Berlusconi: convocherò imprese e banche "Famiglie a rischio"

Il premier agli industriali: "La maggiore
preoccupazione è che il sistema del credito alle aziende funzioni". Al
Pd: io lavoro duro, loro vanno in piazza. Il governatore di Bankitalia: <strong><a href="/a.pic1?ID=299927">&quot;gli istituti aiutino i risparmiatori&quot;</a></strong>

Napoli - Da collega a colleghi. Lui, «superattivo», parla dal palco per un’ora. Loro ascoltano in platea. Un discorso a braccio, dopo il solito sketch sulla relazione bella e pronta da leggere, che rimane però intonsa. Il Cavaliere offre spunti a volontà. Ma il nocciolo del suo intervento è questo: possiamo uscire dalla crisi economica, purché uniti. E così, Silvio Berlusconi veste i panni del «presidente imprenditore». Chiede «collaborazione», si cuce addosso il ruolo di vigile, o di arbitro, con l’intento di rassicurare l’assemblea degli industriali napoletani (ma non solo). Dinanzi, non a caso, al presidente nazionale, Emma Marcegaglia, con cui si confronterà anche a tavola.

L’intento del premier è garantire il suo impegno per uscire dallo stallo. E lo porta avanti, ad esempio, puntando l’attenzione sugli istituti di credito, chiamati a rispettare la loro «mission»: ovvero, sostenere lo sviluppo delle piccole e medie imprese. Poi, in sintonia con i presenti, va anche oltre. E annuncia un confronto con gli industriali a Palazzo Chigi, «insieme alle banche e all’Abi, per discutere in profondità quali possano essere le misure da adottare da parte del governo». Appuntamento in calendario la settimana prossima, quando l’inquilino rientrerà dal vertice euroasiatico di Pechino.

L’obiettivo generale non cambia: «Dobbiamo evitare che la crisi finanziaria diventi crisi dell’economia reale». Ma adesso si aggiunge una richiesta. «Volete sapere qual è la preoccupazione maggiore?», domanda il presidente del Consiglio, che dalla Città della Scienza, nel cuore delle ex acciaierie di Bagnoli, si risponde così: «È che le banche continuino a fare il loro lavoro, attraverso l’indispensabile azione a sostegno delle imprese e dei consumi». Ma non finisce qui. E Berlusconi chiede collaborazione: «Come si stanno comportando le banche con voi? È importante che da voi ci arrivino informazioni puntuali».

Il premier, intanto, rivendica l’azione del governo in campo internazionale. E, sempre in tema di banche, sottolinea che «forse due o tre, oltre a Unicredit, avranno dei vantaggi ad aumentare il proprio capitale, trovando naturalmente i mezzi sul mercato». Subito dopo, si sofferma invece sui fondi sovrani. E chiarisce di non essersi mai opposto «ai capitali di Paesi produttori di petrolio». «Ho detto che l’Italia - chiarisce - non ha le regole di altri Paesi, che consentono a imprese diventate oggetto di opa ostile di difendersi con aumenti di capitale o fusioni». Tra l’altro, fa notare, «sappiamo che questi fondi non mirano alla maggioranza o alla gestione. Bisogna quindi trovare una soglia, ad esempio il 5%, in modo che non ci possa impensierire». Berlusconi rilancia pure una «azione decisissima di lotta» contro l’evasione fiscale, grazie magari ai benefici del federalismo fiscale. Poi ribadisce l’intenzione di proseguire nella riduzione della pressione fiscale, «appena i conti pubblici ce lo consentiranno». Intanto, però, il governo farà di tutto affinché «il nostro debito pubblico scenda sotto il 100% del Pil nel 2011, come previsto». Anche perché «solo così la nostra economia può essere rispettata».

A seguire, annuncia «misure che incentivino l’innovazione delle aziende, per cui abbiamo già trovato i fondi, non minori ma di entità importante, anche per quanto riguarda il parco elettrodomestici». E, punto importante, «senza variare la nostra condotta nei riguardi dell’impegno di Maastricht».

Si passa al capitolo scuola e Berlusconi attacca: «È inaccettabile strumentalizzare i bambini» che vengono fatti sfilare ai cortei di protesta «e che si dicano cose che sono il contrario della realtà». Cioè: «Affermano che vogliamo eliminare il tempo pieno, ma non è assolutamente vero». E poi, «non vi lasciate ingannare da quello che dice chi organizza le manifestazioni: all’ultima della sinistra estrema, Bertinotti e compagni, con quel simbolo tragico del terrore e della morte rappresentato da falce e martello, erano meno di 20mila. Invece, hanno detto di essere in 300mila». «Andate a vedere le nostre università - sbotta il premier -, sono piene di ragazzi studiosi. E gli insegnanti che hanno passione sono tutti là e non nelle strade a becerare». Tra l’altro, puntualizza, riferendosi alla manifestazione del Pd di sabato, «non è andando in piazza contro chi fa le riforme che si risolvono i problemi». La soluzione è un’altra: «Lavorarci sopra, giorno per giorno». Anche in quest’ottica, rinnova l’invito a non andare in tv «solo per creare rissa con gli oppositori». Nel piccolo schermo, osserva, spesso «c’è chi farnetica e blatera».

In visita per l’undicesima volta a Napoli, da quando è ritornato a Palazzo Chigi, il Cavaliere affronta pure la questione rifiuti. E prima di partecipare nel pomeriggio ad una nuova riunione operativa in Prefettura, ricorda: «Serve una legge con regole rigide e severe contro chi deposita rifiuti per strada, contro chi imbratta i muri di Napoli e di tutte le città d’Italia». E presto, approvato il decreto ad hoc, pronostica, ci saranno i primi commissariamenti ai Comuni inadempienti.

Sul fronte sicurezza, invece, Berlusconi parla di «un piano di lotta deciso contro la criminalità organizzata». E riferisce: «Ho detto al ministro dell’Interno che, se vuole passare alla storia, deve vincere questa sfida». Immancabili, a fine intervento, alcune battute sulla longevità. «Contate su un superattivo presidente del Consiglio», assicura, prima di elogiare i benefici della medicina predittiva. «Oggi l’età media di vita è di 80 anni, ma don Verzè vuole portare il limite a 120». «Be’ - ammicca alla platea prima dei saluti -, se c’è un’opera che vale la pena di finanziare è proprio questa. Vi invito a farlo...».