Berlusconi: "Basta con Prodi, un suo bis grave male per il Paese"

Il Cavaliere chiede a Napolitano di "non consentire una riedizione del governo Prodi". Fini sottolinea come per la maggioranza "non si tenga conto dei senatori a vita". L'Udc con Cesa vuole "un governo istituzionale". Mentre la Lega opta per il voto immediato

Roma - Il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, all’uscita dal colloquio con il capo dello Stato, dichiara senza mezzi termini che l'esperienza del governo Prodi è giunta al capolinea: "Per il bene del nostro Paese, che ha potuto godere con il governo della Casa delle Libertà di cinque anni di stabilità interna e di autorevolezza internazionale, abbiamo chiesto al capo dello Stato che non vi siano riedizioni di un esecutivo che ha già fatto abbastanza danni, compromettendo la credibilità internazionale del Paese, aumentando le tasse ai cittadini e distruggendo le riforme faticosamente approntate dal precedente governo e bloccando la gran parte delle opere pubbliche già approvate". Molto duro il giudizio che il Cavaliere dà sull'operato del governo: "Per nove mesi ha navigato avventurosamente e con arroganza". L'ex premier ha esordito il suo discorso all'uscita dal colloquio con Napolitano lamentando una sostanziale "differenza tra ciò che è stato riferito dai media e ciò che è stato" da lui effettivamente detto.

Il Cavaliere preoccupato L'eventuale rinvio Prodi alle Camere per ottenere la fiducia sarebbe un "grande male per il nostro Paese". Silvio Berlusconi lo ha ha ribadito con fermezza questa lsera intervenendo alla trasmissione televisiva "Otto e mezzo". "Quando un governo non ha la maggioranza in particolare sulla politica estera ma anche su altri temi importanti, che sono stati una vetrina per il centrosinistra come i Dico, sarebbe opportuno che ritornasse dagli elettori". Ma sul tema del voto il Cavaliere non insiste più di tanto per un "calcolo giustificato" fatto sulla base di "realismo e pragmatismo concreto". Spiega infatti: "Non credo davvero che non ci siano elettori che non vedono come quella delle elezioni sia la soluzione migliore. Siccome, però, a sinistra, in queste ore c'é qualcuno che sta ancora decidendo come comportarsi, allora, con realismo, alcuni nella Cdl dicono che la richiesta di elezioni porterebbe questi a decidere di sostenere il governo".

"Confido nella saggezza del presidente" Rispondendo poi a una domanda sull'eventuale ipotesi di incarico a una figura istituzionale come il presidente del Senato Franco Marini o l'ex premier Giuliano Amato, Berlusconi ha spiegato di non potersi "inoltrare in queste ipotesi. Confidiamo nella saggezza e nell'imparzialità" del capo dello Stato, nella sua "onesta intellettuale. Quando saranno note le posizioni del capo dello Stato noi svilupperemo il nostro pensiero che è certo negativo rispetto alla possibilità di continuità di questo governo che non ha la maggioranza. Non credo - aggiunge l'ex premier - che vi sia la possibilità per questa maggioranza di compattarsi e di sostenere un'azione di governo".E ha aggiunto di sentirsi garantito dal presidente Napolitano con cui il rapporto è improntato alla cordialità: "Napolitano ha la mia stima, lui mi ascolta e in questi mesi ha anche ascoltato ciò che via via sono andato presentando". Per Silvio Berlusocni il governo Prodi non ha più la maggioranza ("non si può fare la politica estera ed economica con il pallottoliere in mano") e quanto alla caccia all'appoggio di singoli esponenti moderati si è detto convinto, ad esempio, che non sia plausibile un passaggio di Marco Follini nel campo dell'Unione.

