Berlusconi: assegno ai disoccupati? Insostenibile

Berlusconi stronca la proposta del leader del Pd Franceschini: "Il costo sarebbe di oltre un punto e mezzo di pil. Rischieremmo di infrangere i vincoli europei e di non riuscire a piazzare i titoli di Stato"

Bruxelles - Entra in sala stampa che sono già le 17. Quello che doveva essere un breve, informale lunch a Bruxelles con i 27 leader europei riuniti per preparare il G20 di Londra sulla crisi economica si trasforma in una specie di evento storico, Oriente contro Occidente, l'Europa dell'Est a minacciare una «nuova cortina di ferro», il Vecchio continente a dannarsi con una coperta irrimediabilmente corta.

Lui, Silvio Berlusconi, è già un'ora in ritardo su una tabella di marcia infernale che ieri lo ha portato da Roma a Bruxelles passando per Milano e che a metà pomeriggio è solo a metà strada fra il Belgio e l'Egitto, c'è Sharm el Sheikh da raggiungere perché lì oggi il premier parteciperà alla Conferenza internazionale dei donatori per la ricostruzione della Striscia di Gaza, «faremo ogni sforzo affinché la Palestina sieda al tavolo dei negoziati». E insomma che in una giornata così ci manca proprio Dario Franceschini, sembra dire quel no che fa con la testa al solo sentirlo nominare. La cronista insiste, l'attesa rende impietosi: «Il segretario del Pd le chiede un decreto per dare un assegno a tutti i disoccupati, che ne pensa?». Eh, che ne pensa. «Penso che quando maggioranza e governo presentano una decisione in Parlamento sono aperte al voto di tutti come sempre» s'indispone. Poi però decidere di chiuderla, la questione, magari prima che diventi tormentone: «Piacerebbe a tutti noi fare ancora di più, peccato che noi viviamo in Europa» dice sottolineando il noi, «e abbiamo impegni da rispettare, come quello di Maastricht». Che poi, frecciata: «Abbiamo anche dei vincoli dovuti all'enorme quantità di debito pubblico che abbiamo ereditato. Ci costerebbe un punto e mezzo del Pil. Ma un ulteriore innalzamento del debito pubblico potrebbe addirittura comportare la possibilità che non ci siano risposte alla nostra emissione di titoli pubblici». In una parola: «Insostenibile».

E poco importa che in casa la rispostaccia farà discutere, il Pd a tirare piatti e la Cgil a sbattere porte. Fuori, in Europa, «ho ottenuto grandi soddisfazioni», sorride Berlusconi. Dice che qui, al vertice europeo dove lui ha ricordato le misure che il governo ha preso contro la crisi all'urlo di «nessuno ha fatto più di noi e più tempestivamente di noi», ecco, almeno qui «ci è stata riconosciuta la primazia dell'intervento fatto il 10 ottobre, quando abbiamo dichiarato che mai nessuna banca sarebbe fallita e non ci sarebbero state perdite per i risparmiatori». Aggiunge che, checché ne dicano i menagrami in patria, «tutti i leader hanno riconosciuto che la crisi sarà più o meno profonda a seconda di quanta fiducia i governi sapranno trasmettere». Del resto, ribadisce che l'Italia vive un po' più serena degli altri Paesi per almeno un paio di ragioni: il problema del trattamento degli asset tossici non riguarda le banche italiane, tanto per cominciare. In generale, «il nostro sistema, a oggi, non ha avuto bisogno di alcuna patrimonializzazione: Le nostre banche sono quelle meno toccate da ciò che invece preoccupa gran parte delle banche di tutti i Paesi e quel poco che c'è dipende dal fatto che alcune hanno comprato banche estere, soprattutto nell'Europa dell'Est». Sdrammatizzando: «Per dirla con una battuta di Giulio Tremonti, per fortuna nelle banche italiane non c'è molta dimestichezza con l'inglese», e anche a chi gli domanda dell'esposizione a rischio di Unicredit, il premier replica rassicurante: l'amministratore delegato Alessandro Profumo «non mi sembra preoccupato».

Dopo di che la crisi c'è e si vede, certo. «Nessuno sa quantificare l'entità degli asset tossici». C'è poi il problema del credito alle imprese: «Le banche devono tornare a fare le banche» ripete più volte Berlusconi ribadendo l'utilità dei Tremonti bond, anche se «a oggi una sola banca si è detta interessata a utilizzarli». Viene dagli Usa, la crisi, e con gli Usa verrà affrontata. «C'è una prospettiva di ottima collaborazione» con l'amministrazione di Barack Obama. Il presidente americano incontrerà gli europei il 5 aprile a Praga, dopo il G20 di Londra del 2, dopo il vertice Nato a Strasburgo e dopo la riunione dell'Ecofin a Praga. E a proposito. Dicono che sia stato Nicolas Sarkozy a inaugurare la stagione di quello che è stato ribattezzato «iperattivismo da summit» e che in sala stampa è causa di mal di testa fra i cronisti: «Era il G20 che ha deciso quella cosa dei fondi?», «no, guarda che se ne parlerà al G8» . «Scomodi», i vertici, ammette Berlusconi, però «importanti». E proprio col presidente francese, ieri il premier si è trattenuto a parlottare a lungo, in disparte. C'è un asse Italia-Francia? «No, solo concordia di vedute su molte cose» dice serio. Poi però non resiste, e torna sulla polemica seguita alle parole, «Je t'ai donné la femme», che gli aveva attribuito l'emittente francese Canal+: «Abbiamo parlato male dei media. Si parlava delle lauree e io avevo detto: "Tu sais que j'ai etudié à la Sorbonne"». Sono le 18, il premier corre via. C'è il G8 da preparare. Oggi Sharm e poi Sirte, Libia, incontro con Muammar Gheddafi: Berlusconi lo ha invitato al vertice di luglio alla Maddalena, sarebbe la prima volta del colonnello in Italia.