Berlusconi conta i voti: 55,7%

Il leader di Forza Italia a Gubbio rilancia un grande partito dei
moderati federato con la Lega e invoca le urne: "Siamo al 55,7%. No a governissimi, subito al voto". "Riforma elettorale bipolarista con premio di maggioranza e indicazione
del premier. Tregua istituzionale per una reciproca legittimazione&quot;. E della sinistra dice: &quot;E' l'univa vera casta...&quot;. <a href="/a.pic1?ID=204714" target="_blank"><strong><font color="#ff6600">Tremonti: &quot;La Brambilla? Non me ne importa un tubo&quot;</font></strong></a>. <a href="/a.pic1?ID=204715" target="_blank"><strong>Gasparri: &quot;An non tema il futuro unitario del Polo&quot;</strong></a>. Ma sul voto anticipato <a href="/a.pic1?ID=204720" target="_blank"><strong>Prodi fa orecchie da mercante</strong></a>

nostro inviato a Gubbio

No a un eventuale governo istituzionale ma subito al voto se la maggioranza dovesse implodere, basta con la «nostalgia del centrismo» e avanti sulla strada del Partito della libertà che resta «un obiettivo» e «un sogno». Silvio Berlusconi chiude così la tre giorni di Forza Italia a Gubbio, con un’ora di intervento in cui mette alcuni paletti sul futuro, calibra l’intesa sulla legge elettorale uscita da Gemonio («c’è bisogno del premio di maggioranza») e tranquillizza i vertici del partito dopo la lunga querelle estiva su Circoli e simbolo del Pdl. Con un corollario non detto, perché il Cavaliere sceglie di fatto di temporeggiare e aspettare di aver più chiaro quanto sofferto sarà l’iter della Finanziaria e quanto concrete siano le possibilità che il governo Prodi imploda davvero.
Così, non è un caso che il leader di Forza Italia preferisca non chiudere il dialogo sulla riforma elettorale anche se, aggiunge, «si può tornare alle urne anche con la legge attuale». E comunque, qualunque ritocco non può prescindere dal premio di maggioranza che - a detta di due dei partecipanti - era stato messo nel cassetto a Gemonio. Insomma, nessuna porta chiusa, ma certo una decisa frenata in attesa di capire se fra qualche mese ci sarà ancora un interlocutore con cui confrontarsi. Perché le riforme rischiano di diventare «la ciambella di salvataggio di Prodi». La certezza del Cavaliere, invece, resta il bipolarismo sulla cui strada «c’è un solo ostacolo»: la «nostalgia del centro», il sogno di «ricostruire una forza politica in grado di condizionare il centro» quando «per manovre di frontiera antistoriche non c’è spazio». Una frecciata che ha certamente tra i suoi destinatari Casini. Ed è forse sempre con un occhio ai destini incerti del governo che il Cavaliere auspica sì una «tregua istituzionale» per «scrivere un patto che consenta la reciproca legittimazione», ma dice pure che «finché resterà Prodi non sarà possibile alcun patto». «Per questo - aggiunge - non resta altro che andare al voto al più presto», magari «già in primavera». D’altra parte, «sono loro l’unica vera casta che acquista casa al centro di Roma a prezzi di favore e con la stessa disinvoltura occupa tutte le istituzioni». Loro che sulla questione sicurezza «hanno dato l’ennesima risposta ridicola» multando i lavavetri. E dunque, per l’ex premier nessuno stupore se l’ultimo sondaggio in suo possesso vede l’opposizione al 55,7% contro il 44% della maggioranza. Con, ironizza, un «fantastico apprezzamento per Prodi che è al 23,2». E Berlusconi? «Sono al 63%», dice con un sorriso.
Poi si passa a Forza Italia, con complimenti ed elogi per Sandro Bondi. E per il partito, un «baluardo di democrazia», tanto che il solo pensare di indebolirlo «sarebbe un assurdo e inqualificabile errore». Per Michela Brambilla, due passaggi. Uno scherzoso, quando dicendo che il suo discorso di Gubbio dello scorso anno è ancora attuale consiglia «ai sommi vertici di Forza Italia, dopo aver chiesto il permesso alla signora Brambilla, di rileggerselo».
Uno decisamente più serio, quando risponde alle insofferenze che si sono registrare nel partito negli ultimi mesi. «Caro Sandro - dice rivolgendosi al coordinatore che è seduto in prima fila - un grande fiume non può temere i suo affluenti. Anzi, più affluenti ci sono e più il fiume diventa grande». Un modo per sottolineare la centralità di Forza Italia, ma pure per mettere in chiaro che sull’operazione Circoli non ci saranno passi indietro. D’altra parte «hanno il compito di diffondere le nostre idee e raccogliere i delusi dal governo che vogliono reagire ma non se la sentono di impegnarsi con un partito». E visto che nei Circoli ci sono «elettori di tutto il centrodestra», anch’essi contribuiranno «a dare vita al Partito della libertà». Una «prospettiva che deve coinvolgere spontaneamente An, Udc, DcA, Nuovo Psi e tutte le forze e liberali». Questa è «l’eredità che mi piacerebbe lasciare, un grande partito moderato federato con la Lega».