Berlusconi: "Il colpo al Sismi mina la sicurezza del Paese"

"Se si farà il processo a Pollari nessuna intelligence straniera vorrà più collaborare con l’Italia". Sull'operato dei servizi: "Negli ultimi cinque anni neanche un attentato, vanno ringraziati"

Roma - «Un processo assolutamente da non fare, con il risultato che i nostri servizi non avranno più la collaborazione di nessun’altra intelligence straniera perché saranno considerati inaffidabili. Insomma, un colpo alla sicurezza degli italiani». Rientrato a Palazzo Grazioli dopo una lunga passeggiata insieme a Gianni Letta per gli antiquari di via Giulia, Silvio Berlusconi si sofferma qualche minuto con i cronisti. E nel commentare il rinvio a giudizio dell’ex direttore del Sismi Niccolò Pollari e di 26 agenti della Cia per il sequestro dell’imam Abu Omar usa toni duri, ma ben più cauti di quelli che gli attribuiscono i parlamentari che hanno occasione di sentirlo nel corso della giornata. Non è un caso che il coordinatore azzurro Sandro Bondi arrivi a parlare di «autentico suicidio di Stato». Il Cavaliere, invece, bolla il processo come «assurdo». Avrà come conseguenza, dice, che «non solo l’intelligence americana ma anche tutti i servizi del mondo ci considereranno inaffidabili». Poi difende l’operato di Sisde e Sismi negli ultimi cinque anni, perché «non c’è stato neanche un attentato» e di questo «vanno ringraziati». Il Cavaliere, invece, si trincera dietro un «non commento» quando i cronisti gli chiedono conferma dell’ipotesi che i brigatisti stessero pensando di far esplodere un’autobomba davanti alla sua villa milanese di via Rovani. E pure sulle dichiarazioni del segretario del Pdci Oliviero Diliberto («Berlusconi mi fa schifo») preferisce il silenzio. Anche se è eloquente il suo gesto quando gli si chiede se non sia il caso di abbassare i toni. Ancora silenzio, ma la mimica è tutta un programma: mani sul petto e sguardo interrogativo come a dire «non venitelo a dire a me...».
Il leader di Forza Italia commenta anche la decisione della Cassazione che - vista l’abrogazione della legge sull’inappellabiltà da parte della Consulta - ha dato il via libera per il processo di appello sulla Sme. Una decisione, dice Berlusconi, «ininfluente» perché si tratta di un «processo finito» in cui «è ormai chiaro che non esistono altro che meriti da parte mia». «È una conseguenza - spiega - della decisione della Corte Costituzionale su cui mi sono già espresso». Insomma, «si risolverà tutto in un nulla di fatto» ma «buttando via i soldi del contribuente».
Durante la passeggiata per via Giulia il Cavaliere parla anche della prossima tornata amministrativa. E conferma di essere pronto a «scendere in campo in prima persona» per la campagna elettorale. Poi una digressione calcistica. A chi gli chiede se il Milan è interessato a Ronaldinho, risponde infatti sibillino: «Vediamo, certo è un grande giocatore».
In una lunga intervista uscita ieri sul Quotidiano nazionale, Berlusconi parla poi a lungo della manifestazione in programma oggi a Vicenza. «Siamo certamente al ridicolo», dice commentando la decisione di alcuni esponenti del centrosinistra di sfilare contro la base americana e «contro lo stesso governo che sostengono». «In un Paese normale - aggiunge il Cavaliere - questa maggioranza avrebbe riconosciuto da tempo di non essere in grado di governare e si sarebbe restituita la parola agli elettori. Ma questi signori della sinistra sanno benissimo che se si andasse alle urne l’elettorato li punirebbe perché responsabili di promesse disattese e di una politica punitiva per l’Italia». Il problema secondo l’ex premier non è l’allargamento della base, ma «il sentimento anti-occidentale e anti-americano che ancora caratterizza una parte importante della sinistra». Sul futuro del governo il Cavaliere preferisce invece non mettere le mani avanti. Perché, dice, grazie al «forte collante del potere» potrebbe anche «sopravvivere». Ma se così non fosse, esclude governi di larghe intese. Se Prodi andasse avanti, spiega, prolungherebbe solo «l’agonia politica di una maggioranza che non è mai stata tale se non nei numeri parlamentari, frutto di una notte di spogli e di brogli ancora tutta da chiarire». «Quello che è certo - aggiunge - è che le condizioni per un governo di larghe intese mi sembrano inesistenti». Berlusconi ricorda che quando lo propose all’indomani del voto, la sua idea «fu respinta con irrisione ed arroganza». «Oggi - dice - non saremo noi a togliere dai guai questa sinistra. E credo che prima gli italiani potranno tornare a votare meglio sarà per tutti». Non ha dubbi, invece, sul grande centro: «Un’illusione senza prospettive, il bipolarismo è un valore acquisito al quale gli italiani non vogliono rinunciare».