Berlusconi convoca la Cdl in piazza: se sarà crisi, l’unica strada è il voto

Il messaggio al Colle: "No a governi tecnici". E invita Rotondi (DcA) ad accogliere i delusi della Margherita dopo il varo del Pd

Roma - Il Partito democratico rafforzerà il governo e non provocherà nessun esodo dalla Margherita. Francesco Rutelli risponde così a Silvio Berlusconi, che prevede il passaggio di Dl scontenti dalla nascita del nuovo partito (16 senatori, tanto per cominciare) in partiti del centrodestra come Fi, Lega e soprattutto la Dca di Gianfranco Rotondi.
Solo «panzane» per il leader della Margherita, che spiega di essersi abituato ad affermazioni del Cavaliere che poi si rivelano infondate. «Berlusconi fece nascere il suo primo governo con una campagna acquisti nel centrosinistra. Forse qualcuno si ricorda anche i nomi, uno era Tremonti, eletto nelle liste di centro, che passò poi con il centrodestra. Non credo che questa volta ci siano persone che barattino la propria dignità e il consenso ricevuto dagli elettori per un disegno tanto piccolo. È evidente - conclude il vicepremier - che dobbiamo governare bene e il processo del Pd ci aiuta a essere più forti e più credibili nel Paese». Per Rutelli il nuovo partito «è una risposta alla crisi della politica perché semplifica: Ds e Margherita fanno una scelta coraggiosa per dare un contributo di pulizia ed efficienza, attraverso una nuova formazione riformista e moderna che crede nella partecipazione dei cittadini».
Sulla polemica interviene il leader Ds Piero Fassino: «Non è un tema che appassiona gli italiani. Solo Berlusconi pensa che gli italiani siano spasmodicamente interessati al ritorno della destra al governo, mentre vogliono che chi governa, in questo caso il centrosinistra, sia capace di rispondere ai problemi del Paese. Non è con questi argomenti che riuscirà ad ottenere più consensi».
A una Margherita destinata a perdere petali, non crede neppure la candidata-leader al Pd Rosy Bindi. «Non perderemo nessuno, anzi, troveremo per strada tante persone». Il ministro per la Famiglia spiega che la Margherita è impegnata «appassionatamente nella costruzione del Pd, tant’è vero che è il partito che ha il maggior numero di candidati all’assemblea costituente».
Aspira alla segreteria del Pd Mario Adinolfi, che sfoggia realismo e senza tanti complimenti dice che è «davvero fuori luogo l’ottimismo di Rutelli». Anche lui, come Berlusconi, ha percepito «grandi malumori» tra i futuri quadri del Pd, addirittura «scricchiolii sinistri». Assicura: «I delusi sono una marea, non c’è la tranquillità che invece i Ds trovano grazie alla leadership veltroniana. Quel territorio dei delusi può essere territorio di caccia per gli emissari del Cavaliere. E non si tratta solo del problema di Lamberto Dini». Che oggi presenterà il simbolo della nuova corrente dei Liberaldemocratici. Adinolfi raccomanda: «Il Pd sia un luogo accogliente, altrimenti il Cavaliere diventa facile profeta». I motivi di scontento sono tanti, a incominciare dalla formazione delle liste per la Costituente. «Veltroni pensa di risolvere tutto dopo il 14 ottobre con uno schema imperiale di guida del Pd, ma non credo che possa bastare il suo carisma. Capisco il suo interesse a non avere un confronto con gli altri candidati, ma perché Bindi e Letta non protestano? Se proprio Veltroni non vuole esserci, organizziamo un confronto tra gli altri candidati segretari. Ma facciamo vedere che sappiamo confrontarci tra posizioni diverse, pronti a costituire un Pd plurale e accogliente. In queste ultime due settimane di campagna per le primarie dobbiamo dare un colpo d’ala. Altrimenti, vincerà Berlusconi».
Per Giorgio Merlo della Margherita quelle di Berlusconi sulla «scialuppa di Rotondi» pronta ad accogliere i transfughi dell’Unione è solo «una fantasia». Comunque, avvisa i «potenziali voltagabbana» che la Cdl non dà certo un’immagine di coalizione moderata, soprattutto dopo le «deliranti affermazioni di Bossi sulla “guerra di liberazione” per rimandare al governo la destra». E chi volesse entrare nella coalizione del Carroccio perderebbe «definitivamente la propria credibilità politica e culturale».Ma chi vuol fare il salto della quaglia? Attendiamo dai presunti interessati, esorta l’ulivista Franco Monaco, una «sdegnata smentita».