Berlusconi attacca: «Legge da Stato di polizia»

Adalberto Signore

da Roma

Silvio Berlusconi ha lasciato l’aula da pochi minuti quando s’incammina nel corridoio che porta verso la Corea, l’ala di Montecitorio dove si trova il suo ufficio. E con i cronisti che gli chiedono conto della freddezza di Pier Ferdinando Casini e dell’Udc - gli unici nell’opposizione a non unirsi agli applausi scroscianti e ai cori da stadio che qualche istante prima hanno accompagnato il suo intervento - preferisce minimizzare. Nella Cdl, spiega il Cavaliere, «non ho visto smagliature» né percepito «alcun malessere». È vero, ammette, che Casini «non mi ha salutato», ma «mica è obbligatorio». E poi «con lui ci sentiamo al telefono in continuazione».
Ufficialità a parte, però, ancora una volta l’ex premier non pare aver gradito la presa di distanze dei centristi, come pure la scelta di Casini di non intervenire e lasciare la parola a Bruno Tabacci. «Sono i soliti», ripete più d’una volta ai molti deputati che gli si fanno incontro in Aula. E ancora: «Devono sempre distinguersi, davvero non li capisco. Questo è il momento di dare l’immagine di un’opposizione compatta, se ci riuscissimo i sondaggi ci darebbero al 60% invece che al 54». Con i suoi Berlusconi affronta pure gli scenari futuri. «La situazione è fluida», spiega a chi gli si fa incontro in aula, «e non è possibile stabilire fin d’ora cosa faremo nei prossimi mesi». Con un corollario: «Sono disponibile a sedermi attorno a un tavolo e discutere del dopo Prodi. L’importante è che si faccia alla luce del sole. Quello che non accetto, invece, è che si dia la caccia grossa ai nostri parlamentari in cerca di qualche voto in più». Eventualità su cui resta comunque ottimista: «Con questa incertezza, voglio proprio vedere chi ha il coraggio di passare dall’altra parte rischiando, se si tornasse alle urne, di trovarsi senza un partito che lo ricandida... ». Con i suoi, dunque, il leader di Forza Italia non nasconde l’interesse ad aprire un confronto con alcuni settori della maggioranza. Ma a una condizione: «Finché c’è Prodi non è possibile alcun dialogo». Una risposta implicita all’offerta del capogruppo dell’Ulivo Dario Franceschini che qualche minuto prima aveva proposto alla Cdl di modificare i regolamenti parlamentari che «impongono all’opposizione di fare ostruzionismo e a chi governa di porre la fiducia». Una richiesta che l’azzurro Osvaldo Napoli definisce «semplicemente delirante».
Berlusconi torna pure sull’ipotesi di un «autunno caldo» avanzata da Gianfranco Fini nel suo intervento in Aula. «Siamo alla settima fiducia in 75 giorni, un record. Se il governo blinderà anche la Finanziaria lo scontro si trasferirà in piazza», dice il leader di An. Parole che il Cavaliere accoglie con un applauso, ricambiato da Fini che al termine dell’intervento di Berlusconi va fino al suo scranno per stringergli la mano. «Riceviamo quotidianamente - spiega il leader di Forza Italia - molte sollecitazioni a portare la protesta nel Paese. Ho risposto sempre di no, ma se i cittadini continuano a chiedercelo non si può escludere di ricorrere a manifestazioni». «Del resto - conclude l’ex premier - si tratta di una forma di protesta legittima. Contro il mio governo ci sono state più di 20mila manifestazioni».