Cdl unita Parlando del centrodestra, il presidente di Forza Italia ha sottolineato come in questo momento "non c'é ancora alle viste un successore pronto a svolgere questo ruolo, che io ho finora svolto, di unificazione del centrodestra". Ed è tornato a indicare il percorso che il centrodestra deve percorrere: "Il passaggio dalla coalizione a una federazione della libertà o alla formazione di un più grande partito, il partito della libertà sul quale Forza Italia e An hanno già dato il proprio ok". Per Berlusconi, comunque, "saranno gli elettori a far emergere una nuova guida". "Comunque - ha aggiunto - non mi pare che ci sia la necessità urgente di un cambiamento per motivi di età. Grandi esponenti politici hanno ricoperto ruoli molto importanti essendo molto più vecchi di me. Io - ha concluso sorridendo - mi sento ancora molto valido...". "Di fronte ad una chiamata alle urne non ci sarebbe difficoltà a stare ancora uniti, sono convinto - prosegue - che i moderati e i liberali del centrodestra siano uniti dagli stessi principi e condividono gli stessi ideali". Non a caso, aggiunge Berlusconi "hanno dato vita a cinque anni di governo senza distinzioni fondamentali".

An: maggioranza senza senatori a vita Una posizione analoga a quella di Forza Italia è stata espressa da Alleanza nazionale, a conferma che la Casa delle Libertà ha trovato una linea comune al proprio interno. "L'Italia ha bisogno di un governo che sia guidato da una maggioranza politicamente coesa e numericamente autosufficiente". È quanto ha affermato il leader di An, Gianfranco Fini. "Al Senato un nuovo governo dovrà godere di una maggioranza composta unicamente dai senatori eletti. Noi non contestiamo il diritto dei senatori a vita di votare, ma un senatore a vita non può rispondere ad un programma di governo o ad alcun patto sottoscritto". An è a favore delle larghe intese? Fini non si sbilancia: "Non spetta ai partiti politici anticipare ciò che dovrà decidere il capo dello Stato. Occorre accertare se al Senato esiste una maggioranza che è politicamente tale e numericamente autosufficiente".

Udc: governo ad alta personalità L'Udc si smarca un po' e paventa la possibilità di un governo di larghe intese, conferendo l'incarico "a un'alta personalità che possa formare un governo di responsabilità nazionale con un programma chiaro, definito, con particolare riferimento alla legge elettorale che abbiamo proposto sul modello tedesco". Questa la linea indicata dal segretario Lorenzo Cesa: "L'Italia ha bisogno di un governo serio e autorevole, è necessario prendere atto che la maggioranza uscita dalle elezioni non è autosufficiente né politicamente né numericamente. Secondo noi dell'Udc - ha concluso - ogni rattoppo rischia di essere un inutile perdita di tempo con il pericolo concreto di aggravare i problemi del paese".

Lega: si sciolga il parlamento e si vada a votare Roberto Castelli definisce “nettissima” la posizione del suo partito e chiede al capo dello Stato “il ritorno di fronte al popolo, la strada maestra della democrazia”. Per la Lega, infatti, permangono le condizioni di ingovernabilità da parte della coalizione di centrosinistra, in quanto “in uno dei due rami del Parlamento non hanno la maggioranza”. Secondo l’ex Guardasigilli, infine, altre soluzioni “sono impedite dalla natura stessa della legge elettorale, che ha attribuito un premio di maggioranza alla coalizione che ha vinto”. Questo ha fatto sì che “alla Camera ci siano i deputati eletti grazie al premio di maggioranza”.

Gli altri della Cdl Gianfranco Rotondi (Dc) ritiene che “non ci siano le condizioni per proseguire la legislatura” ed è necessario quindi “abbinare le elezioni politiche al turno elettorale che si svolgerà a maggio" con un no secco alle larghe intese. Di opinione contraria Gianni De Michelis (Nuovo Psi). “La via maestra per la soluzione della crisi è costituita dalla formazione di un governo di ampie intese per affrontare e risolvere il problema della riforma istituzionale ed elettorale, per un governo di rinnovamento economico e sociale e per una politica estera europea e mediorientale”. Dello stesso avviso è il Pri di Antonio Del Pennino.