Berlusconi amareggiato: «Non ha saputo reggere il massacro mediatico»

Il presidente del Consiglio: «È ciò che viene fatto quotidianamente a me e a quanti stanno con noi»

Fabrizio de Feo

da Roma

«C’è stato un massacro mediatico che a me viene fatto quotidianamente e che tocca tutti coloro che stanno con noi» commenta in serata Silvio Berlusconi. «De Benedetti non ha saputo resistere a questo massacro». Indietro tutta. Sembrava l’ultimo atto di un’eterna battaglia. Il suggello finale apposto sulla saga degli eterni rivali, il Cavaliere e l’Ingegnere l’un contro l’altro armati, divisi da tutto in una guerra che aveva infuriato per anni e attraversato stagioni diverse, Prima e Seconda Repubblica, coinvolgendo politica, finanza, aziende, associazioni, giornali, tv, libri, avvocati, tribunali di ogni ordine e grado. Una disfida epica, infinita. Ma anche una rivalità personale rispetto alla quale gli stessi protagonisti avevano da tempo iniziato a mostrare segni di stanchezza. Per questo Berlusconi e De Benedetti si erano incontrati e stretti la mano, piantando il germoglio di una collaborazione nella «Cdb Web Tech», società di investimenti dell’Ingegnere. L’obiettivo di questa «liaison dangereuse»? Fare utili ponendo l’accento sulla tutela dell’«interesse nazionale». Formula fumosa traducibile nel sostegno finanziario alle piccole e medie imprese, spina dorsale ma anche motore sempre più inceppato del sistema-Italia.
L’accordo era stato stretto alla fine di quello che lo stesso De Benedetti aveva definito «un colloquio piacevole dopo anni di ostilità». Ma il nuovo «asse scompigliatutto», la fine del riflesso condizionato anti-berlusconiano, aveva provocato immediatamente un piccolo terremoto nel castello dei luoghi comuni del centrosinistra. I proiettili verbali fatti esplodere dal cortile girotondino e dal drappello degli untori dei salotti radical-chic avevano tagliato l’aria e riempito le pagine dei quotidiani. Il messaggio, diretto o trasversale, lanciato al loro «editore di riferimento» era sempre lo stesso: questo matrimonio non s’ha da fare, né tantomeno deve passare il messaggio del «C’eravamo tanto odiati» con il nemico di sempre che tale deve restare. E così giù interviste, frasi ad effetto, dichiarazioni intinte nell’inchiostro dell’odio e firmate dai vari Paolo Sylos Labini, Enzo Biagi, Giovanni Sartori, Roberto Zaccaria e tutto il gruppo di «Libertà e Giustizia».
Alla fine l’offensiva del dialogo tra le due corazzate imprenditoriali non ha retto all’urto e si è infranta sul muro dei «malintesi e delle speculazioni», con De Benedetti che ieri, con una lettera su Repubblica, ha fatto sapere di avere «ringraziato Berlusconi» ma di aver «rinunciato al suo investimento». Il premier ieri è tornato nella sua villa in Sardegna. Chi lo ha sentito racconta, però, che non abbia nascosto la sua amarezza per l’esito della vicenda Cdb Web Tech. Il premier avrebbe apprezzato la cortesia e i toni misurati usati da De Benedetti tanto nella lettera inviata al quotidiano di Largo Fochetti quanto nella telefonata con la quale lo ha avvertito della volontà di fare un passo indietro. «Ma evidentemente la pressione è stata troppo forte» ha aggiunto. Una frase accompagnata da una postilla non ufficiale: «Purtroppo l’Italia non sarà mai un Paese normale». Pronta anche una contro-lettera inviata a Repubblica e «scritta di mio pugno». Suggello temporaneo su una saga che la sinistra, autocondannatasi ai «livori forzati», vuole a tutti i costi arricchire di nuove puntate.