Berlusconi: bene Fini, dubbi su Casini

da Roma

Parla di Pierferdinando Casini, ancora una volta senza rete, e senza nessuno degli abituali filtri della lingua corrente «di Palazzo». E ovviamente, ogni volta che lo fa, succede un putiferio: rettifiche, polemiche, dibattito acceso. Ieri, per rispondere alle parole che il leader azzurro pronuncia in una riunione dei coordinatori del suo partito, ad un certo punto del pomeriggio, si consultano telefonicamente persino tutti gli altri alleati. Poi, dopo un chiarimento formale del portavoce Paolo Bonaiuti, le acque sembrano placarsi.
Una giornata di polemiche ripercorre alla moviola, dunque, ma che non sorprendono, visto che, da quando ha fondato il suo nuovo Popolo delle libertà, Silvio Berlusconi rifugge - ancor più che in passato - ogni forma di «politicamente corretto». Ieri, ad accendere il fuoco della controversia nel centrodestra, sono stati alcuni giudizi particolarmente affilati sul leader dell’Udc, sul suo rapporto con lo stesso Berlusconi e con la coalizione. Le frasi «incriminate»? Queste: «È stato Casini a ferire mortalmente la Cdl - avrebbe detto Berlusconi - non Fini, e non certamente io». E subito dopo, con una immagine che fa discutere: «C’è una zona franca, che può contenere circa l’11-12 per cento dei voti, che intende fare da pendolo» (sarebbe, ancora una volta, quella che fa capo alla scudocrociato dell’Udc). E quindi, con un ennesimo affondo: «L’ex presidente della Camera è ormai irrecuperabile. Bisogna però - dicono i testimoni che hanno riferito dell’esternazione - recuperare i suoi. Le posizioni all’interno dell’Udc sono diverse e molti non concordano con la linea di Casini».
Insomma, un affondo molto forte nelle vicende interne del partito centrista, che ovviamente provoca una levata di scudi. Forse accentuato in alcuni toni dall’inevitabile «gioco del telefono» che tutte le riunioni a porte chiuse amplificano. Alcune agenzie di stampa riferiscono citazioni tra virgolette, altre riassumo il senso del ragionamento. L’unica cosa certa, dunque, è che Berlsuconi, nel corso della riunione di ieri (come in altre occasioni) fa un ragionamento molto esplicito sulla direzione del processo politico: «Casini - riferisce ad esempio l’Apcom riassumendo il discorso ai coordiantori - punta sulla cosiddetta ’Cosa bianca’ per fare l’ago della bilancia tra i due poli e poi, probabilmente, scegliere di allearsi con il centrosinistra». In un altro passaggio, poi, il leader azzurro riapriva le porte all’altro principale alleato: «E’ ottima l’intervista di Fini a Tempi. Ma non torno indietro sulla strada che ho intrapreso». Eppure, qualunque sia la forma, testuale o non testuale - dato il clima di questi giorni - basta queste considerazionisuscitano reazioni ufficiali dell’Udc e persino di An e Lega. «Costruiremo al centro una grande forza che si confronterà lealmente e dialetticamente con Forza Italia - commenta per esempio a caldo Rocco Buttiglione - Berlusconi farebbe bene ad abituarsi a questa idea». Subito dopo c’è un comunicato del portavoce di An, Andrea Ronchi: «Ci auguriamo che Berlusconi smentisca. Perché, fermo restando che l’onorevole Casini farà liberamente le sue scelte, è un fatto incontestabile che fino a oggi l’Udc ha contrastato le sinistre e Prodi. Pertanto - conclude la nota - sarebbe grave se Berlusconi, dopo aver archiviato la Cdl, continuasse a dividere l’opposizione». Il leader dell’Udc, Lorenzo Cesa, è ancora più inviperito: «Berlusconi persegue il disegno di spaccare i partiti alleati e di spargere zizzania: complimenti vivissimi per la nuova pensata». E il leghista Roberto Calderoli: «Berlusconi sbaglia - dice - sotterriamo l’ascia di guerra». Le agenzie scrivono: i tre leader di Lega, An e Udc si sono consultati per telefono. Ecco perchè, alle sei del pomeriggio, Bonaiuti rettifica: «È ovvio ed evidente che quanto è stato riportato su alcune dichiarazioni attribuite al presidente Berlusconi, durante un incontro con i coordinatori regionali, non corrisponde al vero». Sandro Bondi aggiunge: «In realtà Berlsuconi citava i giornali». Basta a ricomporre il dissidio? Ovviamente no. ma intanto il Cavaliere continua per la sua strada. E nella stessa riiunione sfodera uno dei suoi immancabili sondaggi: «Siamo al 35%!».