Berlusconi: «Cambiamo la Corte costituzionale»

RomaContro «l’arma giudiziaria» il governo continua a lavorare «serenamente». Bisogna «resistere». «Coesi più che mai», fino al termine della legislatura. Uniti anche nel portare «nei prossimi giorni» a un Consiglio dei ministri straordinario la «riforma della giustizia». Un disegno di legge vastissimo, che conterrà anche la «riforma della Corte costituzionale». A chi si aspettava una mera difesa di se stesso, Silvio Berlusconi ha risposto con un contrattacco vigoroso durante un intervento telefonico in diretta con un convegno del Pdl a Cosenza, organizzato da Fabrizio Cicchitto: nessuna paura della sinistra «armata Brancaleone», di Fini «che ha stretto un patto» con i magistrati «mai smentito». E ha svelato tutte le carte: sondaggi a favore, lealtà degli alleati e soprattutto la riforma nel cassetto, il cambio dell’assetto della Consulta. Secondo le nuove norme, l’annullamento delle leggi sarà possibile solo con un quorum «dei due terzi» dei giudici costituzionali.
Una rivoluzione. Un terremoto per la magistratura. E sapendo bene l’impatto che una simile proposta potrà avere non solo nella politica ma anche nell’opinione pubblica, Berlusconi ha anche anticipato un possibile coinvolgimento popolare: «Ripresenteremo tutte le riforme, le approveremo in Cdm, il Parlamento le discuterà, le voteremo con la nostra maggioranza. Se necessario ci sarà un referendum». La nostra maggioranza significa che il dialogo con gli avversari, a questo punto dei giochi, non è una necessità. Non è l’aula che fa paura a Berlusconi. Né il referendum, perché i cittadini hanno ormai «le idee chiare sulla giustizia che dovremmo avere e non abbiamo». Giocare il tutto per tutto vuol dire anche questo.
E comunque la riforma conterrà «tutto ciò di cui tutti noi siamo sicuri ci sia bisogno, dalla divisione degli Ordini, ai due Csm, al modo di elezione» dei componenti del Consiglio superiore della magistratura oltre, appunto, «alla Corte costituzionale», per evitare «che si ripetano le situazioni di oggi». Circostanze in cui i «magistrati di sinistra», quando non amano delle leggi, «le impugnano davanti alla Consulta, costituita in prevalenza da giudici che provengono dalla sinistra e che la abroga anche se sono leggi giuste». Nella riforma sarà anche inserita una norma contestatissima, mai andata in porto, ovvero «una diversa disciplina delle intercettazioni».
I dettagli al prossimo Consiglio dei ministri, intanto Berlusconi si mostra forte: «La nostra maggioranza è solida, in Senato e anche alla Camera. Abbiamo i numeri per andare avanti fino al termine della legislatura». L’appoggio popolare c’è: «I sondaggi ci confermano il consenso della maggioranza degli elettori». La Lega Nord «ci ha confermato in pieno il suo sostegno leale». La polemica sulla festa del 17 marzo, giorno dell’unità nazionale, per il premier è chiusa: «Credo che valga la pena festeggiare».
Non bisogna «avere paura di quell’armata Brancaleone, di quella specie di santa alleanza che la sinistra sta cercando di mettere in piedi». E quella che pareva una crisi politica potrebbe rivelarsi un sollievo: «Finalmente liberati dai no di Fini e dei suoi, faremo le riforme che gli italiani ci hanno chiesto con il loro voto». Liberati perché «c’era una sorta di patto tra quella parte politica e la magistratura cui era stato garantito che non sarebbe stata approvata nessuna riforma» sgradita «all’Anm».
Poi lo sfogo: «Io sono l’uomo più indagato, più perseguitato e più processato dalla giustizia nella storia del mondo. Tutto questo senza mai arrivare a una condanna, ma a dieci assoluzioni piene e 13 archiviazioni». E la persecuzione va avanti perché «hanno chiaro che se non mi eliminano con l’arma giudiziaria, non riusciranno mai batterci con libere elezioni».