Berlusconi: "Cari italiani, vi spiego tutto in tv"

Il presidente del Consiglio ha deciso: entro poche settimane mostrerà ai cittadini le prove che è in corso una persecuzione giudiziaria da parte dei pm politicizzati per impedire al centrodestra di governare. Allo studio un passaggio televisivo sugli schermi del Tg1 e un discorso alle Camere

nostro inviato a Doha

Non è certo una novità di questi giorni, visto che l’idea gli ronza in testa da tempo e l’amico di sempre Fedele Confalonieri non fa che ripetergli che quella è l’unica strada da prendere. Così, quando in Qatar i giornalisti lo incalzano ancora una volta sulle questioni italiane invece che sulla sua quattro giorni nella penisola araba, prima Silvio Berlusconi non nasconde il fastidio (le polemiche, spiega accompagnando la frase con un gesto della mano, «lasciamole a Roma») e poi dice chiaro e tondo che quando «sarà il momento più opportuno» spiegherà «agli italiani la situazione in cui siamo» sul fronte giustizia.

Nonostante la secca smentita che arriva da Palazzo Chigi, infatti, nelle intenzioni del Cavaliere c’è da tempo la tentazione di rompere gli indugi e parlare in qualche modo al Paese. Una scelta che caldeggia con forza il sempre ascoltato Confalonieri, convinto che «chi è votato dagli elettori non ha il diritto bensì il dovere di governare» e che questo dovere «non può essere minacciato dalle procure». Il consiglio del presidente Mediaset è lo stesso ormai da oltre un anno: vai in tv e spiega come stanno le cose. E Berlusconi sembra ormai convinto che sia questa l’unica strada da prendere, per chiedere agli italiani - ragionava con un ministro prima di partire per l’Arabia Saudita - se davvero vogliono che l’Italia sia governata dai giudici e non dalle urne. D’altra parte, uno che non parla quasi mai a caso come il vicecapogruppo alla Camera Osvaldo Napoli, dice senza giri di parole che «dopo l’esibizione televisiva del procuratore aggiunto di Milano e i silenzi assordanti del Csm e del Pd dovrebbe essere evidente anche ai ciechi che in Parlamento e nel Paese ci sono forze che lavorano per la capitolazione della politica alla magistratura».

Allo studio, quindi, c’è un passaggio televisivo d’impatto. Questa volta, però, non dal salotto di Porta a Porta (che va in onda in un orario in cui gli ascolti sono comunque più bassi) ma più probabilmente con un’intervista al Tg1 oppure, ipotesi decisamente meno gettonata, con un messaggio a reti unificate come accadde nel settembre del 2003 per lo scalone Maroni. Ma una decisione finale non è stata ancora presa, un po’ perché è necessario attendere che il testo del ddl sul processo breve che oggi inizierà il suo iter al Senato sia definitivo e un po’ perché la tentazione dell’intervento nell’aula del Senato o della Camera resta. Sarebbe infatti un modo decisamente più solenne per affrontare la cosa e metterebbe in qualche modo all’angolo anche chi nella maggioranza non nasconde le sue perplessità. Anche se, fa notare un ministro vicino al Cavaliere, «la controindicazione è che in Parlamento l’Idv e forse anche parte del Pd non perderebbe l’occasione di fare le barricate stracciandosi le vesti e tirando fuori cartelli e striscioni». Insomma, sarebbe anche per loro un discreto palcoscenico. Così, forse non ha torto il deputato del Pdl Giorgio Straquadanio quando auspica che il premier faccia «sia l’una che l’altra cosa».

Della questione, però, in questi giorni Berlusconi non si è occupato più di tanto. Anzi, alle prese con la cena nel Palazzo Reale di Gedda a discutere con Re Abdullah della crisi israelo-palestinese e poi nel faccia a faccia con l’emiro del Qatar Hamad bin Khalifa al-Thani - secondo alcune voci romane interessato ad un eventuale acquisto di Villa Certosa - ad ammirare i progressi tecnologici e urbanistici di Doha ed aprire la strada alle imprese italiane, il Cavaliere non nasconde un certo distacco per le cose di casa nostra che, ragiona, sembrano davvero «piccola cosa» rispetto al mondo che cambia.

Il premier, infatti, non nasconde una punta d’invidia per «lo straordinario dinamismo» di economie in tumultuosa espansione senza i lacci e lacciuoli della burocrazia a frenarne lo sviluppo. Unita alla consapevolezza delle straordinarie opportunità che si aprono per le imprese italiane nel ricchissimo business infrastrutturale, energetico e finanziario del Qatar e degli altri Paesi del Golfo. «Qui - dice - c’è una dinamicità incredibile, sembra davvero di stare dall’altra parte del mondo rispetto all’Italia dove ci sono difficoltà per operare e costruire quanto qui le cose invece vengono fatte in tempi velocissimi...».