Berlusconi: ci hanno rubato un voto per seggio

Controlli a campione anche sulle schede valide quando c’è il sospetto di errori

Gianni Pennacchi

da Roma

Dopo il Senato che ha accolto quasi all’unanimità la delibera della Cdl, ora potrebbe essere la Camera a imboccare la strada della revisione dei risultati elettorali del 9 e 10 aprile: la settimana prossima, concluse le relazioni circoscrizionali, la Giunta delle elezioni di Montecitorio dovrebbe insedierà un Comitato di verifica nazionale, e il metodo di lavoro sarà «probabilmente quello adottato dal Senato», anticipa il presidente della Giunta Donato Bruno, forzista. A caldo e di getto, verrebbe da dire che il centrodestra l’ha spuntata, è riuscito a piegare la maggioranza sulla necessità di far luce sulle schede bianche e nulle, sui presunti brogli denunciati dall’una e dall’altra parte, sui margini davvero esigui della vittoria proclamata. Infatti, ancora molti esponenti dell’opposizione esultano e rivendicando la «vittoria politica». Pur se in verità, diversi loro amici invece frenano, avvertendo che «senza il riconteggio di tutte le schede», la presunta vittoria dell’Unione sarà inevitabilmente confermata. Ad ogni buon conto, Silvio Berlusconi, ieri durante una passeggiata nel centro di Roma, interpellato da un passante («ci hanno rubato le elezioni!») ha risposto: «Diciamo così: ci avranno fregato almeno un voto per seggio? Erano 60mila i seggi, e dunque...».
Imparzialità e realismo però, impongono di dare spazio all’opinione di Francesco Cossiga, senatore a vita dimissionario: «Questa decisione della Giunta delle elezioni del Senato di ricominciare il conteggio in sette regioni, e poi mi chiedo come potranno evitare di controllare anche le altre regioni, con rispetto del mio amico Casson, mi sembra una grande cazzata. In tutti i Paesi, quando viene proclamato un risultato elettorale lo si accetta e basta. Questo è stato il caso di George Bush Jr e perfino di Clinton e di Kennedy. L’accoglimento da parte delle masse popolari dei risultati di un’elezione vale più che non operazioni computistiche sui voti. E che succede se per caso dal conteggio delle schede, i 25mila voti di vantaggio del centrosinistra si tramutassero in mille voti a favore del centrodestra? Facciamo decadere deputati e senatori e li cacciamo via facendo entrare napoleonicamente nell’aula i granatieri di Sardegna? Ma non mi facciano ridere!»
Serio invece, e notoriamente assennato, è Bruno che spiega: «La maggioranza - della Giunta che presiede - già nei giorni scorsi si è espressa a favore di un riesame delle schede. Il problema è che rispetto al Senato si devono prima concludere le relazioni circoscrizionali. Cosa che potrebbe avvenire entro la prossima settimana, visto che la maggior parte delle relazioni è già stata consegnata. Dopodiché si istituirà il Comitato di verifica nazionale per rivedere le schede. È chiaro che non si potranno ricontare tutte a una a una, perché altrimenti ci vorrebbero due legislature. Ma ci si dovrà mettere d’accordo sul metodo da seguire: probabilmente anche noi potremo adottare quello indicato dal Senato, per omologare le procedure».
Dunque anche alla Camera potrebbero essere risfogliate tutte le schede bianche e nulle - che non son poche, circa 700mila - e col sistema della «campionatura mirata» anche le schede valide custodite dai tribunali di zona. E i criteri precisati al Senato, se saranno recepiti da Montecitorio, sono tutt’altro che fumosi. La campionatura scatta su questi criteri: «1) l’assenza del verbale o la notevole discrasia tra i dati dichiarati sul verbale sezionale e quelli verificati con la revisione sub A (cioè il controllo delle bianche, nulle o contestate); 2) l’assenza di schede nulle e contestate; 3) la presenza di rappresentanti di lista appartenenti a una sola coalizione o l’assenza nel seggio di rappresentanti di lista per ambedue le coalizioni». Nella delibera del Senato c’è anche la possibilità «oggettiva» di aprire la revisione sulle schede della circoscrizione Estero, che son state determinanti per dar la maggioranza all’Unione. Per la Camera i voti dall’estero non pesano affatto, perché il premio di maggioranza è scattato per 24.755 voti del territorio nazionale.