Berlusconi: "Così Prodi ha snaturato la maggioranza"

Berlusconi: "Con l’apporto determinante di Follini la coalizione di
centrosinistra non è più quella uscita dalle urne. E comunque non
durerà. Chi ha votato per l’Unione non ha votato certo per uno che è stato vicepremier del mio esecutivo"

Roma - «È un governo a termine che non durerà». Per tutta la giornata l’attenzione di Silvio Berlusconi resta puntata sul voto di Palazzo Madama. Il presidente di Forza Italia incontra in mattinata Renato Schifani con il quale fa il punto sul «match» che l’opposizione si prepara a giocare nell’aula del Senato. Da lui raccoglie le ultime informazioni, controlla i tabulati dei presenti, ascolta il discorso che il presidente dei senatori azzurri leggerà in aula alcune ore dopo.
Una partecipazione che fa il paio con l’impegno profuso per serrare le file dell’opposizione e tentare fino in fondo di sbarrare la strada al governo Prodi. Non a caso l’ex premier, durante la nottata, si era mosso personalmente per andare a visitare il senatore Sergio De Gregorio, ricoverato domenica scorsa per calcoli renali alla clinica Annunziatella, all’Ardeatina, a Roma. Berlusconi si era intrattenuto con il presidente della commissione Difesa del Senato e la moglie, Maria, per circa quaranta minuti e da lui aveva ricevuto rassicurazioni sul suo «no» al governo Prodi ma anche e soprattutto sulla sua presenza in aula.
Quando Romano Prodi attacca a parlare, il leader della Casa delle libertà è a Palazzo Grazioli insieme a Sandro Bondi, Denis Verdini e Fabrizio Cicchitto. Paolo Bonaiuti, invece, è costretto a casa dall’influenza. Berlusconi fa notare che nel voto, alla luce dei rapporti con il Quirinale, quel che conta è la maggioranza politica, quindi i numeri al netto della variabile esterna dei senatori a vita. La chiave, in questo senso, è rappresentata da Luigi Pallaro anche se il Cavaliere dimostra di non nutrire molta fiducia nella possibilità che l’ottantenne veneto emigrato una vita fa in Argentina possa revocare la fiducia al governo Prodi e dà per scontato che alla fine farà valere il suo voto, assicurando all’esecutivo il raggiungimento della soglia necessaria alla sopravvivenza. Ma proprio di sopravvivenza, fa intendere il presidente di Forza Italia, si tratta perché la precarietà della compagine guidata da Romano Prodi si manifesterà al più presto nei vari appuntamenti caldi che si profilano all’orizzonte.
«Il governo con il voto di oggi non fa altro che prolungare l’agonia», commenta con i suoi collaboratori. «Già oggi se non ci fosse stato Follini non avrebbero ottenuto la maggioranza politica. I problemi restano tutti e il discorso di Prodi non ha certo contribuito a spazzare alcuna ombra, anzi dopo questa giornata Prodi è sicuramente più debole. Quel che è certo è che non possono parlare di politica». «A questo punto bisogna insistere nel mettere in luce le contraddizioni sulla politica estera» si raccomanda il numero uno azzurro. «Le distanze dentro la maggioranza sono ormai abissali. Noi sull’Afghanistan saremo coerenti. Ma non se non avranno i voti e non saranno autosufficienti la crisi della maggioranza risulterà evidente».
Berlusconi punta il dito su un’altra circostanza emersa dal voto di Palazzo Madama: la certificazione di una nuova maggioranza schierata a sostegno del capo del governo. «Con il determinante voto di Follini, Prodi si è assunto la responsabilità di snaturare la coalizione e la maggioranza uscita dalle urne», commenta. Nel suo ragionamento, ovviamente c’è più Follini che Pallaro perché, osserva il Cavaliere, «chi ha votato per l’Unione non ha votato certo per uno che è stato vicepremier nel mio governo e segretario di un partito del centrodestra». La sintesi finale è tranchant. «È un governo a termine in cui oggi si sono sentiti dei senatori pronunciare un sì e tre no: no all’Afghanistan, no alla Tav, no alle pensioni. Un governo a termine che non durerà».