Berlusconi: "Convinceremo gli indecisi"

Il leader raduna i suoi candidati e li sprona: &quot;Gli elettori non conoscono il nostro simbolo e le modalità del voto. Quando andate in tv non abbiate paura, perché la sinistra non ha argomenti&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=247903">L'annuncio di Tremonti</a></strong>: &quot;Via l'Ici sulla prima casa&quot;

Roma - L’arte della comunicazione in politica è fondamentale. Silvio Berlusconi, candidato premier del Pdl, lo sa bene perché da circa 15 anni è il leader del principale partito italiano. Questa medesima consapevolezza, però, non appartiene a tutti i candidati del Popolo della libertà, molti dei quali alla prima esperienza.

Anche per questo motivo ieri Berlusconi e Gianfranco Fini hanno incontrato gli esponenti della coalizione di centrodestra che correranno alle prossime elezioni. Obiettivo: condividere alcuni principi fondamentali della campagna e chiamare tutti al massimo impegno. «Abbiamo un simbolo che gli elettori non conoscono, così come le modalità di elezione», ha sottolineato il Cavaliere, secondo quanto riferito da alcuni presenti, ricordando la necessità di portare a conoscenza degli elettori il nuovo brand, differente sia da quello di Fi che da quello di An. Lo scopo è duplice: rafforzare le convinzioni degli elettori e «convincere gli indecisi con una grande campagna».
Ma la pattuglia di candidati non deve solo concentrarsi sulla diffusione del messaggio, ma soppesare con cautela ogni dichiarazione. «Con i giornalisti - avrebbe detto Berlusconi - dovete stare attenti. È vostro diritto controllare le risposte nelle interviste, accettate tutti i dibattiti in tv e nelle radio». Il suggerimento non va interpretato come un attacco agli operatori della stampa, ma è una semplice constatazione di un certo orientamento dei media verso «l’altra parte». E soprattutto, ammonisce, «quando andate in tv non abbiate paura, anche perché la sinistra non ha argomenti».
Per questo motivo, è indispensabile che il candidato-modello sappia «inquadrare» alcuni aspetti che tendono a essere messi in secondo piano dal centrosinistra. «Non è vero che il Pd va da solo alle elezioni - ha ribadito - hanno subito reclutato i radicali, pagandoli bene in termini di seggi e poi si sono alleati con Di Pietro». Dell’elenco fa parte anche un’altra osservazione. «Un’altra falsità è che non c’è continuità fra loro e il governo Prodi visto che il 70% dei componenti del governo è nel Pd». E poi, il leitmotiv degli ultimi giorni: «il loro programma si avvicina ai programmi storici della destra liberale, hanno copiato dal nostro, ma tanto per loro il programma è solo carta straccia». Gli italiani, conclude, «sono in grado di capire che chi fa promesse e non le mantiene non può essere mandato al governo».

Ovviamente, anche le priorità del programma devono essere messe adeguatamente in risalto. «Sono pronti tredici ddl per il primo Consiglio dei ministri», ha ripetuto elencando gli impegni che saranno assunti: dalla detassazione degli straordinari fino al bonus bebè passando per la «sforbiciata» ai costi della macchina pubblica e agli investimenti in infrastrutture (50mila miliardi di vecchie lire). Anche se, prima di tutto, un esecutivo targato Pdl, dovrà assumersi «un’eredità difficile», quella dei conti pubblici. «Mi dispiaccio di questi dati - ha detto entrando all’Auditorium della tecnica - ed è qualcosa che ci induce a una grande preoccupazione». Nonostante tutto, «faremo un governo che garantirà la diminuzione della pressione fiscale».

Non un millimetro verrà concesso ai veltroniani, pure sulla questione Nordest. «Non abbiamo nessuna intenzione di escludere una zona importante come il Nordest dalla rappresentanza del Paese», ha replicato.

Poi Berlusconi ha ceduto il pulpito all’alleato Fini con una battuta. «Cominciamo male con l'organizzazione... Qui oggi manca il posto per Gianfranco, invece del podio serviva un tavolo». Il presidente di An non si è detto «preoccupato» per il numero considerevole di indecisi: «I messaggi elettorali dovranno esser diversi» a seconda che ci si rivolga a persone che si convincono in base ai programmi o che invece si disinteressano di politica. Anche per questo motivo, «abbiamo invitato i candidati alla massima mobilitazione sul loro territorio», ha concluso.