Berlusconi a Confindustria: "Soldi verissimi"

Il premier annuncia una revisione degli studi di settore. Ammontano a <strong><a href="/a.pic1?ID=336479">70 miliardi le risorse stanziate contro la crisi</a></strong>: contenute in 5 diversi provvedimenti varati per i settori strategici. <strong><a href="/a.pic1?ID=336480">Il piano casa va verso il sì del Quirinale</a></strong>. Angeletti: <strong><a href="/a.pic1?ID=336484">&quot;Cgil ferma alla lotta di classe&quot;</a></strong>

Cernobbio - «Tu chiedi e io faccio»: dice così Silvio Berlusconi a Carluccio Sangalli, presidente di Confcommercio. Il premier sorride poco arrivando al Forum di Cernobbio e davanti a «quelli che non vogliono tirare i remi in barca» riepiloga l'azione del governo, difende ogni scelta, elenca date ed episodi per sottolineare che «abbiamo fatto con tempestività esattamente quello che dovevamo fare. Ed è più di quello che altri hanno fatto. Perché noi sappiamo cosa fare».

Prima di scendere dall'elicottero sul lago di Como, il premier, con una telefonata a Rete Italia riunita a Riva del Garda, aveva risposto al presidente di Confindustria che chiedeva al governo «soldi veri per le imprese». «Voglio dire a Emma Marcegaglia che abbiamo dato soldi verissimi per sostenere interi settori industriali come l'auto; abbiamo messo da parte nove miliardi di euro per gli ammortizzatori sociali e abbiamo fatto interventi per le banche, in modo che possano continuare a fare il loro lavoro». Ai sostenitori di Roberto Formigoni il capo del governo aveva anche garantito che «non saremo mai d'accordo con chi crede nell'eutanasia di Stato. Il vuoto normativo sul fine vita non può essere lasciato all'interpretazione della magistratura ma deve essere colmato da una legge».

Ma sono i temi legati alla crisi quelli che hanno tenuto banco. Berlusconi è orgoglioso di come l'Italia fronteggia le difficoltà: «Siamo un popolo di risparmiatori e proprietari di case, non consumiamo a credito come gli americani, abbiamo conti correnti in attivo e le banche non hanno investito troppo in titoli tossici». E poi sappiamo cogliere le occasioni: «Nei momenti di crisi un imprenditore coraggioso espande la sua quota di mercato. Certo, bisogna avere le spalle larghe, non fare tutto con soldi a prestito». Sembra una frecciata alle banche, ma non è così. «Dobbiamo capirle. Mettiamoci nei loro panni: se devono dare una linea di credito, ci deve essere una possibilità vicina al 100 per cento che chi riceve il denaro lo restituisca». Chiarito anche il ruolo dei prefetti nei controlli sulla concessione del credito: «Faranno i coordinatori del comitato di osservazione di cui faranno parte tutti i protagonisti del mondo del lavoro».

Sangalli chiede la revisione degli studi di settore e tempi più rapidi nei pagamenti pubblici. Sui primi Berlusconi ribadisce la promessa di correggerli, sul resto ammette: «Hai messo il dito nella piaga. Abbiamo ereditato una pubblica amministrazione che è pura burocrazia. Se voglio una lettera urgente la faccio fare alla mia Marinella, non agli uffici di Palazzo Chigi. Siamo al lavoro per snellire e ringrazio Cisl e Uil per il loro atteggiamento di grandissima disponibilità». Il premier non nasconde l'altro grande handicap, l'enorme debito. Il timore è che «con tutti i titoli pubblici che altri Paesi europei metteranno presto sul mercato, possa esserci una mancata risposta ai nostri prossimi collocamenti». Altri ostacoli arrivano dai «gendarmi» dell'Ue: «Ogni settimana dobbiamo fronteggiare gli attacchi di un commissario o dei loro portavoce. Qualche collega dice che se nel suo Paese si fosse fatto un referendum come in Irlanda, i risultati sarebbero stati ancora peggiori».

Le cose fatte dal governo comprendono la riforma della giustizia civile che ne accorcerà i tempi. Pronta anche la riforma del processo penale con un taglio drastico alle intercettazioni, ne resterà una su 10. «Chi di voi - domanda Berlusconi alla platea - è matematicamente sicuro di non essere intercettato quando alza il telefono?». Silenzio in aula. «Ecco».

Poi toccherà alle riforme istituzionali. «Bisogna snellire i lavori delle Camere. I parlamentari sono troppi. Ho detto come provocazione paradossale di far votare solo i capigruppo. Ma i deputati passano le giornate in aula a votare centinaia di emendamenti ostruzionistici di cui non sanno nulla. La Costituzione deve dare più poteri al governo, non siamo più ai tempi del post-fascismo. Per i decreti legge devo trovare l'accordo nella coalizione, parlarne al capo dello Stato (per prassi, non per legge), ottenere l'unanimità dei ministri, presentarlo al Parlamento che può modificarlo e bocciarlo: dov'è questo rischio dittatoriale?».

«Comunque sono ugualmente ottimista e voglioso di fare bene», dice Berlusconi. Come in politica estera. «In agosto la Federazione russa voleva invadere la Georgia. Putin diceva: Andiamo là e attacchiamo il presidente all'albero più alto di Tbilisi. Avevano perso la trebisonda. Io l'ho convinto a desistere e ho mandato Sarkozy a Mosca a trattare».