Berlusconi chiude: "E' già campagna elettorale, torno per fare come Blair"

A Napoli festa per il Cavaliere che dice: "Dopo tre anni a Palazzo Chigi porei lasciare il posto a un Gordon Brown italiano". E' cominciata la campagna elettorale

nostro inviato a Napoli

Quando Silvio Berlusconi si siede al bar dello storico Grand hotel Vesuvio per un aperitivo, quello che lui stesso ammette essere «il primo giorno di campagna elettorale» si è ormai concluso. Prima di ripartire in tutta fretta con destinazione Milano per festeggiare il compleanno della mamma, però, il Cavaliere si concede una mezz'ora di relax. Torna con la mente al G8 di Napoli, racconta di Mitterrand ed Eltsin, chiede lumi al direttore dell'albergo sul calo del turismo a Napoli dopo la «triste vicenda dei rifiuti» e torna sul delicato momento della politica italiana. «Ci vuole senso di responsabilità», dice. E a chi gli fa notare che il numero due del Pd Franceschini usa proprio quelle parole per invitarlo ad aprire a un governo per le riforme, risponde in maniera eloquente: «Al punto in cui siamo è proprio per senso di responsabilità che bisogna andare a elezioni. Perché è questo che chiede il Paese».
D'altra parte, sulla richiesta di tornare alle urne Forza Italia, An e Lega sono compatti. E poi, spiega il Cavaliere, «anche dall'altra parte ci sono partiti che vogliono andare al voto con la legge attuale». «Penso - aggiunge - al Pdci, ai Socialisti o a Di Pietro che l'ha detto chiaramente». E l'Udc? «Credo che Casini non sposerà altre posizioni, anche perché ormai nel centrodestra è tutto un embrassons nous». E pure sulle diverse posizioni che stanno emergendo tra i centristi (con Baccini e Tabacci che insistono sulla Cosa bianca), è ottimista: «Non penso che qualcuno dentro l'Udc possa fare scherzi perché se si fanno coinvolgere in qualcosa che i cittadini non vogliono, non avranno più alcun futuro politico». Insomma, la parola d'ordine resta «elezioni». E «sarà questo che diremo al capo dello Stato». «Una posizione - aggiunge - che non ha alcuna subordinata». Anche le voci su un esecutivo guidato da Gianni Letta, dunque, non stanno in piedi: «Mai fatto il nome di Letta come premier di un governo che per quanto mi riguarda non esiste...». E se «dalle consultazioni dovesse emergere che non esistono i presupposti numerici per un esecutivo», aggiunge, «inutile rinviare alle Camere un altro governo». Come a dire che Prodi può restare in carica fino alle elezioni.
Che dovessero arrivare, almeno stando ai sondaggi, vedrebbero un netto successo del centrodestra. Anche se, ammette il Cavaliere giocherellando con il bicchiere ormai vuoto, «dovessi tornare a Palazzo Chigi sarebbe una grande fatica». «Lo farei - aggiunge - solo per il bene del Paese. E comunque anche io sogno di fare come Tony Blair: stare tre anni a Palazzo Chigi e poi lasciare a qualcun altro, a un Gordon Brown italiano».
Per riscrivere la legge elettorale, dunque, spazio non ce n'è perché «si può benissimo andare a votare con questa». E pure l'ipotesi di una modifica rapida che porti il Paese alle urne a giugno non lo convince: «La sinistra non ha trovato un accordo al proprio interno in più di due mesi, non credo possa trovarlo adesso». E poi per aprire un tavolo è necessario un interlocutore di riferimento che, Berlusconi non lo dice ma probabilmente lo pensa, in questo momento non c'è. «Il problema di Veltroni, poveretto, è che su cinque di loro ho parlato con quasi tutti e - racconta - ho capito che sono tutti convinti di fare il premier o il leader di partito o qualche altra cosa come avveniva con le correnti della Dc. Ho parlato con Marini, D'Alema, Rutelli e Fassino. L'unico che non ho sentito è Prodi». Per lui, aggiunge, «ho rispetto assoluto e rendo l'onore delle armi ha chi ha gestito una coalizione così difficile». E ancora: «Non ho mai messo il naso in casa d'altri, al Pd posso fare solo gli auguri di ritrovare concordia».
E che Berlusconi si stia davvero preparando alle elezioni lo si capisce anche dal fatto che già sta «valutando» quale simbolo presentare sulla scheda elettorale. «Ognuno - dice - andrà con il proprio, noi invece probabilmente ci presenteremo con due liste e due simboli. Quello di Forza Italia e quello del Popolo della libertà». Ed «escludo» - aveva detto qualche minuto prima durante il suo intervento alla convention del movimento di Sergio De Gregorio Italiani nel mondo davanti a quattro-cinque mila persone - che «si torni a una situazione di equilibrio fra i due schieramenti» perché «sono convinto che il centrodestra avrà un'ampia maggioranza». Se così non fosse, aggiunge, «non faremo come la sinistra che ha chiuso la porta in faccia alla nostra offerta di collaborazione ma chiederemo di dividere le responsabilità».
E sul programma il Cavaliere è già al lavoro, tanto che passerà il weekend a leggersi il rapporto della Commissione Attali (della quale fanno parte gli italiani Mario Monti e Franco Bassanini), un documento commissionato dal presidente francese Nicolas Sarkozy per le riforme in Francia. «Alla ricerca - spiega il sempre presente Paolo Bonaiuti - di qualche utile spunto». Perché, aggiunge il Cavaliere, ci sono «idee molto liberali per fare uscire la Francia da un sistema troppo burocratico». «Anche se non sarà uno spasso - scherza -, visto che sono 300 pagine e tutte in francese...». Qualche idea, però, già ce l'ha in mente. «Dieci, dodici disegni di legge - spiega - da accompagnare con la data di approvazione. Tra questi, uno per l'abolizione dell'Ici, uno sui giovani e uno sulle intercettazioni che prevederà cinque anni di carcere per chi le esegue, cinque anni per chi le utilizza e due milioni di euro di multa per chi le pubblica nel caso non si tratti di indagini su terrorismo, mafia o camorra».
Adalberto Signore