Berlusconi boccia l’election day Verso il voto il 9 aprile

Il premier è contrario a unificare politiche e amministrative. Sul proporzionale il confronto resta aperto nella maggioranza

Fabrizio de Feo

da Roma

No all’election day, il dibattito sul proporzionale continua ma niente è deciso. Silvio Berlusconi lascia aperta la strada della riforma, ma sbarra il passo all’idea che si possa votare in una unica tornata per le politiche e le amministrative. Lasciare che il voto locale influenzi quello per il Parlamento sarebbe un errore strategico. Questo il pensiero che il premier avrebbe manifestato ieri ai suoi interlocutori durante una riunione a Palazzo Grazioli. Allontanare le due consultazioni di fatto riapre la possibilità che si voti, come auspicava il presidente Ciampi, il 9 aprile per la consultazione nazionale. Venire incontro al Quirinale che teme il cosiddetto «ingorgo istituzionale» e non accorpare il voto sono esigenze che a questo punto potrebbero sposarsi. Il calcolo politico nella Cdl è dettato dall’esperienza: nelle grandi città - si voterà a Torino, Napoli, Roma e Milano - la Cdl è in svantaggio e solo sul capoluogo lombardo c’è la certezza della vittoria. Il voto dei sindaci non può condizionare quello per i deputati. Berlusconi non vuole correre rischi e ragiona sullo scorporo delle date: il 9 aprile le politiche e poi, entro il 15 giugno, le amministrative. Le soluzioni, ovviamente, sono ancora allo studio. Decisamente in salita invece appare la riforma della legge elettorale in senso proporzionale. Un percorso a ostacoli difficile da completare entro la scadenza della legislatura.
Allo stato dell’arte, l’Unione si dichiara ufficialmente contraria e anche i proporzionalisti convinti, come il leader di Rifondazione, Fausto Bertinotti, chiudono la porta con decisione all’ipotesi, rimandando la discussione al 2006. Sull’altro fronte, quello della maggioranza, il dibattito si fa sempre più fitto, ma l’unica certezza, al momento, è la volontà dell’Udc e di Pierferdinando Casini di ricostruire l’edificio proporzionalista. Un progetto che non accende grandi entusiasmi nella Lega e fa scattare resistenze in una parte di An. In questo senso, saranno decisive le riunioni che si terranno nel giro di un paio di giorni prima a Via Due Macelli, sede dell’Udc, e poi all’Hotel Jolly di Roma dove, domani, andrà in scena la direzione di An. Forza Italia resta alla finestra. Alla legge elettorale, ieri, è stata dedicata appunto la riunione tra Berlusconi e i vertici del partito. All’incontro erano presenti il ministro dell’Interno, Giuseppe Pisanu, il presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera, Donato Bruno, il vicecoordinatore azzurro, Fabrizio Cicchitto, Giuseppe Calderisi, i deputati Angelino Alfano e Gregorio Fontana oltre a Giuliano Urbani. «Abbiamo analizzato le proposte in campo, tra cui il proporzionale, e siamo in attesa degli approfondimenti che faremo noi, gli alleati e le forze dell’opposizione» spiega Cicchitto. La «fattibilità» del progetto è la grande incognita su cui Forza Italia si interroga. «Noi lasciamo la porta aperta» spiega uno dei partecipanti alla riunione «fermo restando che non si tratta di una nostra proposta, visto che noi abbiamo chiesto semplicemente l’abolizione dello scorporo. Vediamo quello che succede negli altri partiti: c’è tempo fino a metà settembre». L’unica certezza, in effetti, sono proprio le scadenze temporali. La modifica della legge elettorale deve andare in aula il 29 settembre, per essere discussa e approvata nella prima settimana di ottobre, che si tratti del semplice «restyling» dell’attuale sistema o del ritorno al proporzionale. Pertanto questa proposta di calendarizzazione sarà portata alla conferenza dei capigruppo della Camera. Berlusconi, Fini e Follini si sarebbero sentiti telefonicamente e avrebbero convenuto sulla necessità di porsi una data limite per evitare che il confronto si prolunghi all’infinito.