Berlusconi: "Basta gossip, inquina la politica"

Berlusconi declina l’invito di Matrix a parlare di intercettazioni: &quot;Argomenti che stanno ammorbando il dibattito. Sbagliato deviare l’attenzione del Paese dai problemi concreti e dai risultati dell’esecutivo&quot;. <a href="/a.pic1?ID=273553" target="_blank"><strong>Il retroscena/Evitato il muro contro muro</strong></a>

Roma - Va o non va? Certo che sì, forse che no. Silvio Berlusconi sorprende tutti. O quasi. E a poche ore dalla diretta in prima serata, su Canale 5, declina l’invito di Enrico Mentana, rinunciando al faccia a faccia con il conduttore di Matrix. Un forfeit che scuote il Palazzo, in trepida attesa da ore, e che rivoluziona l’agenda di politici e giornalisti. Ma tant’è. E al termine di una lunga meditazione, a metà pomeriggio - dopo il «niente da fare» anticipato da Mentana - il Cavaliere spiega le sue ragioni. E lo fa partendo da una chiara premessa: «Il governo ha lavorato tanto e benissimo in questi primi due mesi di attività». Ecco perché, scrive il premier in una nota diffusa da palazzo Chigi, «non mi pare opportuno e producente intervenire sui temi proposti da Matrix (giustizia e intercettazioni)».
Ma l’intoppo potrebbe stare dietro l’angolo. Andando in tv con queste premesse, sottolinea non a caso Berlusconi, passerebbero «in secondo piano le tante cose realizzate dal governo». E al tempo stesso, rimarca, si finirebbe con il «cedere il passo ad argomenti e gossip negativi, che inquinano ed ammorbano il dibattito politico e parapolitico di questi giorni». Con il rischio concreto, in definitiva, di «deviare l’attenzione del Paese dai problemi concreti e dai risultati dell’azione di governo».

La strada da seguire, per palazzo Chigi, è quindi un’altra. Andare avanti evitando le buche, senza farsi intralciare da questioni non prettamente politiche (vedi continue polemiche sul fronte magistratura e fantomatiche intercettazioni piccanti, provenienti dai brogliacci dell’inchiesta napoletana sulla presunta collusione Rai-Mediaset). Punto e a capo.

Spetta poi a Mentana proseguire il racconto, che diventa quasi retroscena. «Peccato, è un’occasione perduta, ma sarebbe stata peggio un’occasione onorata solo a metà», attacca il giornalista, attorniato dai colleghi delle agenzie al termine di un colloquio negli studi Mediaset di Largo del Nazareno, a Roma, avuto anche con il presidente Fedele Confalonieri. «È stato il regalo di compleanno a Veltroni», ironizza poi il conduttore, ricordando che il segretario del Pd festeggiava proprio ieri il suo cinquantatreesimo compleanno.
«Come si evince dal comunicato» di palazzo Chigi, spiega inoltre l’ex direttore del Tg5, «ho invitato Berlusconi a Matrix per affrontare i temi più scottanti del momento e sarebbe stato giornalisticamente inconcepibile un incontro con il capo del governo, che non va in televisione da tempo, senza che potessero essere affrontate le notizie che sono in questi giorni sulle prime pagine di tutti i giornali». Mentana, inoltre, tiene a sottolineare che «l’importante era salvaguardare le rispettive prerogative: così come il giornalista e l’ospite devono fare ciascuno la sua parte, è altrettanto giusto che l’ospite e il padrone di casa abbiano garantite le proprie prerogative». Insomma, Berlusconi «forse ha pensato o è stato consigliato che non gli conveniva più», visto che «sarebbe stata un’intervista a tutto campo», dove il tema della giustizia sarebbe stato il principale. Ma in ogni caso, conclude, si tratta di una scelta legittima, «sacrosanta».

«È una scelta che non discuto», commenta dal canto suo Veltroni, la cui presenza a Matrix era prevista per mercoledì prossimo. «Se mi sarà confermato l’invito, sarò onorato di accettarlo - aggiunge l’ex sindaco di Roma - e parlerò delle questioni sociali e politiche che stanno a cuore agli italiani» senza il timore, espresso dal premier, che si finirebbe a parlare «di gossip». Sempre in casa democratici, a sperare che «la retromarcia di Berlusconi sia un ripensamento sul fatto di aver messo le vicende personali al centro dell’azione di governo» è Enrico Letta.

Non concorda il vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi: «Il governo non ha alcuna necessità di cambiare strategia». A giudicare «ragionevole e sensata» la rinuncia del premier è infine Sandro Curzi, consigliere Rai in quota centrosinistra. L’ex direttore del Tg3 si augura però che «non si tratti di uno stop-and-go», ma dell’avvio di «un clima finalmente favorevole a un proficuo confronto/scontro fra governo e opposizione». In ogni caso, ammonisce: «Basta col gossip e con le sue ricadute melmose nei dintorni delle istituzioni. La politica faccia politica».