Berlusconi: "Conosco la mafia ma solo quella delle barzellette"

Il premier non commenta l’uscita del capo dello Stato e ostenta ottimismo. Sui conti pubblici: "Mantenere il rigore di bilancio". L’obiettivo è ottenere entro Natale l’approvazione del processo breve

Roma - «C’è qualcuno che dice che mi sono molto occupato di mafia a partire dal ’92. È vero, sulla mafia ho raccontato molte storielle...». È alla tradizionale cena con gli imprenditori di Villa Madama che il premier Silvio Berlusconi parla delle voci sulle mosse della magistratura. Di mafia si è occupato solo con le barzellette. E una di queste l’ha raccontata ai commensali, simulando l’accento siciliano: «C’è un bambino che chiede al papà: papà, è vero che è morto Einstein? E il padre ha risposto: troppo sapeva!».

Ai rappresentanti del made in Italy preme però avere notizie sulla politica economica. E Berlusconi sposa la linea tremontiana: «È necessario mantenere il rigore di bilancio». Ma non c’è solo questo. «Abbiamo in animo di lavorare sull’Irap e sul quoziente familiare, stiamo facendo i conti e dobbiamo ottenere il via libera dall’Europa», annuncia. Misure fiscali per «le famiglie con i figli» e per «le imprese che non fanno utili».

Gli umori di Palazzo Chigi sulla giustizia e sull’appello del Quirinale erano già trapelati nel pomeriggio. Al premier hanno fatto piacere le parole di Napolitano. Soprattutto il passaggio in cui il capo dello Stato ha voluto sottolineare che «nulla può abbattere un governo che abbia la fiducia della maggioranza del Parlamento». Un concetto, questo, sovrapponibile a quello espresso dallo stesso Berlusconi poche ore prima. Anche il riferimento di Napolitano alla magistratura che dovrebbe «attenersi rigorosamente allo svolgimento della propria funzione mentre spetta al Parlamento esaminare, in un clima più costruttivo, misure di riforma volte a definire corretti equilibri tra politica e giustizia», è suonata come musica alle orecchie del Cavaliere. Pur tuttavia, proprio per non alimentare un deplorevole crescendo di polemiche e tensioni, Berlusconi ieri ha scelto il silenzio.
Sebbene di motivi per essere nervoso ne abbia parecchi, chi lo ha visto nelle ultime ore lo descrive come assolutamente determinato a non mollare, andare avanti, e affrontare le tante grane - comprese quelle interne - con il solito proverbiale ottimismo. Così ieri, reduce da «una serata tra amici» a Villa Aurelia organizzata giovedì dal presidente dei club della libertà Mario Valducci in cui nonostante tutto è apparso pimpante e allegro, il premier ha presieduto il Consiglio dei ministri in cui, tra le altre cose, s’è parlato di piccole e medie imprese. Ma il pensiero in questi giorni è rivolto a due temi caldi: giustizia e compattezza della maggioranza. Sul primo punto è chiaro che per il Cavaliere, dopo la bocciatura del lodo Alfano, si sia scatenato un attacco concentrico di alcune Procure.

Ma il premier non molla: processo breve entro Natale e riproposizione di una legge costituzionale per sospendere i processi. Sull’altro fronte, linea dura: nel Pdl si discuta su tutto ma, una volta presa una decisione a maggioranza, quella sia. Basta con le meline, insomma.

Nel primo pomeriggio, poi, un piccolo giallo: atteso nel borgo di Camarda alle porte dell’Aquila per consegnare 120 appartamenti antisismici nuovi di zecca, il premier ha dato forfait. Subito sciolto, però, il mistero sui motivi della rinuncia: un incontro con i capitani reggenti della Repubblica di San Marino Francesco Mussoni e Stefano Palmieri andato per le lunghe.