Berlusconi costringe Prodi alla ritirata. Sì del governo alla base Usa di Vicenza

Il leader della Cdl attacca: "Il primo dovere di un grande Paese come l'Italia è restare fedele agli impegni presi con i propri alleati". E Prodi da Bucarest annuncia il via libera: "Non è una questione politica. Nessun problema a incontrare di nuovo Bush". Diliberto: "Non condivido, sono molto dispiaciuto"

Roma – Sulla base Usa di Vicenza va all'attacco anche Silvio Berlusconi. "Sarebbe di straordinaria gravità che il governo attuale si dimostrasse così inaffidabile nei confronti degli Stati Uniti e dell'alleanza Atlantica da contraddire le decisioni sull'ampliamento della base di Vicenza». In una nota il presidente di Forza Italia aggiunge: "Sono convinto che il primo dovere di un grande paese come l'Italia sia quello di tenere fede agli impegni internazionali assunti, anche per essere credibile nei confronti dei propri alleati". Un richiamo alle proprie responsabilità per l'Unione, dunque, da parte di Silvio Berlusconi. Che poi aggiunge: "Seguendo questo principio tra il 1996 e il 2001, nella legislatura in cui ci trovammo all'opposizione di vari governi di sinistra, abbiamo sempre sostenuto con il nostro voto tutte le missioni alle quali il nostro Paese aveva scelto di prendere parte. Allo stesso modo - aggiunge l'ex premier -, in questa legislatura, abbiamo approvato, pur con significative e motivate perplessità, la missione italiana in Libano. Per noi - sottolinea il Cavaliere - è sempre stato prevalente l'interesse nazionale. Sarebbe di straordinaria gravità che il governo attuale si dimostrasse così inaffidabile nei confronti degli Stati Uniti e dell'Alleanza Atlantica da contraddire le decisioni sull'ampliamento della base di Vicenza assunte nella scorsa legislatura dal governo italiano da noi guidato". "Questi aspetti - conclude il presidente di Fi - sono stati ribaditi anche oggi dal dottor Gianni Letta, che ha ricevuto per mio conto una delegazione del Comitato del Sì', condotta dal senatore Pierantonio Zanettin e da Roberto Cattaneo".

Il sì all'ampliamento Immediata la replica di Romano Prodi, in visita ufficiale in Romania. "Sto per comunicare all'ambasciatore americano che il governo italiano non si oppone alla decisione del governo precedente e a quella del comune di Vicenza a che venga ampliata la base militare". Poi ha continuato: "Come voi sapete il mio governo si era impegnato a seguire il parere della comunità locale e non abbiamo quindi ragione di opporci alla decisione del comune di Vicenza e al governo precdente visto che il problema non è di natura politica ma urbanistica e amministrativa". Prodi ha anche affermato che, riguarda all'eventuale ipotesi di referendum, il governo non intende intervenire. "Qualcuno ha parlato di un referendum, sono tutte decisioni locali. Noi non siamo chiamati a nessun atto amministrativo e quindi non è un problema che riguarda l'attività di governo". Per quanto riguarda i rapporti con Bush il presidente del consiglio sottolinea come "l'incontro con il presidente Bush al momento non è previsto, ma non c'è nessun problema nelle relazioni italo-americane per cui questo incontro sarà fatto al momento opportuno".

Diliberto "Sono molto sorpreso e molto dispiaciuto. Capisco i problemi di Prodi ma non condivido. A questo punto chiedo a maggior ragione il coinvolgimento della popolazione con il referendum". Lo ha detto il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto, saputa la decisione del premier Romano Prodi di dare via libera all'ampliamento della base Usa di Vicenza. Già in giornata il segretario dei Comunisti italiani aveva affrontato l'argomento dell'ampliamento della base Usa a Vicenza: "La nostra contrarietà all'ampliamento della base a Vicenza è totale e in piena sintonia con quanti da tempo si stanno battendo contro il progetto di ampliamento del Dal Molin. Confidiamo che su questo progetto il presidente del Consiglio mantenga la dignità e l'autonomia del nostro paese”. Anche da Rifondazione comunista era arrivato un altolà: “Una scelta a favore dell’ampliamento della base – aveva dichiarato il capogruppo al Senato Giovanni Russo Spena – sarebbe una scelta incomprensibile e difficilmente giustificabile. Ferirebbe la stragrande maggioranza della base elettorale dell'Unione, e contrasterebbe anche con le linee tracciate dal programma in materia di politica estera e con gli stessi indirizzi sinora assunti dal governo tutto”.

Fini A sottolineare le crepe della maggioranza ci pensa il leader di An Gianfranco Fini: “La decisione del governo è la cartina di tornasole di Prodi. Mi auguro che il governo decida non solo nel modo auspicato dagli Stati Uniti, ma anche dal dovere che l'Italia deve avvertire di tenere fede agli impegni presi. Ancora una volta – ha detto prima della "capitolazione" di Prodi - siamo in presenza di un impegno che abbiamo sottoscritto, e del diktat della sinistra radicale, quella antiamericana che urla certi slogan bruciando bandiere a stelle e strisce. La stessa sinistra radicale - aggiunge Fini - che tenta di impedire al governo di onorare un impegno. Mi auguro che la decisione sia favorevole, anche perché gli investimenti americani a Vicenza rappresentano per la città una possibilità di crescita".