Berlusconi candida Fini «Leader più autorevole per guidare i moderati»

da Roma

Nel complesso di Santo Spirito in Saxia, due passi dall’Auditorium di via della Conciliazione, Silvio Berlusconi arriva che è l’una di notte passata, quando la monumentale sala che ospita la cena per la premiazione dei Telegatti è già piena all’inverosimile. Sorrisi, saluti e strette di mano. Poi, prima di sedersi al tavolo d’onore con Claudio Bisio, Vanessa Incontrada e le sorelle Milly e Gabriella Carlucci, qualche battuta con Aida Yespica, Valeria Marini e Pamela Prati. E una promessa: «No, di politica non parlo. Se vedo il mio successore? Sono miope...». Concetto su cui tornerà in modo decisamente meno diplomatico alle tre passate, conversando con i commensali e alcuni cronisti mentre il resto della sala si è ormai svuotato. Un successore? «C’è Fini - risponde il Cavaliere - che giustamente si propone in maniera autorevole ed ha ragione ad avere aspirazioni». Qualcuno fa notare che sembra un investitura ufficiale. «Se andiamo a fare il partito unico credo che la sua sia la candidatura più prestigiosa e autorevole», risponde Berlusconi. Anche se i tempi saranno lunghi: «Lascerei volentieri ad altri l’amaro calice, ma credo che l’esperienza dei passati cinque anni debba essere riutilizzata». Per usare le sue parole durante il giro dei tavoli a salutare le centinaia di presenti, «non ho alcuna intenzione di mollare» perché «ho ancora tante cose da fare».
Poi, avanti con aneddoti sugli anni degli esordi della tv commerciale e su quelli al governo. Senza perdere l’occasione di bacchettare l’opposizione. «La sinistra - dice - ha occupato tutte le cariche istituzionali ma sta morendo, prova ne è il fatto che sono 15 punti sotto nei sondaggi». E ancora: «Hanno ridotto il governo a un comitato d’affari, ogni ministro ha a disposizione due o tre miliardi di euro da spendere per le proprie clientele». Parole di elogio solo per Massimo D’Alema, «certamente il personaggio più prestigioso della sinistra». Mentre molta è la cautela su Walter Veltroni sul quale il Cavaliere si limita a dire che è «aperto a discutere con tutti i moderati». E se il governo dovesse cadere? «La debolezza della sinistra - risponde serafico - è la sua forza, perché anche se sono scontenti di Prodi non cadranno mai. Se poi ci fosse un incidente di percorso ci sarà modo di fare un governo tecnico». Concetto sul quale si era soffermato un’oretta prima scherzando con il presidente della Provincia di Roma Enrico Gasbarra. «Primo o poi - gli aveva detto - governeremo insieme alla Margherita visto che noi siamo moderati come voi». «Non ti preoccupare - aveva aggiunto rivolto al ds Vincenzo Vita - che magari ci entrate pure voi...». Poi ancora uno sguardo al futuro del centrodestra, alla Federazione prima (che è solo «una tappa») e al partito unico poi (il vero «obiettivo»). E via a parlare dei Circoli della libertà di Michela Brambilla: sono già «quattromila in tutta Italia» e saranno «la base che aiuterà ad andare verso il partito unico».
Ma la notte dei Telegatti non si ferma affatto alla politica. Al suo tavolo il Cavaliere resta infatti solo pochi minuti, poi via a salutare quasi tutti i presenti, molti dei quali conosce da tempo. Una stretta di mano con Zucchero («ho scritto delle canzoni che ti voglio sottoporre»), un abbraccio a Pippo Baudo e un lungo scambio di battute con la Yespica. «Con te andrei anche su un’isola deserta», gli dice la prima ballerina del Bagaglino. Lui ringrazia e ammette: «Quest’anno ho lavorato molto e tv ne ho vista quasi niente. Però l’altra sera ho seguito mezza puntata del Bagaglino e mi sono davvero divertito». Poi si gira verso le deputate azzurre Mara Carfagna e Michaela Biancofiore e dice sibillino: «Anche in Forza Italia ci sono donne belle e brave». Anzi, aggiunge con un sorriso rivolto verso la Carfagna, «lei è talmente intelligente e carina che se non fossi già impegnato me la sposerei subito».