Berlusconi conferma la squadra: no al rimpasto, avanti per due anni

Il premier smentisce le voci sulle dimissioni di Bondi e su Alfano
coordinatore unico del Pdl: "Pensiamo invece a rilanciare l’economia e
ad allargare la maggioranza". Nel testo diffuso su internet c'è un riferimento a Napolitano poi sparito nella versione audio

Roma - «Rimpasto? Tutte fantasie, ora dobbiamo solo pensare a governare. Sono assolutamente certo che il nostro governo sia in grado di operare in modo altrettanto efficace per i due anni abbondanti che mancano alla conclusione della legislatura». Silvio Berlusconi redige una nota dai toni decisi per smentire qualunque ipotesi di rimpasto. «Siamo concentrati su ben altro, dal rilancio dell’economia, dell’occupazione e del lavoro al federalismo, dalle riforme istituzionali e della giustizia all’ampliamento della maggioranza. Sarebbe auspicabile che chi si esercita in questo tipo di operazioni si applicasse in qualcosa di più reale e costruttivo».
L’intervento scaccia-illazioni ha un obiettivo chiaro. Da un lato prevenire tensioni e malumori dentro il Pdl in un momento in cui si gioca una partita delicatissima per la sopravvivenza del governo. Dall’altro evitare che eventuali sostituzioni di ministri posizionati in ruoli-chiave possano costringerlo a un passaggio per il Colle e alla formalizzazione di un Berlusconi bis. Nessun rimpasto, dunque, ma semplice copertura di posti vacanti con l’aggiunta di alcuni sottosegretari che consentano ai ministri-deputati di essere il più possibile presenti in Aula. Una rimodulazione che avverrà soltanto quando sarà raggiunta la soglia di sicurezza dei 320 deputati.
Se il premier liquida come «fantasie» le voci sull’aggiornamento della squadra, conferma invece che nel prossimo Consiglio dei ministri arriveranno misure di stimolo per l’economia. Lo fa nel consueto audiomessaggio ai Promotori della libertà nel quale ribadisce anche di non avere alcuna intenzione di tacere di fronte alla costante offesa recata alla sua privacy. «Mentre da noi alcuni magistrati perseverano nell’intromettersi illegittimamente nella vita dei cittadini e certi giornali sembrano concentrati a guardar nel buco della serratura, nel mondo e precisamente alle nostre frontiere stanno avvenendo dei cambiamenti epocali». «L’Italia - spiega - ha bisogno di un governo capace di governare. Se andassimo a nuove elezioni, si ripresenterebbero gli stessi problemi per di più aggravati da una lunga e feroce campagna elettorale».
Berlusconi dispensa certezze sul completamento della riforma federalista stoppata da commissione bicamerale e Quirinale. «Andrà di certo ad approvazione» promette. Peraltro c’è un piccolo, ma significativo (visto che riguarda il Capo dello Stato) scostamento tra il testo scritto e quello audio. Il premier, nella versione scritta, sottolinea che «il governo ha fatto un ulteriore passo in avanti nell’approvazione del federalismo fiscale, approvazione che completeremo in Parlamento nel pieno rispetto delle procedure previste dalla stessa legge di riforma (e delle indicazioni del capo dello Stato)». Ma la frase riportata tra parentesi nel testo, non viene invece pronunciata dalla viva voce di Berlusconi. L’ultimo passaggio è una stoccata riservata a Gianfranco Fini. «Purtroppo, inaspettatamente, si è verificata la diaspora del Fli. Il paradosso è che il germe della divisione è stato inoculato da Fini, eletto, proprio con il voto della maggioranza, a Presidente della Camera. Così uno stillicidio di polemiche, alla fine ha condotto alla nascita di un nuovo partito, passato all’opposizione in alleanza con la sinistra, tradendo gli elettori e consegnandosi a un futuro di consensi, valutato dagli esperti all’1,6%».