Berlusconi ci offre un progetto forte, ma nessuno dimentichi il passato

La furia iconoclasta che si è abbattuta sulle identità di tutti i partiti cancellandole, ha spinto ciascuno di noi a ricercare una casa politica la più vicina possibile alla sua storia personale. Da democratico-cristiano la scelta verso il Pdl era ed è politicamente la più intrigante.
L’idea, nata sul predellino di una vettura a piazza San Babila a Milano, è il prodotto di un grande uomo di spettacolo che coniuga le regole della sua attività imprenditoriale con la politica. Regole strane, inusuali e innovative come queste hanno inizialmente fatto storcere il naso a molti. Quella idea, invece fu genialissima perché lo fece uscire dal tunnel della eterna speranza di veder cadere Prodi che non cadeva mai, offrendo nel contempo un’idea politica forte al momento giusto. Berlusconi capì che toccava a lui, come leader del maggiore partito, rilanciare il tema di un’aggregazione più ampia dei moderati italiani con la missione di ridisegnare un nuovo profilo identitario. Prima la lista unitaria e poi un partito unico hanno avviato così un processo politico del tutto nuovo. La confluenza di socialisti, liberali, democristiani e di un partito nazionale rappresenta una sfida culturale prima ancora che politica. Bisognerà lavorare di testa e di cuore per verificare se è praticabile l’abbandono delle famiglie politiche del Novecento ed entrare in un’altra che abbia la capacità di fondere i filoni culturali di provenienza in qualcosa di nuovo e di diverso.
In questo processo la memoria personale e collettiva va conservata per evitare di avere donne e uomini senza volto e senza passato con i quali non si va da nessuna parte. Attenti, però, a non fare un errore uguale e contrario tentando di imporre la propria identità ai nuovi compagni di viaggio invece di lasciarla nella memoria di ciascuno. Diventeremmo solo un partito federato che alla prima occasione imploderebbe come sta accadendo al Partito democratico. La memoria è la nostra borraccia d’acqua per andare avanti. L’identità politica e culturale da conquistare è invece la nuova terra promessa alla quale ci si arriva con il concorso di tutti.
Lo ha capito bene Gianfranco Fini quando ha detto che il nuovo partito non deve essere di destra, lo dirà Berlusconi quando confermerà l’ingresso del nuovo partito nella famiglia dei popolari europei. Nella storia dei Paesi spesso capita, in momenti di crisi, l’arrivo di una energia nuova, di un leader che rappresenta un «unicum» non più ripetibile come accadde, ad esempio, alla quarta Repubblica francese con De Gaulle. Silvio Berlusconi è questa energia ed ha sulle proprie spalle l’onere di modernizzare il Paese lasciando intatti alcuni valori di fondo che sono un patrimonio consolidato degli italiani. Democrazia, libertà, economia di mercato tesa a diffondere benessere e non crescenti disuguaglianze, devono essere i pilastri della ricostruzione di un nuovo ordine politico, economico e sociale dell’Italia capaci di battere nuovi sofisticati autoritarismi. Nel partito nuovo dovranno infatti convivere concetti che possono apparire alternativi e che invece devono costituire la modernità perché evitano di scivolare nel modernismo. Governabilità e democrazia, nel partito e nelle istituzioni, non possono né devono essere antitetici perché entrambi sono valori fondanti del partito popolare europeo. Disciplina di partito e diritto di opinione sono strumenti entrambi necessari alla vita politica di ciascuno e di tutti. Anzi, più ci sarà spazio per il diritto d’opinione nel partito e nelle istituzioni, più semplice sarà accettare la disciplina di partito. Selezione democratica e cooptazione della classe dirigente possono convivere in questa prima fase. La continua e giusta richiesta di una società meritocratica impone l’avvio quanto prima di una selezione darwiniana di uomini, donne e idee possibile solo con il metodo democratico. Insomma un mix di leaderismo e democrazia partecipata può essere la soluzione transitoria per far nascere, crescere e prosperare un grande partito di popolo con un numeroso gruppo dirigente le cui diverse sensibilità saranno, in un domani, i molteplici intercettori del consenso in una società plurale. Il nuovo partito ha la fortuna di vedere garantita la sua tenuta politica ed elettorale dal carisma di Berlusconi e di avere così il tempo necessario, ma non infinito, per costruire il profilo identitario del partito nuovo senza cadere nelle mode di un rinnovamento di facciata. Un partito partecipato ed entusiasta potrà affrontare con successo, nel Parlamento e nel Paese, alcune grandi questioni: democrazia parlamentare o presidenziale, rapporto tra società e mercato e tra pubblico e mercato tema, quest’ultimo, sottoposto ad una intollerabile teoria del pendolo, un rinnovato sistema di Welfare fondato sui nuovi bisogni della persona e sull’etica della responsabilità. La strada è tutta in salita ma la posta in gioco è la stabilità del sistema politico e l’avvenire del Paese.