Berlusconi: "Condanna a morte se la legge tarda"

Il premier fa appello "al buon senso e al buon sentimento" dei medici
perché rimandino almeno di qualche giorno "ciò che non è stato fatto
per tanti anni. Ho giurato sulla Costituzione e la rispetto, è alla
base del nostro Stato"

Mogliano Veneto - Senza la legge che il Parlamento sta per varare, Eluana Englaro è «condannata a morte, l'unica cittadina italiana su cui è prevalso lo Stato». Silvio Berlusconi sale al microfono senza sorriso. Ci vogliono gli strilli della bimba di Giancarlo Galan per restituirglielo brevemente. Di solito i nastri da tagliare elettrizzano il premier; ma ieri, all'inaugurazione del Passante di Mestre, un'infrastruttura realizzata in tempi record che lo stesso presidente del Consiglio ha definito «un paradigma per il nostro futuro», Berlusconi è apparso molto preoccupato.

Le condizioni di Eluana, i contrasti che dividono il Paese, le polemiche sulla Costituzione «alimentate dalla sinistra e dai giornali a lei vicini», il rischio di una crisi istituzionale. Chiusa la cerimonia inaugurale, il premier non si è fermato a lungo davanti a telecamere e fotografi, si è sottratto al consueto bagno di folla ed è rientrato subito a Milano.
«Sapete che il governo è stato chiamato a prendere una decisione grave su Eluana Englaro», ha scandito davanti a migliaia di sindaci, amministratori e imprenditori del Nordest assiepati sotto un gigantesco tendone bianco. Il premier si è rivolto direttamente a loro: «Vi garantisco sul mio onore e su quello dei ministri che abbiamo preso questa decisione rispondendo unicamente alla nostra coscienza e ai nostri valori morali. Nessuna volontà di attaccare nessuno».

«L'articolo 77 della Costituzione - ha aggiunto - dice chiaramente che è piena responsabilità del governo approvare decreti legge in casi straordinari di necessità e urgenza. Invece la sinistra, mostrando una stupefacente capacità di mistificazione, ha fatto credere il primo giorno che volevo usare un caso umano per un mio cinico disegno politico, il secondo giorno che ho attaccato il capo dello Stato e il terzo che ho attaccato la Costituzione. Si vogliono ribaltare le cose».
La ricostruzione delle ultime drammatiche giornate è dettagliata nel racconto del premier. «Il governo si è assunto le proprie responsabilità, poi sarebbe toccato al Parlamento valutare: questo dice la Costituzione, che non fa accenni al capo dello Stato. Ho detto che, se fosse stato necessario, avremmo chiarito questo passaggio dell'articolo 77, e solo a questo mi riferivo». Due ore dopo, prosegue Berlusconi, alcuni giornalisti gli hanno fatto una domanda sui «costituenti filosovietici». «Che i valori costituzionali abbiano guardato alla carta dell'Unione Sovietica è una realtà storica - ha ripetuto il presidente del Consiglio -. E anche il fatto che sia stata approvata dopo un ventennio privo di libertà. Con la sinistra abbiamo partecipato a una Bicamerale in cui avevamo preparato un testo condiviso: una riforma che non è stata approvata perché la sinistra stessa l'ha voluta largamente modificare».

«Io ho giurato sulla Costituzione - ha aggiunto quasi sillabando le parole -. Rispetto la Costituzione, è la prima legge che sta alla base del nostro passaggio dall'essere una società all'essere Stato. Non ho mai pensato di attaccare la Costituzione, che giudico non evidentemente un moloch ma qualcosa che può evolvere con i tempi, su cui si può intervenire ma, ricordo, con l'appoggio di tutti o di quasi tutti: per modificare la Costituzione ci vogliono i due terzi delle forze che siedono in Parlamento».

Ma Berlusconi è tornato anche sul caso di Eluana Englaro, e lo ha fatto augurandosi «che ci sia buon senso e buon sentimento nel decidere che ciò che non è stato fatto per tanti anni possa essere almeno rimandato di qualche giorno per dare il tempo al Parlamento di approvare una legge». È il testo che venerdì, dopo l'intervento del presidente Napolitano, è stato trasformato da decreto urgente in semplice disegno di legge; un provvedimento-ponte da varare in pochissimi giorni che vieta di sospendere l'alimentazione artificiale in attesa che venga disciplinato il testamento biologico. «Ove questa legge fosse approvata, e ove fosse intervenuto invece un evento negativo, ciò farebbe di Eluana l'unica cittadina italiana su cui è prevalso lo Stato e che sarebbe condannata a morte in attesa di una legge che il Parlamento si accinge a votare».

È una «riflessione dolorosa», ha detto Berlusconi, quella cui è stato costretto il governo dall'accelerazione del caso Englaro. «Questa riflessione mostra ancora una volta che ci troviamo in bilico tra due culture: da una parte la cultura della libertà, dall'altra la cultura dello Stato che prevale sui cittadini. Che è poi la cultura della verità contro quella delle mistificazioni, la cultura della vita contro quella della non vita».