Berlusconi: «Il buongoverno? La Lombardia dà l’esempio»

Chiara Campo

Forza Italia sfida l’Unione sul suo terreno. Da Villa La Torretta, Sesto San Giovanni - la Stalingrado d’Italia - Silvio Berlusconi incita gli esponenti locali e i parlamentari azzurri, centodieci invitati alla cena per per lo scambio degli auguri di Natale, e assicura: «Conosco meno bene la posizione di Sesto, ma i nostri sondaggi dicono che a Monza è assolutamente possibile vincere le prossime amministrative. Stiamo cercando di individuare il candidato che sia ritenuto da tutti con le maggiori possibilità di vittoria». Nulla esclude che la Cdl possa puntare anche su un leghista (leggi: l’ex sindaco Marco Mariani) se può servire a portar via la poltrona al primo cittadino di Monza, Michele Faglia. «Fi come primo partito - puntualizza il presidente - non ha mai posto preclusioni su un candidato di altre forze politiche». Seduto al tavolo di Villa La Torretta con il sindaco Letizia Moratti, il governatore Roberto Formigoni, il capodelegazione regionale Giancarlo Abelli e quello milanese Giovanni Terzi, il capogruppo a Palazzo Marino Giulio Gallera e all’unico invitato «esterno», il presidente della Dc lombarda Domenico Zambetti, Berlusconi ha spronato gli azzurri che governano sul territorio: «Siamo qui per celebrare il più grande partito italiano, in cui si riconosce la maggior parte del Paese. Siamo al 31,6 per cento a livello nazionale e oltre il 36 per cento in Lombardia, perciò dobbiamo impegnarci ancora di più, e soprattutto qui nella prima regione d’Italia, la prima produttrice di ricchezza. Dobbiamo dare l’esempio di ciò di cui siamo capaci, cioè di quel buongoverno che favorisce il benessere e aumenta le garanzie dei cittadini, e che quindi riesce ad interpretare bene il pensiero liberale che è alla base di tutte le nostre decisioni».
C’è il rafforzamento del partito, ha sottolineato l’ex premier, c’è bisogno di una classe dirigente veramente di alto livello, esempio a cui guardare il governatore Formigoni: «Bravo Roberto, nessuno può dire che la Lombardia non sia d’esempio per tutto il Paese». Da Milano e dalla Lombardia, i due fiori all’occhiello, deve partire anche l’ampliamento di Fi, con i Circoli delle libertà: «Stiamo ricevendo ogni giorno oltre 120 chiamate per aprirne di nuovi, sull’esempio di quello di Marcello Dell’Utri già operativo a Milano con una propria sede». Smentisce, invece, le voci di un possibile scioglimento di Forza Italia qualora il centrodestra decidesse di confluire in un partito unico: «Sono timori infondati. Non esiste l'ipotesi, è più difficile smembrare un partito che raggrupparne un altro. Lo sai bene tu Letizia - ha strizzato l’occhio alla Moratti - che alle comunali hai fatto una tua lista». Nessun commento sul partito unitario dalla Moratti all’arrivo alla Torretta («siamo qui per scambiarci gli auguri di Natale»), elogi all’ex premier quando ha avuto la parola in sala («sei stato la mia guida per 5 anni»), mentre il governatore Formigoni ha puntualizzato che «non dobbiamo incaponirci su una formula linguistica, partito unitario o federazione, Berlusconi troveremo con gli alleati la formula migliore, la prospettiva vera è quella del Ppe». L’importante dunque, a partire dalla Lombardia «dove il consenso popolare attorno a Fi è fortissimo e trasversale, proviene da tutti i ceti sociali, è importante mantenere l’alleanza anche con quelli che ora si “chiamano fuori”». Riferimento all’Udc con cui «è indispensabile mantenere il rapporto, nella nostra regione ad esempio stiamo collaborando in modo molto proficuo».