Berlusconi: alle primarie non temo nessuno

«Un ticket premier-vice? Perché no?»

Adalberto Signore

nostro inviato

a Reggio Calabria

Fini o Casini? «Non mi fa paura nessuno». E Follini? «Quello si fa male da solo». Quanto alle primarie, facciamole pure, dice Silvio Berlusconi, tanto il risultato è scontato. Il Cavaliere, passata la doppia strettoia Siniscalco-Fazio, si sente sempre saldo in sella. Un cambio di leadership, avverte, non è proprio all’ordine del giorno, l’Udc si metta pure il cuore in pace: «Per vincere, perché gli italiani ci diano ancora la loro fiducia, c’è una sola discontinuità possibile, smettere di litigare ed essere uniti. E per farlo c’è un solo grande progetto, che io per primo ho portato avanti e che adesso anche Gianfranco condivide, che è quello di unire tutti i moderati d’Italia in una sola grande forza di democrazia e libertà». La prospettiva dunque è il partito unico ed è obbligatorio in questo quadro, votare la devoluzione: «La riforma costituzionale è imprescindibile».
A Reggio è un bagno di folla per il Devolution day organizzato dalla Casa delle libertà. Ci sono quasi tutti, unico grande assente Marco Follini, sostituito da D’Onofrio e Giovanardi. «Buttalo fuori dal Polo», grida una donna all’ingresso del palazzo dello sport. «Non c’è bisogno - risponde il premier - tanto si fa male da solo». Lui, spiega dal palco, non teme le primarie. Solo, giudica la cosa un po’ fumosa: «Chiamiamole così, in generale, senza sapere di cosa si tratta veramente». Insomma, facciamole, però a questo punto tocca ai centristi organizzarle: «Non ho paura di nessuno, credo che tutti dobbiamo remare insieme perché siamo sulla stessa barca. La leadership? Nella coalizione c’è un partito che ha avanzato una proposta, ebbene, spetta a loro presentare un modo per metterle in pratica, vedere come tenerle, vedere quanto costano».
Consultazioni telematiche? Un voto territoriale? Una convention? Berlusconi non sembra molto favorevole a un’elezione di tipo tradizionale, con comitati e sezioni: «Se si consentisse a tutti i cittadini di esprimere il proprio parere, le spese sarebbero altissime, quasi come delle vere elezioni politiche. Ci vuole una grande organizzazione, mentre noi siamo un movimento d’opinione. E poi c’è il rischio che i risultati possano essere influenzati da fattori esterni, cioè da elettori di sinistra che indicano in massa il candidato a loro più gradito». E l’idea di un ticket premier-vice? «Perché no, perché no? Il percorso da fare, per ora non è chiaro. Quello che è certo è che bisogna fare blocco. Riforma della Costituzione, riforma elettorale e poi anche queste primarie». Comunque, se si vorrà fare qualcosa, occorre sbrigarsi: «Le primarie non si terranno oltre gennaio».
Se con l’Udc la partita è ancora tutta da giocare, da ieri invece il rapporto con An appare completamente ricucito. L’abbraccio sul palco, le parole di Fini, che si candida ma non contro Berlusconi, l’elogio pubblico che il Cavaliere fa del ministro degli Esteri, indicandolo quasi come il possibile delfino: «Fini ha pronunciato un intervento completo, tutto nella direzione dell’unità, dell’orgoglio e della voglia di vincere». Perché, aggiunge il presidente del Consiglio, vincere è ancora possibile: «L’economia non va così male come dicono, il governo deve essere soddisfatto di quanto realizzato finora. Il grande nemico è il pessimismo, lavoriamo e non sappiamo comunicare».
L’ultima scena è quella di Berlusconi davanti alla macchina che saluta e stringe mani. Ancora un bagno di folla, con una signora che gli chiede di «fare qualcosa per i treni regionali» che non funzionano mica bene e un altro che gli passa un appunto di chissaché. Il premier ha una parola per tutti, almeno fino a quando un giovane militante di Forza Italia lo prende in contropiede. «Presidente, presidente - chiede con insistenza - dica forza Reggina, la prego, dica forza Reggina». Oltre un sorriso, questa volta Berlusconi non può davvero andare.