Berlusconi: è un caos i militari rischiano di andare allo sbaraglio

Dopo il «sì politico», la Cdl vuole un altro passaggio alla Camera sulle modalità operative

Adalberto Signore

da Roma

Nel giorno del via libera del Consiglio dei ministri alla missione in Libano e del voto favorevole delle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, Silvio Berlusconi sceglie la via del silenzio e della prudenza. Perché, spiega a più di un dirigente azzurro, siamo davanti a «una situazione surreale» e in un momento tanto delicato «non vale la pena aprire nuovi fronti polemici». Insomma, le perplessità del Cavaliere sulla gestione del «primo vero ostacolo incontrato dal governo Prodi in politica estera» ci sono eccome. In primo luogo sulla «confusione che regna nella maggioranza», che ha voluto votare «una risoluzione al buio che non ha nessun significato» perché «non entra nel merito della missione». Ma pure sull’immagine dell’Italia all’estero, screditata dal «rapporto ambiguo con Hezbollah». Poi c’è il quadro internazionale, «fumoso», con la Francia che sembra volersi sfilare e l’Onu che «temporeggia» sulle regole d’ingaggio e sulla questione del disarmo delle «milizie terroriste di Hezbollah». Tutte ragioni per le quali Berlusconi non nasconde la sua preoccupazione. «Non solo - confida ai suoi interlocutori - per lo scenario mediorientale, ma pure per i nostri militari che rischiano di essere mandati allo sbaraglio».
Così, non è un caso che l’ex ministro Giuseppe Pisanu faccia sapere che l’opposizione ritiene «indispensabile avere garanzie su obiettivi politico-militari, regole d’ingaggio, catena di comando, entità, quantità e compiti del coinvolgimento italiano». Il Cavaliere, infatti, non considera affatto vincolante il via libera dato ieri nelle commissioni Esteri e Difesa. «Perché - spiegava nelle molte telefonate a Pisanu - non è certo quella la sede competente per una simile decisione. Le missioni italiane all’estero devono essere autorizzate dalle Aule parlamentari come è sempre avvenuto fino ad oggi». Sintetizza il senatore azzurro: «Abbiamo votato “sì”, ma lasciandoci completamente libere le mani per poter votare “no” al provvedimento di finanziamento se non si verificheranno le condizioni che abbiamo posto». Insomma, per Berlusconi «quello di oggi è solo un via libera politico». «Prima di inviare le truppe - gli fa eco il presidente dei senatori di Forza Italia Renato Schifani - è evidente che serve un nuovo passaggio parlamentare». Secondo il Cavaliere, dunque, la situazione resta ancora troppo «ambigua». Anche perché ancora non sono chiare le intenzioni del governo libanese. «Prodi e D’Alema - chiede il deputato di Forza Italia Osvaldo Napoli - hanno ravvisato se esiste la volontà di disarmare Hezbollah? Oppure sulle truppe dell’Onu si scaricheranno le tensioni e le divisioni del governo di Beirut? È su interrogativi come questi che il governo deve dare risposte». Come non è ancora chiara la volontà dell’Onu che, spiega l’azzurra Isabella Bertolini, «continua a non voler indicare nel dettaglio i termini della missione».
Molte perlessità Berlusconi le manifesta pure sulla passeggiata di D’Alema a Beirut insieme a un deputato di Hezbollah, una cosa che «davvero non mi sarei mai aspettato». Non a caso giovedì, mentre la polemica infuriava, le aveva definite «milizie terroriste». Chiosa la Bertolini: «D’Alema è fuori di sé, ormai è alleato organico di Hezbollah. Si metta in testa che chi uccide e rapisce soldati israeliani è un terrorista, altro che partito». «Oggi difende il suo incontro con esponenti di Hezbollah sostenendo che sono un partito di governo ma - attacca il senatore di Forza Italia Lucio Malan - quando era premier partecipò al boicottaggio di Haider. Che ha fatto affermazioni inqualificabili, ma non ha mai bombardato nessuno».