Berlusconi: «Calderoli si dimetta subito»

Marianna Bartoccelli

da Roma

«Il ministro Calderoli è tenuto a dimettersi». Non ha alcun dubbio il premier Berlusconi dopo aver ricevuto le gravi notizie degli incidenti di Bengasi. Dopo uno scambio di telefonate con il ministro degli Esteri Gianfranco Fini, con quello degli Interni Beppe Pisanu, con il sottosegretario Gianni Letta e lo stesso Umberto Bossi, il premier prende la decisione irrevocabile. La richiesta ufficiale arriva netta alle 21.54, ha il tono del licenziamento in tronco del ministro leghista. Nessun dubbio, anche Bossi è pienamente d’accordo e condanna l’atteggiamento del suo ministro. Calderoli deve lasciare. Subito. È stato Gianfranco Fini dalla Farnesina a lanciare l’allarme e chiedere perentoriamente l’allontanamento del ministro. Sulla stessa lunghezza d’onda il responsabile del Viminale Pisanu. Mentre il Presidente Carlo Azeglio Ciampi si teneva in contatto con Palazzo Chigi, Gianni Letta seguiva il drammatico afflusso di notizie dalla Libia, la decisione è maturata in tempi brevissimi. Di fronte al governo, una crisi internazionale e un difficile scenario interno da affrontare senza tentennamenti. Berlusconi lascia Perugia, torna a Roma e riunisce l’unità di crisi con il sottosegretario Gianni Letta e il ministro degli Esteri, Fini.
Il premier ha sperato fino all’ultimo che i fatti fossero ridimensionati: «Speriamo che le notizie siano meno gravi di quelle che ci sono giunte sino adesso». Ma le notizie che giungevano da Bengasi aggravavano sempre più il quadro politico. E Berlusconi ha preso la decisione e ribadito la linea del governo sulla questione mediorientale e il rapporto con la religione: «Si tratta di una notizia molto grave che ci ha colto di sorpresa. Dobbiamo vedere ora di cosa si tratta, ma anche stasera ho ribadito che il governo ha sempre rispettato la libertà di tutti i culti». Sul fronte leghista la situazione è apparsa subito sull’orlo del precipizio. Bossi ha sentito Berlusconi, poi Tremonti e ha espresso quella che Berlusconi ha chiamato «la sentenza di condanna».
Da Palazzo Madama Marcello Pera guarda con preoccupazione le notizie dei fatti di Bengasi e commenta: «Quello di Calderoli è stato un atto irresponsabile, assolutamente inadeguato per un ministro. Ci sono modi corretti per far valere le proprie ragioni, ma quell’atteggiamento è sbagliato». Netta la presa di distanza del presidente del Senato, altrettanto decisa la reazione di Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc: «Quanto sta accadendo dimostra che le parole e le iniziative del ministro Calderoli oltre ad essere vergognose sono anche irresponsabili e non possono trovare spazio nella Cdl». In piena sintonia il ministro Rocco Buttiglione per il quale «le dimissioni sono il minimo» mentre il presidente dei deputati di An, Ignazio La Russa ritiene «le dimissioni dolorosamente necessarie anche se Calderoli forse voleva dare un altro messaggio, cioè la difesa della libertà d’espressione».
Alle prime notizie sugli incidenti di Bengasi lo stesso ministro Calderoli rimane stupito, ma incapace di realizzare davvero cosa sta accadendo: «Ma stiamo scherzando? Attentati e violenze di matrice islamica sono cominciati molto prima di qualunque maglietta. Sono preoccupato per la situazione generale, viste le minacce contenute in un'intervista ad un giornale tedesco del figlio di Gheddafi a tutta l'Europa. Una minaccia precedente la mia maglietta. So che a me potrebbe anche succedere qualcosa, ma bisogna reagire a questa situazione. Non ci prendiamo in giro, l'attentato alle Torri Gemelle c’è stato prima delle eventuali provocazioni e la mia maglietta voleva essere proprio una segnalazione del rischio che proviene da quel mondo». Sono le 20.43 quando Calderoli pronuncia queste parole. Poco dopo arriverà la richiesta di dimissioni ma fino a tarda notte il ministro tiene duro: «Retromarcia? No, non ci sono novità».
Il centrosinistra cavalca la vicenda. Romano Prodi dice che «la richiesta di dimissioni è il minimo». Prodi è seguito a ruota dal segretario dei Ds Piero Fassino e da Francesco Rutelli che parla di «governo di irresponsabili, caccino fuori la Lega. La lotta al fondamentalismo islamico esige fermezza coniugata a serietà e rigore». Per il senatore ds Gavino Angius «le parole di Calderoli sono inconciliabili con la coscienza civile di un italiano, tanto più se questa persona ricopre una carica istituzionale». Durissimi i toni dell’ala sinistra dell’Unione. Fausto Bertinotti parla di «una responsabilità per la strage di Bengasi che il governo italiano porta fino in fondo. Adesso c'è soltanto una strada per il governo Berlusconi: quella delle dimissioni». Il Pdci parla di governo «politicamente responsabile della strage». Diverso il tono di Enrico Boselli della Rosa nel Pugno: «Per quanto odioso possa essere stato l’atteggiamento di Calderoli e qualunque sia stata la provocazione compiuta, non può essere portata a giustificazione di un'aggressione come quella che è stata compiuta a Bengasi contro la nostra ambasciata e che va condannata senza riserve. Ci domandiamo come mai in uno Stato come quello libico, dove non si muove foglia che polizia non voglia, sia stato possibile organizzare una manifestazione con una finalità indubbiamente aggressiva». Infine Hamza Piccardo, segretario dell’Unione delle comunità islamiche in Italia, condanna «l’assalto al consolato italiano in Libia» ma ricorda che «ciò è successo a causa di una provocazione infantile. Il diritto è nel segno del limite».