Berlusconi apre agli ex alleati: «Sulle riforme decideremo insieme»

«Per Palazzo Chigi penso a Letta». «Hanno minacciato di mandare in galera la moglie di un senatore»

da Roma

Prima martedì sera alla festa di compleanno di Mara Carfagna in un roof garden al centro di Roma, poi ieri, prima in collegamento telefonico con un convegno sul Ppe organizzato da Tajani e a sera nella cena con i deputati in un locale vicino al Chiostro del Bramante. Ormai da qualche giorno, il leitmotiv di Berlusconi è fatto da una serie di piccoli passi di avvicinamento verso gli alleati. Niente più bordate, insomma, ma il convincimento che «prima o poi ci ritroveremo tutti insieme». E pur non mancando di ricordare «gli errori fatti da An e Udc prima delle elezioni», racconta una deputata azzurra seduta al tavolo a fianco al Cavaliere durante i festeggiamenti per la Carfagna, «i toni erano decisamente più concilianti del solito». D’altra parte, seppure i rapporti con Fini restano tesi e le incomprensioni personali tutt’altro che archiviate, le diplomazie di An (Ronchi, La Russa e Gasparri) e Forza Italia (Bonaiuti, Tremonti e Brancher) lavorano da settimane nel tentativo di ricucire al più presto. E alla cena della Carfagna l’ex premier si è intrattenuto a lungo a parlare con il deputato di An Bocchino. Mentre rispetto all’Udc c’è chi legge anche come un gesto distensivo la partecipazione di Berlusconi ai funerali della mamma del presidente dei senatori centristi D’Onofrio, dove ieri, per la prima volta dopo molto tempo, l’ex premier e Casini si sono finalmente rivisti. Poi, a cena, la conferma. Perché, dice, «sulla legge elettorale aspettiamo la riunione di maggioranza del 10 gennaio e poi ci confronteremo con gli alleati per sapere che cosa ne pensano». Con l’obiettivo, dunque, di trovare una posizione comune.
Ma di pari passo a questo lento processo di riavvicinamento prosegue il dialogo tra il Cavaliere e Veltroni. Ieri mattina, ancora una volta, c’è stato un faccia a faccia pubblico tra il segretario del Pd e l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Che hanno continuato a tessere la tela del dialogo. Perché, spiega Letta, «lavorare insieme è qualcosa che viene troppo spesso bollato con una parola che a me non piace: inciucio. Ma è un inciucio collaborare per il bene del Paese?». Certo non lo è per Veltroni che, anzi, sottolinea il bisogno che ha l’Italia di una «collaborazione tra le istituzioni». Insomma, «ci devono essere sì delle regole, ma devono essere condivise». E proprio per Letta, nella serata dedicata alla Carfagna, Berlusconi ha avuto le consuete parole di elogio. Perché, ha ripetuto ai commensali, «per il futuro a Palazzo Chigi non penso certo a me, ma a Gianni Letta». E ancora: «Per quel ruolo sarebbe perfetto». Ragionamento che fa il paio con quanto ha detto ieri pomeriggio l’ex sottosegretario alla presidenza durante la presentazione del libro di Tivelli: io non sono un uomo di parte, sono un uomo dello Stato.
Sul Pdl («siamo al 38%») è tornato durante la cena di Natale con i deputati. A cui non ha voluto rinunciare nonostante un piccolo incidente domestico in cui è incappato in mattinata al ritorno dai funerali. Quando si è sentito poco bene e ha deciso di mettersi a letto con la borsa dell’acqua calda da cui è accidentalmente uscito il liquido bollente che gli ha causato ustioni di secondo grado sul petto, sul collo e sulla mano. «Rotondi e Fatuzzo - dice - hanno già aderito, la Mussolini lo sta per fare. Entro il 15 gennaio andremo dal notaio». E ancora: «Complimenti ai Circoli della Brambilla e di Dell’Utri, ma non fatevi impressionare. La Brambilla ha organizzato 200 gazebo, il partito 200 li ha messi su solo a Milano. Insomma, non fatevi impressionare. L’architrave del Pdl resta Forza Italia». E sulle sorti del governo qualche speranza la nutre ancora: «Al Senato sono in molti a dire che cadrà a gennaio». Anche se – aggiunge senza fare alcun nome - qualche senatore «è stato minacciato di veder finire in galera la propria moglie ed è legittimo che si sia spaventato e non abbia fatto quello che magari avrebbe voluto». E il pensiero di tutti va a Dini.