Berlusconi: anche l’Italia a rischio attentati

«Siamo tutti vicini alla Gran Bretagna e a Tony Blair»

Fabrizio de Feo

nostro inviato a Gleneagles

«La vigilanza è attenta ed effettiva», ma i terroristi possono colpire anche da noi. Usa la franchezza Silvio Berlusconi per commentare gli attacchi in sequenza che hanno sconvolto Londra, segnato in profondità il vertice del G8 e riacceso l’allarme-terrorismo in tutto il mondo occidentale, Italia compresa. Il premier incontra i giornalisti in una conferenza stampa pomeridiana nel centro stampa di Gleneagles. Una dichiarazione pubblica di vicinanza e solidarietà all’amico Tony, dettata nelle ore in cui il premier britannico è impegnato in prima persona a Londra. «È una giornata triste, siamo tutti vicini alla Gran Bretagna e a Tony Blair. Tutti i leader del G8 hanno espresso il loro cordoglio e il loro dolore per questo atto di violenza e di scelleratezza. Una banda di criminali fanatici ha fatto pagare un alto prezzo a Londra e alla Gran Bretagna per essere la sede del G8».
Il premier italiano in mattinata viene immediatamente informato delle esplosioni di Londra dagli uomini del suo staff e resta in costante contatto con Gianni Letta a Palazzo Chigi e Giuseppe Pisanu al Viminale tramite il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti. Con il ministro dell’Interno, Berlusconi si intrattiene anche personalmente al telefono, in un lungo colloquio nel quale fa il punto sul livello d’allarme da far scattare in Italia dopo gli attentati di Londra. E lo stesso avviene in un colloquio con Pier Ferdinando Casini. «Il livello di sicurezza nel nostro Paese è quello già in atto da tempo. Abbiamo già preso delle misure che intendiamo rafforzare. Serve una vigilanza attenta, nella consapevolezza che anche l’Italia è esposta. D’altra parte dopo l’11 settembre vennero individuati ben 13mila obiettivi sensibili nel nostro Paese», ricorda il premier.
Sull’attendibilità della rivendicazione di Al Qaida che inserisce l’Italia tra gli obiettivi della nuova offensiva del terrore il premier è prudente: «Non conosciamo la veridicità di questa dichiarazione», ma «sappiamo perfettamente di essere in prima linea nella difesa della libertà e della democrazia, essendo noi il terzo Paese al mondo che offre il suo contributo alle operazioni di peacekeeping. Di conseguenza - aggiunge Berlusconi - risultiamo da sempre sottoposti all’attenzione negativa da parte di organizzazioni terroristiche e criminali». La conseguenza di questo allarme è semplice: «Bisogna innalzare i livelli di difesa, con la consapevolezza che il terrorismo è un cancro con cui dobbiamo fare i conti e verso il quale non ci deve essere alcuna timidezza».
L’Italia, insomma, è pronta ad alzare le sue difese. Uno sforzo nel quale non sarà isolata perché, come annuncia il premier italiano, tra i leader del G8 c’è la consapevolezza di «dover andare avanti con la diffusione della democrazia e della libertà contro le realtà criminali. I leader del G8 sono tutti intenzionati ad approvare al vertice qualche provvedimento concreto, immediato» contro il terrorismo alla luce degli attentati della City. «Decideremo azioni ancora più incisive contro questi criminali fanatici. Siamo determinati a unire gli sforzi, il terrorismo non può prevalere e non prevarrà se tutti saremo uniti e saremo capaci e determinati nell’affrontare questo pericolo».
La prima risposta, la prima azione concreta da opporre alla minaccia del terrore sta nel continuare a fare il proprio lavoro. Una ricetta sulla quale nessun leader del G8 ha mai nutrito dubbi. «Abbiamo consigliato tutti a Blair di andare a Londra per controllare direttamente la situazione e incontrare le famiglie delle vittime» racconta Berlusconi. «Il clima del vertice, ovviamente, è cambiato. Da un’atmosfera di festa, dovuta anche all’assegnazione dei Giochi Olimpici a Londra - una decisione rispetto alla quale Chirac ha dimostrato grande sportività e fair-play - è calato su tutti noi un grande dolore. Anche per questo abbiamo deciso di produrre quella dichiarazione congiunta, redatta in un giro di tavolo in cui ciascuno di noi ha dato il suo contributo, con tutti noi schierati alle spalle di Blair: per dare una conferma plastica che quei sentimenti di vicinanza e cordoglio sgorgavano dal cuore di tutti». Una cosa è certa: «L’episodio di Londra ci ha reso più compatti e rafforzato l’intenzione di ottenere il meglio da questo vertice».