Berlusconi: «Avanti con il piano non si può lasciar fallire Alitalia»

«Avere una compagnia di bandiera è un orgoglio, ci vorrebbe un intervento deciso contro chi si oppone al risanamento». Oggi il governo incontra i sindacati

Gian Maria De Francesco

da Roma

«La situazione è complessa. C’è da fare un intervento deciso, addirittura manu militari come usa dirsi nei confronti di coloro che si oppongono. Credo che si dovrà forse arrivare anche a quello. Ma cerchiamo di evitarlo perché sappiamo che poi possono succedere delle tragedie e come la sinistra poi sappia approfittare di queste tragedie».
Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, non ha lasciato spazio alle interpretazioni nel delineare la posizione dell’esecutivo dinanzi all’ennesima crisi di Alitalia. «Non credo sia possibile non attuare il piano presentato da Cimoli, su cui contano gli investitori internazionali, a pena di dover restituire il capitale». L’equazione è semplice: senza il presidente e amministratore delegato Cimoli alla cloche della compagnia aerea mancherebbe la garanzia di attuazione del piano industriale sottoscritta dai mercati finanziari. «A questo si aggiunge il fatto, ulteriormente ostativo di una chiusura di Alitalia, che mi sembra giusto che un Paese abbia l'orgoglio di possedere una sua compagnia» ha aggiunto Berlusconi.
Il premier ha tuttavia ammesso che si tratta di «una matassa difficile» da sbrogliare anche a causa dei «comportamenti «dei sindacati e della sinistra che con gli scioperi non si curano degli interessi dei cittadini». Allo stesso modo, la completa uscita dello Stato dalla compagine societaria della compagnia «non risolverebbe il problema» perché «gli scioperi selvaggi continuerebbero». La possibile soluzione viene indicata dal presidente del Consiglio nel modello Air France, la compagnia di bandiera transalpina.
Per questo motivo Silvio Berlusconi, al termine del consiglio dei ministri di ieri, ha convocato una riunione ristretta per dibattere del tema con i ministri competenti: Tremonti, Maroni, Lunardi, Baccini e Alemanno. Il supervertice, durato circa tre quarti d’ora e terminato alle 21.00, ha cercato di trovare una sintesi fra le diverse anime della Casa delle libertà.
Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, e il sottosegretario alla presidenza, Gianni Letta, hanno sottolineato la necessità di non influire sui corsi di Borsa di un titolo quotato. Il ministro Alemanno si è espresso criticamente nei confronti del management e ha chiesto una verifica delle responsabilità, mentre il ministro Baccini, pur confermando fiducia agli amministratori, ha evidenziato la necessità di ascoltare le rivendicazioni dei sindacati. Anche per questo motivo si è deciso di effettuare le opportune valutazioni al termine dell’incontro di oggi.
Prima della riunione a Palazzo Chigi, il ministro del Welfare, Roberto Maroni, aveva rinnovato le accuse mosse nei confronti del sindacato che «sta portando Alitalia verso il fallimento». Secondo l’esponente leghista, il problema non è rappresentato da Cimoli e dalla cosiddetta scarsa attitudine alle relazioni industriali. «Alitalia - ha sottolineato Maroni - fallisce perché non è in grado di reggere, i conti non tornano, perde clienti e quote di mercato». Allo stesso modo, Maroni ha espresso parere negativo su un’aggiudicazione di Volare Group in amministrazione straordinaria ad Alitalia «che non è in grado di garantire il mantenimento dei livelli occupazionali».
Non dello stesso parere appaiono Udc e An. Per il ministro delle Politiche agricole, Gianni Alemanno, nell’incontro di oggi bisognerà valutare se le rivendicazioni del sindacato «sono all’interno del perimetro del piano industriale». La posizione di Cimoli, secondo fonti vicine ad An, potrebbe anche essere ridiscussa, magari anche attraverso un affiancamento di Marco Zanichelli, ex ad di Alitalia vicino al partito guidato da Gianfranco Fini.
Sulla non uniformità degli orientamenti all’interno della Cdl ha cercato di giocare il centrosinistra. Per Enrico Letta (Dl) le «divisioni intollerabili del governo rischiano di rendere non più risolvibile la crisi dell’Alitalia». Fausto Bertinotti, segretario di Rifondazione, ha definito «antidemocratica e antisindacale» l’allusione di Berlusconi a una soluzione di forza. Il segretario dei Ds, Piero Fassino, e l’ex ministro della Quercia, Pierluigi Bersani, hanno invece fatto riferimento alla necessità di ripristinare il clima di fiducia tra azienda e sindacati.