, più trasparente, più aderente ai principi della Carta delle Nazioni Unite». Ha rivendicato con orgoglio il nostro impegno per la pace, «oltre 40mila militari italiani sono dedicati alle operazioni di peacekeeping e peace enforcing, dai Balcani all’Afghanistan, dall’Irak al Sudan». Ha salutato con entusiasmo la creazione del Fondo per la Democrazia, annunciando di aver già «garantito il nostro contributo finanziario». Ha ricordato il «dovere verso ogni abitante del pianeta» quando è colpito dalle catastrofi naturali, quando gli è negato «il diritto ad un’esistenza dignitosa», quando è coartato «nell’esercizio dei diritti fondamentali». Ma con chiarezza e lucidità, in questa assemblea generale dell’Onu che appare attanagliata dall’impotenza, ha avvertito che il «successo della riforma» di cui si discute verrà misurato sulla «capacità di contrastare e sradicare» i nuovi pericoli globali: il terrorismo e la proliferazione delle armi di distruzione di massa, che «costituiscono gravi minacce alla pace e alla sicurezza».
Cinque minuti è durato il discorso che il nostro presidente del Consiglio ha tenuto ieri nella grande aula del Palazzo di vetro, poco prima delle 14. Esattamente il tempo concesso ad ognuno dei governanti del pianeta, convenuti qui per l’assemblea generale. Parole asciutte e calibrate dunque, soppesate a lungo sul filo dei secondi, che Silvio Berlusconi ha pronunciato senza enfasi ma con la coscienza della solenne occasione e della gravità dei problemi che incombono sugli uomini e le nazioni. Ha letto le quattro pagine dattiloscritte, quasi un manifesto programmatico, con calma e volto serio, immobile alla tribuna. Soltanto in chiusura ha raccolto le mani sul leggio, quasi in accalorata preghiera, ripetendo le parole che aveva rivolto a questa assemblea due anni fa, citando la Dichiarazione del Millennio dove i potenti della Terra promettono «cibo, acqua, sanità e istruzione per tutti», per ribadire: «Dobbiamo impegnarci per fornire a tutti i cittadini del mondo anche e prima di tutto quei beni "immateriali" da cui scaturiscono tutti gli altri beni "materiali", perché senza i presupposti della democrazia e della libertà non si potrà vincere fino in fondo la sfida della povertà e non potrà esistere una vera speranza di pace e di sviluppo».
Ha esordito evocando «la tristezza che ci accomuna» per l’uragano che ha colpito «il grande Paese che ospita le Nazioni Unite». Da qui parte la riflessione, perché «noi siamo gli Stati al servizio di ogni singolo essere umano», l’organizzazione che ha «il dovere di garantire la libertà di ogni uomo: la libertà dal bisogno, la libertà dalla paura, la libertà dall’oppressione». Sul fronte del bisogno, l’Italia «è in prima linea», ha rivendicato Berlusconi, poiché «ha già cancellato e sta cancellando i debiti dei Paesi più poveri»; il Fondo contro l’Aids e le altre epidemie poi, è stato «costituito al vertice G8 di Genova»; l’Italia è altresì impegnata per non «lasciare interi popoli ai margini della globalizzazione»; ed è ancora «tra i Paesi più attivi nelle missioni autorizzate dal Consiglio di sicurezza dell’Onu». Onu che però ha bisogno di «strumenti nuovi e più efficaci», ricordando che ormai la «liberazione dalla paura» è divenuta un «obiettivo fondamentale». Lotta al terrorismo e alla proliferazione delle armi di distruzione di massa, le Nazioni Unite devono farsene carico. È stata appena sottoscritta la nuova convenzione contro il terrorismo nucleare, ma «questo non basta», esorta il presidente del Consiglio italiano. «Dobbiamo opporci con tutti i mezzi non solo ai terroristi ma anche a quanti li sostengono, li proteggono e li giustificano con l’incitamento all’odio e all’intolleranza».
Più tardi, conversando coi giornalisti, Berlusconi si è detto ottimista anche se la crisi dell’Onu sembra senza uscita, almeno nel breve periodo. «La riforma si farà, è un processo che avanza e qualche passo in avanti si è già fatto. Certo, si poteva far di più... Ma sempre si può fare di più; e comunque sono convinto che quanto non è stato fatto si farà», ha rassicurato tornando a ribattere sul «bene della libertà» che è fonte di ogni altro bene anche «materiale», e che richiede in ogni Paese del pianeta «un governo eletto liberamente con suffragio universale». Ottimista anche sulle possibilità di successo della proposta di riforma del Consiglio di Sicurezza avanzata dai Paesi aderenti a Uniting for Consensus, e che a febbraio dovrebbe affidare proprio all’Italia il primo giro del seggio a rotazione. «Questo Consiglio di Sicurezza è figlio della grande guerra mondiale», ha ricordato il premier per spiegarne la necessità di cambiamento. E «se si cambia, bisogna cambiare completamente. Credo allora che anche l’Italia, che è il sesto Paese contributore dell’Onu, la sesta economia mondiale, potrebbe vantare uno spazio».