Berlusconi consegna le dimissioni al Colle E dall'Italia dell'odio sputi, monete e grida

Una folla inferocita ha seguito tutti gli spostamenti di Silvio Berlusconi da Palazzo Chigi al Quirinale fino a Palazzo Grazioli. Caroselli, orchestre, <em>Bella Ciao</em> e cartelli che inneggiano alla Liberazione: <strong><a href="/fotogallery/i_festeggiamenti_dimissioni_berlusconi/id=3538-foto=1-slideshow=0" target="_blank">FOTO</a></strong> - <a href="/video/i_festeggiamenti_piazza_dimissioni_berlusconi/id=contestazioni_silvio?" target="_blank"><strong>VIDEO</strong></a>. La folla inferocita assedia i palazzi del potere: prima è festa e poi la vendetta. Urla, sputi e insulti. <a href="/video/di_pietro/id=di_pietro_ombrello" target="_blank"><strong>E Di Pietro fa il gesto dell'ombrello</strong></a>

Insulti, sputi e poi la festa. Cosa c'entrano i cori da stadio con una giornata come questa? Il morso della crisi si avvicina all'osso del Paese, la politica annaspa ma c'è qualcuno che ci vede qualcosa di buono. Non è la solita storia del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto, questa volta il calice è prosciugato. Ma per gli sfascisti, quelli con la bava alla bocca che vogliono solo la testa del Cavaliere, il miraggio dell'oasi antiberlusconiana ora è realtà. E quindi saltano i tappi e si alzano i cori (guarda la gallery). Alla faccia di tutto, anche del buon gusto e della razionalità. Ora tocca al revanscismo, lo aspettavano da anni: è l'Italia che si dice indignata perché è politicamente scorretto essere incazzati. Eppure sputano, urlano e lanciano monetine. Insultano qualunque membro del governo abbiano a tiro e assediano i palazzi del potere.

L'idea che le dimissioni di Silvio Berlusconi potessero scatenare il carosello della sinistra serpeggiava da qualche giorno. Ieri sera l'onorevole Giovanna Melandri preannunciava su Facebook: "E' cominciato il count down... Domani sera comunque si festeggia...". Non è un messaggio del 30 dicembre del 2010, è proprio lo status del deputato del Pd di ieri e il capodanno da festeggiare sono le dimissioni del premier. Poco dopo si abbandona anche al romanticismo politico: "Ma l'avete vista la luna a Roma stasera? Una luna nuova.......". E anche i suoi stessi commentatori stigmatizzano la proiezione celeste del desiderio di vendetta della Melandri: "Ma non vi sembra di andare a governare senza meriti?" insinua un commentatore dipietrista. Ma se la Melandri, che alla fine è una colomba della sinistra, prepara già i magnum di champagne gli indignati, il popolo viola e gli antiCav in servizio permanente che cosa faranno? I caroselli da stadio, con la differenza che questa volta la rete non l'ha gonfiata un goal della nazionale italiana... O magari festeggiare per una testata di Zidane, per dirne una...

Fuori dalla Camera la festa è iniziata con il "Bye Bye Silvio, Party...?" del Popolo Viola un circo ambulante che segue il Cavaliere da Palazzo Chigi a Montecitorio fino al Quirinale. "Oggi - ha scritto il blogger Viola Gianfranco Mascia - è il grande giorno. Questo 12 novembre ce lo segneremo nel calendario come il giorno della Liberazione". In piazza Colonna suona un'orchestrina, per strada intonano Bella Ciao e sotto al Quirinale la "Resistenza musicale permanente" si è data appuntamento per eseguire l'"Hallelujah dal Messiah" di Handel.

Toni enfatici e prosopoea: il grande nemico marca un passo indietro. E poi? Il vuoto. L'interesse del Paese passa in secondo piano, l'importante è scrostare l'immagine del Cavaliere e poi sputarci sopra, come se gli ultimi diciotto anni della storia repubblicana fossero stati un'apnea. La crisi? Le misure lacrime e sangue? I banchieri al governo? C'è tempo, ora si festeggia. Sull'orlo del precipizio.